Cronache dai Palazzi

È un’Italia impaurita quella che traspare dal 52° Rapporto Censis che parla di “sovranismo psichico” e delinea un Paese in declino, perennemente alla ricerca di sicurezze, diviso tra Nord e Sud e che fa fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita. È un’Italia sempre più impoverita, disgregata con la paura del domani. “Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive”, ammonisce il Censis.

Gli italiani sono decisamente delusi, spiega Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis: “Una prima forte delusione è quella di aver visto sfiorire la ripresa che l’anno scorso e fino all’inizio di quest’anno era stata vigorosa, e che è invece svanita sotto i nostri occhi, con un Pil negativo nel terzo trimestre di quest’anno dopo 14 mesi di crescita consecutiva. L’altra è che l’atteso cambiamento miracoloso promesso dalla politica non c’è stato, oltre la metà degli italiani afferma che non è vero che le cose siano cambiate sul serio. E adesso è scattata la caccia al capro espiatorio. Dopo il rancore, è la cattiveria che diventa la leva cinica di un presunto riscatto”.

Parole molto dure ma realistiche, che delineano un’Italia ferita. Solo il 23% degli italiani afferma di godere di una condizione socioeconomica migliore rispetto a quella dei propri genitori (la quota più bassa in Europa), e ben il 63,6% è convinto che nessuno si preoccupi degli interessi dei cittadini. Aumentano i giovani in condizioni di sottoccupazione – nel 2017 sono stati 237.000, tra i 15 e i 34 anni, un valore raddoppiato rispetto a sei anni prima – o con un part-time “involontario” che passano a 650.000 nel 2017, 150.000 in più rispetto al 2011.

In questo contesto così segnato dalla crisi, “abbiamo bisogno di sentirci più comunità nel nostro e in tutti gli altri Paesi”, ha affermato il presidente Sergio Mattarella da Rimini, in visita per i cinquant’anni della comunità di Papa Giovanni XXIII. “Aiutare chi ne ha più bisogno – ha aggiunto il capo dello Stato – tendere la mano agli ultimi per portarli fuori da una condizione di marginalità, accogliere i più poveri per condividere con loro un percorso di crescita sociale, non sono soltanto atti caritatevoli di solidarietà ma sono impegni che arrichiscono innanzitutto coloro che se ne rendono artefici”.

Più solidarietà quindi fa bene al Paese. Le parole del presidente Mattarella sembrano colmare quel gap di fiducia e di speranza che attraversa il Rapporto Censis. Il gap è anche economico perché il potere di acquisto degli italiani risulta essere inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008, e gli italiani sembrano avere il timore di spendere anche quello che hanno in quanto la liquidità ferma cresce, nel 2017 superava del 12,5% quella del 2008. Anche se a spendere meno sono le persone che stanno peggio, ad esempio la classe operaia, mentre tra gli imprenditori la spesa per consumi tra il 2014 e il 2017 è aumentata del 6,6%.

Per quanto riguarda la vicinanza alla politica, quasi un terzo degli italiani non vota, oppure vota scheda bianca e questa distanza dichiarata nei confronti del mondo della politica si è acuita negli ultimi anni. In particolare quest’anno è stato raggiunto il picco, con una percentuale del non voto che  ha raggiunto il 29,4%, pari a circa 13,7 milioni di italiani che non si sono recati alle urne per votare alla Camera, e altri 12,6 milioni in meno alle elezioni politiche per il Senato. Il Censis evidenzia anche una certa mancanza di fiducia nei confronti dell’Europa, un atteggiamento comune ai vari Paesi in crisi, anche se il 58% dei 15-34enni e il 60% dei 15-24enni afferma di apprezzare l’Unione europea prima di tutto per la libertà di viaggiare, studiare e lavorare in qualsiasi Paese all’interno dell’Eurozona.

Per il presidente Mattarella “nella società non ci sono, non ci possono essere, ‘scarti’, ma soltanto cittadini di identico rango e di uguale importanza sociale: una diversa visione mette in discussione i fondamenti stessi della Repubblica”. La società potrà diventare migliore solo “se terremo unita la nostra comunità, se renderemo onore alla parola uguaglianza scritta nella nostra Costituzione, se allargheremo quest’asse di libertà, se metteremo al bando, in concreto, giorno per giorno, definitivamente, la violenza fisica e quella verbale, l’odio, l’intolleranza, le discriminazioni”, ha ammonito il capo dello Stato. Parole di speranza e di impegno quelle del presidente Mattarella, orientate verso la ricostruzione della società a partire dai suoi fondamenti di civiltà, che sono anche i presupposti di una eventuale crescita economica.

Per quanto riguarda l’esecutivo è alle prese con la manovra che dovrà essere varata entro il 31 dicembre, e entro il 19 dicembre il governo di Roma dovrà apportare le dovute modifiche, dimostrando di aver accolto i suggerimenti della Commissione Ue. Il nodo della discussione è il peso della cosiddetta correzione “strutturale”, della quale l’Italia ha bisogno. Secondo le stime di Roma, ammonterebbero a 14 miliardi le risorse necessarie mentre le istituzioni europee sembrano concedere una spesa di otto miliardi o poco più. Da qui la revisione dei fondi in particolare per “quota 100” e per il reddito di cittadinanza.

In settimana, martedì prossimo, il premier Conte dovrebbe consegnare il prospetto della prossima legge di Bilancio al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker (anche se l’incontro potrebbe slittare alla settimana successiva). Il vicepresidente della Commissione, Günther Oettinger, ha a sua volta ribadito che l’Italia deve far sì che con la manovra siano rispettate le regole Ue. A questo punto si prevedono tagli in vista. I fondi che dovrebbero subire dei tagli sono quello da 6,7 miliardi riservato a “quota 100”, e l’altro di 9 miliardi destinato al reddito di cittadinanza. In ballo anche il taglio delle pensioni d’oro (dal 25 al 40 per cento), tema caro ai Cinquestelle. Entrambi i fondi dovrebbero subire un decurtazione di circa 1,5-2 miliardi ciascuno, in attesa di provvedimenti ad hoc per mettere a punto la disciplina delle due riforme. La conseguenza più vistosa dei suddetti tagli, e di altre misure prefigurate, influirebbe sul rapporto tra deficit e Pil per il prossimo anno, una cifra che dovrebbe scendere dal 2,4% al 2% del Pil.

Nel frattempo il primo via libera alla Legge di Bilancio è arrivato dalla Camera dove hanno votato sì 330 deputati di M5S e Lega. Assente il ministro Tria, in visita a Milano per la prima della Scala, e non sono ancora chiare le soluzioni per evitare sanzioni dure da parte delle istituzioni europee. I vicepremier Salvini e Di Maio sembrano disdegnare l’ipotesi di tagliare il deficit fino al 2%, messa sul tavolo da Via XX Settembre.

Se entro la prossima settimana non si raggiunge un’intesa con l’Unione europea, avvertono i “pontieri”, l’Italia potrebbe rischiare la procedura di infrazione e, cosa ancor più grave, potrebbe sprofondare nel baratro dell’esercizio provvisorio di bilancio.

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