Cronache dai Palazzi

In questo scorcio d’estate al centro del dibattito politico c’è  il decreto dignità, il primo decreto varato dal governo legastellato. Entrato in vigore il 14 luglio, dopo essere stato pubblicato il giorno prima sulla Gazzetta ufficiale, è un provvedimento voluto dal governo  e, in particolare, dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, con l’intenzione di contrastare il precariato e lo sfruttamento del lavoro.

Le misure proposte dal governo gialloverde sono però oggetto di forti critiche da parte delle opposizioni e anche l’Inps ha rimarcato che il suddetto nuovo decreto potrebbe causare un calo dell’occupazione di ben 8 mila posti. Il presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza – in questo frangente in astio con il governo – ha ribadito, dati alla mano, che “il ministero del Lavoro aveva già messo in conto una riduzione dell’occupazione”, a causa de vincoli sui contratti a termine dovuta al decreto “Dignità”. Secondo Tito Boeri il calcolo finale è “addirittura ottimistico se si tiene conto che ai lavori in somministrazione vengono estese tutte le restrizioni stabilite per i contratti a tempo determinato”. Boeri, inoltre, in dissidio con l’esecutivo, ha sottolineato che “la relazione tecnica con la stima dell’impatto occupazionale negativo” è “pervenuta al ministero del Lavoro una settimana prima della trasmissione del provvedimento alla Presidenza della Repubblica”. Lo scontro, in sostanza, non sembra di facile risoluzione.

Critiche nei confronti del decreto Dignità anche da parte di Confindustria: “Ci saranno meno investimenti, meno crescita, meno posti di lavoro”, è questa la sintesi amara di Viale dell’Astronomia. “Gli obiettivi sono condivisibili”, afferma l’associazione degli imprenditori, ma gli strumenti individuati dall’esecutivo non sarebbero quelli giusti. Le scelte adottate, in pratica, renderebbero “più incerto e imprevedibile il quadro delle regole”, e si rischiano “brusche retromarce sui processi di riforma avviati”. Confindustria auspica così “alcuni correttivi” da applicare durante l’iter di approvazione parlamentare.

Non si è fatta attendere la reazione del vicepremier Luigi Di Maio, strenuo difensore del provvedimento. “La Confindustria fa terrorismo psicologico per impedirci di cambiare”, ha dichiarato Di Maio difendendo il decreto che esce dal suo ministero. “Il decreto combatte il precariato per permettere agli italiani, soprattutto ai più giovani di iniziare a programmare un futuro”, ha sottolineato il ministro del Lavoro.

Il giudizio degli industriali continua comunque ad essere aspro. Nel decreto sarebbero impliciti “atteggiamenti pregiudizievoli e punitivi verso le scelte imprenditoriali”. Il ritorno alle causali contrattuali, in particolare, esporrebbero le imprese “all’imprevedibilità di un eventuale contenzioso”, soprattutto a causa della limitazione, ‘di fatto’ a “12 mesi”, della “durata ordinaria del contratto a tempo indeterminato, e “generando potenziali effetti negativi sull’occupazione oltre quelli stimati nella relazione tecnica al decreto”. I posti di lavoro in bilico sarebbero quindi ben di più degli 8 mila stimati dall’Inps,  al centro dello scontro tra Boeri e il governo.

Confindustria afferma in pratica che il decreto Dignità ostacolerebbe i contratti a termine, e l’ostacolo non sarebbe in fondo la limitazione a 24 mesi, bensì proprio le cosiddette “causali” con le quali subentrerebbe un forte rischio di contenzioso, che nel corso degli anni ha comunque subito una consistente riduzione passando da oltre 8 mila processi nel 2012 a 1.250 nel 2016.

“Agire sul costo del contratto a tempo indeterminato”, rappresenterebbe la chiave di volta per assicurare sempre a più persone un lavoro stabile. Lo ha affermato la direttrice generale di Confindustria Marcella Panucci che ha inoltre sottolineato: “Gli incentivi degli anni passati dimostrano che il ricorso all’indeterminato c’è se ci sono riduzioni importanti del costo del lavoro”.

Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, suggerisce di escludere la “visione per cui esce un lavoratore e ne arriva un altro”, in quanto si tratta di un punto di vista che “fa passare gli imprenditori come persone che utilizzano il lavoratori come una catena di montaggio”. Di Maio ha comunque accennato ad una eventuale incentivazione dei contratti a tempo indeterminato in fase di conversione, come suggerito da Viale dell’Astronomia.

Diversi emendamenti al testo del decreto Dignità provvederebbero a limare gli aspetti più ruvidi come, per l’appunto, l’assunzione stabile. In quest’ottica, una prima modifica, in vista della conversione in legge, prevede che il contributo dello 0,5%, introdotto con il decreto per ogni rinnovo del contratto a termine, sia restituito alle imprese che assicurano un lavoro stabile ai precari, convertendo in pratica il contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato. Nella sostanza si tratterebbe di un bonus per le aziende che stabilizzano i lavoratori precari.

Un secondo emendamento sarebbe invece dedicato ai cosiddetti “voucher”, ossia i buoni per pagare i lavoratori a ore, eliminati dal governo Gentiloni circa un anno fa, nel tentativo di risolvere la questione sollevata dal sindacato (Cgil)  con il referendum. I voucher saranno utilizzati in settori quali l’agricoltura e il turismo e anche da diversi enti locali. È prevista una sostanziale semplificazione delle procedure anche se rimarrà saldo il principio della tracciabilità. I voucher non potranno inoltre essere acquistati in tabaccheria come un tempo, bensì solo su una piattaforma on line e, per di più, dopo averne comunicato l’eventuale utilizzo. Un altro emendamento prevede infine il divieto di spot per il gioco online e misure più severe per le imprese che delocalizzano. Potrebbe infine essere eliminato l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro, 20 giorni per i rapporti di lavoro che superano i sei mesi, i lavori in somministrazione e le prestazioni procurate dalle agenzie per il lavoro.

Alle commissioni Finanza e Lavoro della Camera, che stanno rivedendo il testo del decreto, sono pervenuti oltre mille emendamenti depositati dai singoli parlamentari. Le votazioni avranno inizio lunedì e l’arrivo del testo in Aula a Montecitorio è stato rimandato da martedì a giovedì. Il voto di fiducia sarà, nella pratica, il primo banco di prova della nuova maggioranza legastellata.

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