Moderati in estinzione?

Sono ormai lontani i tempi del PDL al 37% e del PD a 40. Epoca in cui l’ormai mistico “popolo dei moderati” accorreva in massa a votare partiti che avevano chiari riferimenti europeisti, popolari e socialdemocratici.

Oggi, dopo il voto del 4 marzo, gli italiani sembrano aver preso la direzione che porta alla rottura dei classici schemi politici per assecondare movimenti radicali, di rottura con il sistema europeo e ormai lontani anni luce da atteggiamenti moderati.

In mezzo a questo cambiamento ci sono stati anni di crisi economica pesante per l’Italia, governi tecnici e maggioranze a geometrie variabili, insieme ad una totale incapacità dell’Europa di rinnovarsi e di sanare i conflitti nazionalistici.

Ma che fine hanno fatto i moderati? Di certo, il nostro Paese è soggetto, più di altri, a fluttuazioni elettorali e cambi d’opinione radicali. Benché lo spettro degli astensionisti svanisca puntualmente in occasione delle elezioni (la partecipazione pur subendo leggerissime flessioni risulta indiscutibilmente la più alta d’Europa), le variazioni nella composizione elettorale e nella scelta di voto confermano la tendenza storica di assuefazione da leader.

Gli ultimi dieci anni hanno visto da una parte la lenta caduta di Berlusconi, dominatore indiscusso della scena politica dal 1994, la contestuale crisi e l’incapacità dei governi di adottare politiche di crescita efficaci. Questo ha provocato nell’elettorato una crescente insofferenza nei confronti prima della politica e poi dello Stato accentuando quel processo di deterioramento della classe dirigente che ha permesso a singoli ambiziosi di mostrare le proprie capacità accattivandosi il consenso del popolo.

Oltretutto assistiamo in Italia, più che negli altri paesi dell’Unione, a questo fenomeno di radicalizzazione che di fatto condiziona pesantemente i rapporti con Stati membri e tra le stesse istituzioni nazionali.

Certamente, questa condizione socio-politica non potrà perdurare a lungo, ma sarà necessario che le forze politiche “moderate” rivedano profondamente sia la propria organizzazione interna, che il rapporto con l’elettorato ormai deteriorato. La storia repubblicana ha sempre dimostrato una tendenza moderata degli italiani e i momenti storici di grande tensione sociale e politica hanno poi prodotto, pur in contesti storici differenti, situazioni che hanno generato grandi conflitti.

Nei prossimi mesi potremmo assistere ad un nuovo cambiamento del quadro politico nazionale con le elezioni europee già programmate, quattromila Comuni in Italia al voto e il sempre vivo rischio che Salvini possa staccare la spina al governo e si potrebbero profilare diversi scenari, oggi imprevedibili. Di conseguenza, assisteremmo anche ad un significativo cambiamento nella preferenza degli elettori che produrrà ancora scossoni nei delicati equilibri politici.

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