UE: intervista ad Emily O’Reilly, European Ombudsman

È una scrittrice e politica irlandese, ex giornalista e giornalista televisiva, attività che le valse un Nieman Fellowship, primo Ombudsman (mediatore) donna a ricoprire, dal 2003, quel ruolo succedendo a Kevin Murphy. Viene eletta mediatore europeo dal parlamento europeo il 3 luglio 2013. Emily O’Reilly (Tullamore, 1957) è stata eletta per la prima volta Mediatrice europea nel luglio 2013. In seguito alle elezioni del Parlamento europeo è stata rieletta per un mandato quinquennale nel dicembre 2014. In quanto Mediatore europeo indaga sulle denunce relative a casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni o di altri organi dell’Unione europea. Per il suo lavoro ha ricevuto il premio «Schwarzkopf Europe Award» nel 2017. Dal 2003 al 2013 O’Reilly è stata la prima donna a rivestire la carica di difensore civico e commissario per l’informazione in Irlanda e nel 2007 è stata inoltre nominata commissario per l’informazione ambientale. Nel 2008 la National University in Irlanda le ha conferito il dottorato honoris causa in giurisprudenza per la sua attività di promozione dei diritti umani svolta nell’arco della sua carriera in veste di difensore civico nazionale. Nel 2014 lo University College di Dublino le ha conferito il dottorato honoris causa in giurisprudenza per il suo impegno decennale in qualità di difensore civico irlandese. In qualità di giornalista, autrice ed ex redattrice politica, durante la sua carriera ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, tra cui una borsa di studio dell’Università di Harvard nel 1988 e innumerevoli premi nazionali. Autrice di tre libri acclamati dalla critica sulla politica e i media in Irlanda, è attualmente membro del consiglio consultivo internazionale della Fondazione Nieman per il giornalismo dell’Università di Harvard. Nel corso della sua carriera giornalistica è stata insignita di due premi: giornalista dell’anno nel 1986 e donna giornalista dell’anno nel 1994.

Mrs. O’Reilly, la figura del Mediatore Europeo è molto importante per difendere i diritti dei cittadini, chi si può rivolgere al suo ufficio? Cittadini e Aziende?

Cittadini, associazioni, organizzazioni non governative, aziende, possono rivolgersi al mio ufficio con un reclamo, essenzialmente chiunque risieda o sia registrato nell’Unione europea. Un modulo online rende facile e veloce presentare un reclamo, mentre una guida interattiva sul sito Web aiuta le persone a decidere se il mio ufficio è nella posizione migliore per aiutarli o meglio un diverso organismo dell’UE o nazionale. Il mio ufficio esamina le denunce relative a casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni, degli organi o delle agenzie dell’UE. Le persone possono rivolgersi a me per una serie di questioni come i ritardi di pagamento dei fondi UE; problemi con gare d’appalto o contratti dell’UE; il rifiuto di accesso ad atti e documenti o al lobbismo nascosto. Ci sono alcuni elementi che una denuncia deve avere per potermi consentire di aprire una indagine. Deve riguardare un’istituzione, un organo o un’agenzia dell’UE; il denunciante deve prima dare all’istituzione interessata la possibilità di rispondere alla propria denuncia; e il problema non deve essere già presente in tribunale.

Quale procedura deve seguire la richiesta di intervento?

Quando riceviamo un reclamo, controlliamo che si tratti di qualcosa che ci riguarda. Se decidiamo di aprire un’inchiesta, entriamo in contatto con l’istituzione interessata. Ciò potrebbe comportare la richiesta all’istituzione di rispondere a determinati quesiti sollevati dal denunciante o di chiedere una riunione per ispezionare i documenti pertinenti. Queste informazioni vengono quindi inserite nella mia analisi in cui posso proporre una soluzione o segnalare una cattiva amministrazione. Con reclami diretti su problemi relativamente semplici, le richieste possono richiedere solo poche settimane. Problemi complessi che richiedono molte ricerche possono richiedere molti mesi. Manteniamo i denuncianti informati sul progredire dell’inchiesta e cerchiamo di completare le richieste quanto prima possibile.

L’ombudsman agisce solo su richiesta o può intervenire anche in autonomia?

Uno dei poteri più importanti che ho come Mediatore europeo è la capacità di agire su un problema indipendentemente dal fatto che io abbia ricevuto un reclamo a riguardo. Apro un’inchiesta di mia iniziativa quando penso che ci sia un problema sistemico che può essere risolto dall’azione del mio ufficio. Alcuni dei più grandi miglioramenti nella pratica amministrativa nelle istituzioni dell’UE sono stati il risultato di tali indagini su propria iniziativa. Un buon esempio di ciò è stata la mia inchiesta di iniziativa sulla trasparenza dei colloqui di libero scambio UE-USA (TTIP). Ha portato a molti altri documenti relativi ai negoziati messi a disposizione del pubblico in modo proattivo. Mentre i colloqui sul TTIP sono sospesi, i principi di trasparenza sono stati applicati ad altri negoziati commerciali.

Ombudsman e Garante della Privacy, due figure diverse, ci possono essere punti di contatto o sovrapposizioni tra i due temi?

Durante il mio periodo ho notato che, in particolare quando si tratta di accedere alle richieste di documenti, le istituzioni dell’UE possono talvolta utilizzare la privacy dei dati come posizione di riserva per non rilasciare un documento. Il mio compito è incoraggiare le istituzioni ad adottare un atteggiamento più incentrato sui cittadini per ribadire che i documenti dovrebbero essere di pubblico dominio, a meno che non vi sia una buona ragione per vietarlo. Troppo spesso il pensiero è piuttosto il contrario, che i documenti non devono essere resi pubblici a meno che non ci sia una buona ragione.

Quali progressi sono stati fatti dal 2013 quando è entrata in carica ad oggi?

Il mio ufficio è relativamente piccolo, circa 65 posti, rispetto a oltre 30.000 nella Commissione ad esempio. Questo significa che da quando sono stata eletta nel 2013, ho cercato di utilizzare le risorse in maniera da portare il massimo beneficio ai cittadini. Il mio obiettivo, in generale, è di aumentare l’impatto, la visibilità e la pertinenza dell’ufficio, in modo che quante più persone ci conoscano e possano essere aiutate da noi. I cambiamenti che ho fatto includono la creazione di un’unità di iniziativa strategica nell’ufficio per esaminare i problemi sistemici nelle istituzioni dell’UE; cambiare le regole interne in modo che i casi possano essere trattati in modo più flessibile e più rapido; introduzione di una procedura rapida per l’accesso alle richieste di documenti. Il risultato è stato un forte aumento del numero di casi e una maggiore importanza dell’ufficio, fatto che ha trovato riscontro con un forte aumento dell’interesse dei media rispetto al nostro lavoro.

Quali sono stati i casi più difficili che si è trovata ad affrontare? E’ stata interessata al caso di Safe Harbor?

Interpreterò “difficili” in questo caso, nel senso di inchieste sia’ significative’ che ‘impegnative’. Includerei quindi la mia attuale istruttoria per arrivare ad una maggiore trasparenza del processo legislativo dell’UE, questa è sicuramente tra le più difficili durante affrontate durante il mio mandato di Mediatore europeo. Ho chiesto al Consiglio dell’UE, che rappresenta gli Stati membri, di registrare le posizioni dei governi sulle proposte legislative. Voglio consentire ai cittadini di partecipare attivamente alla vita democratica dell’UE, il che significa poter seguire le bozze di legge dell’UE. È importante per la democrazia e per il benessere dell’UE in generale, che i cittadini sappiano come i loro governi costruiscono le leggi a Bruxelles. Il Consiglio è stato abituato a lavorare seguendo la vecchia scuola della diplomazia internazionale. Le mie proposte per introdurre una maggiore trasparenza richiederanno un fattivo cambiamento culturale, ma in linea con il fatto che il Consiglio è un co-legislatore insieme al Parlamento europeo. Riguardo il caso Safe Harbor , la protezione dei dati è un problema per il GEPD, ma ho avuto uno scambio di lettere con Vera Jourova, Commissaria Europea Responsabile della Giustizia, sul ruolo del Mediatore nel nuovo ufficio per la gestione dei reclami creato come scudo per la privacy UE-USA. Volevo attirare l’attenzione sul fatto che il termine Ombudsman in Europa si riferisce a un’istituzione indipendente e che le aspettative dei cittadini in merito all’indipendenza e all’imparzialità delle istituzioni dell’Ombudsman non dovrebbero essere indebolite.

La Commissione Juncker, attualmente in carica ha messo molti punti forti sui diritti dei cittadini, quali progressi sono stati fatti? La figura del Mediatore è coinvolta nei processi legislativi dell’Unione?

Controllo che i diritti dei cittadini per garantire che l’amministrazione dell’UE operi in modo proattivo e trasparente a vantaggio degli stessi. La Commissione Juncker ha risposto positivamente a molte delle proposte che ho presentato. Vi è più trasparenza nei gruppi di esperti (che consigliano la Commissione); migliore attuazione delle norme sui passaggi di ruolo tra impieghi del settore pubblico e privato; e maggiore trasparenza per quanto riguarda i negoziati commerciali. C’è ancora del lavoro da fare. Ad esempio, mi piacerebbe vedere l’obbligo per gli alti funzionari di pubblicare in modo proattivo i dettagli delle loro riunioni con i lobbisti esteso a tutti i funzionari della Commissione. Raggiungere responsabilità, trasparenza ed etica non è una scienza esatta. A volte c’è un grande balzo in avanti e talvolta i progressi sono lenti. Il compito di un Ombudsman è di tenere sempre presente l’obiettivo più grande e continuare a spingere le istituzioni a migliorarsi continuamente. Il mio ufficio non è coinvolto nei processi legislativi dell’UE, tuttavia può contribuire a migliorare la trasparenza del processo, come nel caso dei colloqui informali, noti come ‘trilogues’(riunioni informali a tre), tra le istituzioni dell’UE su progetti di leggi dell’UE. Dopo il mio intervento, sono state diffuse maggiori informazioni pubbliche su questi colloqui, quando si svolgono e quali sono gli argomenti all’ordine del giorno.

Quali sono i migliori risultati raggiunti e quali quelli che ancora non è riuscita ad avere?

Vi sono diversi risultati che meritano di essere evidenziati, come una maggiore trasparenza dei documenti commerciali; il codice di condotta più restrittivo per i commissari; maggiore trasparenza presso la Banca centrale europea; o l’Agenzia europea dei medicinali che pubblica i risultati delle sperimentazioni cliniche. Un caso importante in cui non ho raggiunto il risultato che stavo cercando riguarda la trasparenza in merito alle attività della lobby del tabacco nella Commissione europea. Ho chiesto alla Commissione di pubblicare proattivamente i dettagli – compresi i verbali – di ogni riunione che il suo personale abbia con i lobbisti del tabacco. Attualmente solo il dipartimento salute fa questo. La Commissione ha rifiutato di seguire la mia raccomandazione al riguardo. Ho trovato questo sconcertante, sarebbe facile da implementare e darebbe un segnale positivo importante per il pubblico.

La brexit è un tema sicuramente importante, penso particolarmente per lei che è irlandese, si è attivata su questo argomento riguardo le trattative?

In quanto cittadino irlandese, seguo da vicino questi negoziati, perché hanno il potenziale di influenzare profondamente il mio paese. Come difensore civico sto seguendo attentamente la vicenda con particolare attenzione alla trasparenza. Ho scritto sia alla Commissione che al Consiglio per chiedere che i negoziati sulla Brexit siano il più trasparenti possibile, dato che il sostentamento di così tante persone dipende dal risultato finale. Finora, le istituzioni sono state lodevolmente aperte, pubblicando proattivamente molti documenti. Voglio garantire che questa apertura continui mentre i negoziati avanzano.

Alcuni procedimenti hanno avuto ampia eco, come la nomina di Barroso a Goldman Sachs, la secretazione degli atti del TTIP, il registro dei lobbisti, in Italia ha destato vasta eco il procedimento nei confronti del Presidente Draghi.

Ognuno di questi aspetti rappresenta un aspetto diverso della buona amministrazione pubblica. La decisione del signor Barroso di passare a Goldman Sachs riguardava l’interpretazione della Commissione del codice di condotta; la mia inchiesta sul TTIP riguardava la trasparenza dei negoziati commerciali; la mia inchiesta sulla partecipazione del presidente Draghi al gruppo dei 30 riguardava la fiducia del pubblico nell’indipendenza di un’istituzione. Ho anche incoraggiato le istituzioni – che stanno attualmente negoziando la questione – a rafforzare il registro dei lobbisti. Un punto comune tra questi temi è l’importanza di evitare qualsiasi percezione che una pubblica amministrazione non funzioni nell’interesse dei cittadini. Non è solo importante avere regole forti di responsabilità, ma implementarle attivamente.

La nuova frontiera del mercato unico digitale e dello spazio unico digitale aprono nuovi scenari rispetto i diritti dei cittadini, rientra nel vostro campo? Avete attenzione su questo ambito?

Il mondo digitale apre diverse questioni generali. Uno è che i cittadini si aspettano risposte rapide, in particolare tra le giovani generazioni c’è poca tolleranza per la segretezza. Un altro fattore è che la cattiva pubblicità si diffonde molto rapidamente. L’essenza del mio lavoro è assicurare una buona amministrazione, ma certamente tengo conto dei cambiamenti nel mondo digitale che influenzano il modo in cui i cittadini percepiscono le istituzioni pubbliche che hanno la missione di servirli.

Prima donna a rivestire questo incarico, ho scritto spesso sul gender gap, anche questo è un ulteriore passo in avanti nel colmare questa lacuna?

Ogni volta che una donna assume una posizione di alto livello, è un’ispirazione per gli altri che seguono, quindi in questo senso è un passo psicologico volto a colmare questa lacuna. Certo, c’è ancora molto lavoro da fare. Prendo atto che la Commissione europea ha recentemente insediato una task force per fornire consigli su come coinvolgere maggiormente le autorità regionali e locali nella definizione delle politiche dell’UE, ma, come molti hanno rapidamente sottolineato, era composta solo da sette uomini. Incidenze di questo tipo stanno diventando più rare, ma è importante che le donne parlino di fronte a tale squilibrio di genere. In questo senso, l’era di #MeToo è una forza per le donne.

Un’Europa con molti movimenti anti-europeisti in crescita, cosa deve fare la UE per avvicinare i cittadini e rinsaldare il sentimento europeo a suo parere? Pensava si arrivasse ad una brexit?

Credo che la Brexit sia il risultato di circostanze molto particolari nel Regno Unito: un panorama mediatico ampiamente ostile nei confronti dell’UE ed una classe politica che, nel migliore dei casi, si è dimostrata tiepida. Se le persone sono alimentate quotidianamente con una dieta anti-UE nelle loro case tramite radio, televisione o giornali, allora ci sarà sempre una possibilità realistica che un voto a maggioranza, scelga l’uscita quando viene data la possibilità di scegliere un referendum. Ero nel Regno Unito poco prima del referendum e ricordo di aver detto ai miei colleghi in seguito, che pensavo il Regno Unito avrebbe optato per il leave, tale era la natura e il livello del dibattito in vista del voto. Penso che la UE abbia un ruolo importante per avvicinare i cittadini all’Unione, in questo in quanto è aperta, reattiva e politicamente impegnata con i cittadini. Tuttavia, questa è solo una parte dell’equazione. Anche i politici nazionali hanno un ruolo. Ciò non significa che dovrebbero essere campioni acritici dell’UE, ma specificare esattamente cosa fa l’UE e quanto influiscono gli Stati membri nelle decisioni legislative e in altre decisioni.

Intervista in lingua inglese

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