PD alla resa dei conti

Giovedì il PD riunirà la Direzione del partito per deciderne il futuro politico: formare o no un governo con i pentastellati.

Parte del PD, in primis il reggente Martina, sembrerebbe pronto a portare il Partito Democratico al Governo con Di Maio sulla base di qualche proposta condivisa e magari tornare al voto dopo aver convocato le primarie.

Ma non tutti sembrano voler seguire la linea del reggente, soprattutto Matteo Renzi che ha iniziato una battaglia interna ed esterna al partito per evitare che i Dem si avventurino in una esperienza di governo che potrebbe segnarne la definitiva estinzione. E Renzi, che di fallimenti se ne intende, ha ben compreso il rischio e sta cercando in ogni modo di convincere dirigenti e militanti che la scelta migliore è quella di rimanere arroccati sull’Aventino cercando di ricostruire il partito e riconquistare la leadership.

Già, perché se l’ex premier non dovesse confermare la propria maggioranza nella Direzione, potrebbe irrimediabilmente perdere il controllo del partito facendo svanire ogni possibilità di tornare alla guida del movimento e recuperare il potere perso.

In questi giorni la campagna denigratoria sul M5S ha coinvolto sia la stampa che i social con attacchi anche personali a Luigi Di Maio per tentare di condizionare l’opinione pubblica sull’impossibilità di un accordo tra i due partiti.

Inoltre, le elezioni friulane, che ancora una volta mostrano la scalata del centrodestra, hanno prodotto anche un significativo calo dei pentastellati riducendo significativamente il potere contrattuale dei grillini che si stanno già leccando le ferite.

Se la Direzione di giovedì dovesse fare quadrato intorno a Renzi, l’ex Segretario potrebbe prepotentemente tornare al comando continuando quella lunga epurazione cominciata con la Prima Leopolda. Diversamente, se dovesse essere abbandonato anche dai suoi, si potrebbe assistere ad una vera rivoluzione all’interno del PD, non escludendo anche possibili riavvicinamenti con Liberi e Uguali.

Matteo R. si gioca ancora una volta la propria carriera politica. Questa volta sarà davvero testa o croce, nulle le possibilità di mediazione.

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