Economia di Comunità

Il Villaggio per la Terra, organizzato a Roma in occasione della Giornata Mondiale della Terra, è stato occasione di consapevolezza per un nuovo approccio al rapporto uomo-ambiente: quello dell’ ‘economia di comunità’. La Giornata mondiale della Terra è celebrata dall’Onu fin dal 1970, ed è stata  dedicata quest’anno all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: un programma d’azione mirato al bene comune per le persone, al pianeta e alla prosperità, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite. A Roma, per cinque giorni, altrettanti talk-show organizzati presso l’EarthDay Village da ErthDayItalia e dedicati a People, Planet, Prosperity, Peace e Partnership, hanno visto alternarsi esponenti della cultura, dell’economia, delle istituzioni di ricerca e dell’ambiente per discutere intorno ad un modello di green economy che dia maggiore rilevanza al fattore umano sotto l’aspetto delle esperienze condivise: su scala locale e mondiale, e intorno all’economia, alla cultura, al bene comune.

Una visione ampia, quella di EarthDayItalia, che si rinnova intorno ad una ispirazione solida: quella dell’enciclica Laudato si’ – ricordiamo che all’edizione del 2016 intervenne anche Papa Francesco – che ha segnato una svolta epocale verso l’ ‘ecologia integrale, nel pensiero sull’economia, l’ambiente e l’uomo. Una visione che si articola nelle persone, nel lavoro, nella vita concreta. Nella giornata dedicata alla ‘prosperity’, introdotta da Giorgio Del Signore, del Coordinamento di Economia di Comunione – EdC Italia, sono state presentate esperienze di economia green vissute nel nostro Paese e testimoniate da imprenditori e non solo. Hanno raccontato le loro ‘storie di economia di comunità’ Livio Bertola, presidente AIPEC (Associazione Italiana Imprenditori per un’Economia di Comunione), Roberto Casali e Maurizio Cialotti, imprenditori Economia del Mare di Cesenatico (FC), Pietro Isolan, imprenditore di RuralAcademy, di Incisa Val D’Arno (FI), Alfredo Sguglio, imprenditore del Centro Studi Smart City di Cosenza (CS), Gianni Arletti, imprenditore di Chimar Spa, di Limidi di Soliera (MO), Maurizio Cantamessa, presidente del Gruppo Tassano, di Casarza Ligure (GE), Eva Gullo, presidente EdiC Spa (FI), Florencia Locascio, coordinatrice di EOC-IIN (FI), Roberto Cipollone, de La Bottega di Ciro di Loppiano (FI) e Paolo Tomasi, presidente del CONOU (Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati). Hanno discusso di economia Pierluigi Malavasi, direttore dell’Alta Scuola dell’Ambiente dell’Università Cattolica di Brescia e Laura Cutaia, Responsabile del Laboratorio per la Valorizzazione delle Risorse Territoriali (RISE) dell’ENEA. Un contributo è stato portato da Tomas Insua, fondatore Global Catholic Climate Movement. Le conclusioni sono state tratte da Pierluigi Sassi, presidente Earth Day Italia, che ha organizzato l’evento.

Ma che cos’è l’economia di comunità? Radicato nell’esperienza del lavoro cristiana e ispirato dall’enciclica Laudato si’, questo ‘paradigma’ prevede che la comunità sia attrice, e ulteriore fine, del processo di circolarità e sostenibilità dell’economia; quell’economia che oggi deve tutelare l’ambiente, il clima ed il futuro della Terra. Per la storia del pensiero sull’economia e l’ambiente degli ultimi decenni, in particolare quello sviluppato nel nostro Paese, si tratta di un’importante novità: dopo il successo dell’economy-first del secondo dopoguerra, e la ‘reazione’ ambientalista degli anni Sessanta, la ricerca di un equilibrio è approdata allo ‘sviluppo sostenibile’, che coniugava economia e ambiente. Ma nell’economia sostenibile che si è affermata nell’ultimo decennio, l’Uomo appare da una parte fin troppo presente, come ‘gestore’, come ‘meccanismo motore’, del sistema Terra; ma dall’altra assente come straordinaria specificità ‘ecologica’ della Natura – o, nella visione cristiana, del Creato. Appare non pienamente valorizzato da un sistema che minacciava di trasformarsi in un’altra macchina impersonale, come la Scienza, la Tecnica, i Mercati.

L’ economia di comunità supera questa contraddizione e recupera il ruolo dell’Uomo: non come singolo, ma come gruppo; e non come dominatore, ma come parte del sistema. L’economia di comunità insomma propone un nuovo paradigma: un paradigma non più antropocentrico ma centrato su un nuovo equilibrio tra quelle entità, che ancora percepiamo come separate, dell’Uomo e della Natura. Perché ‘tutto è connesso’, è il costante richiamo della Laudato si’. Una Lettera che continua a portare frutti.

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[NdR – L’autore cura un Blog dedicato ai temi trattati nei suoi articoli]

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