Al voto!

Sembra che gli italiani indecisi rispetto alle votazioni del 4 marzo siano ben 8 milioni. Mica pochi davvero. Non c’è da stupirsi; gli ultimi anni della nostra politica hanno visto personaggi degni di un romanzo fanta-horror; siamo stati affascinati anni fa da quella che sembrava una vera rivoluzione, una masnada di pazzi che gridavano trasparenza chiarezza buona politica giustizia equità e tante altre belle parole. In molti abbiamo pensato che forse era il nuovo che avanzava, i giovani e meno giovani ma con idee fresche, lontane anni luce dai giochi sordidi della politica. Poi nel giro di poco – sotto i colpi di verbi declinati a casaccio, di comportamenti identici alla vecchia squadra, di pulciari e pulciare, malgoverno, bugie e videotape – anche loro ci hanno deluso. Non che gli altri, quelli unti dal Signore avessero fatto meglio; tra imbrogli, traffici e via così, hanno fatto i cavoli loro spostando i loro yes man come pedine negli incarichi chiave del Paese. Hanno governato dentro e fuori lasciando poco o nulla a un Centrodestra arrancante fatto di slogan e vecchi satiri.

Un quadro deprimente. Davanti al quale la prima domanda è “come siamo arrivati a questo”. Le spiegazioni sono varie: spaziano dal fatto che la preparazione politica dei vari attori negli anni è stata sacrificata davanti alla facilità di convincere l’utente con un modo di fare spigliato e gradevole che nasconde il non saper nulla; oppure che è stata messa sul mercato merce dotata di belle tette e pochi neuroni; abbiamo visto lo sdoganamento della zoccola e del furfante. Poi abbiamo assistito alle madonne botticelliane dal sorriso d’acciaio che hanno deciso il bello e cattivo tempo con il piglio di un cerbero. Per non parlare degli acrobati del circo, i più pittoreschi per nostra disgrazia capitati a governare città martoriate. Insomma i fattori sono tanti e anche troppi.

Una spiegazione prova a darla un arzillo novantenne, un intellettuale della Magna Grecia, come lo definì Agnelli, Ciriaco De Mita. Un politico che nella sua carriera ha sempre contrastato la democrazia dell’uomo solo e sostenuto la garanzia del diritto ma sottoposto alla presa di responsabilità. Un uomo che lapidario asserisce “non siamo riusciti a governare la democrazia”.

Suona inquietante e da lo spunto a mille riflessioni. Fatto sta che il 4 marzo si avvicina e la debacle della nostra politica allontana sempre di più il cittadino dalle urne, paventando un astensionismo che sarà letale. Possiamo solo sperare in bene e andare a votare. Ma senza turarsi il naso. Il puzzo a volte aiuta a stimolare la voglia e il desiderio di aria pulita.

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