Jerusalem

“Vengo da Gerusalemme senza ridere e senza piangere” era una cantilena legata a un giochino che facevamo da bambini. Adesso la cantilena sotto forma di proclama (di cui si può più piangere che ridere) l’ha cantata Donald con l’amichetto Benjamin.

Con una dichiarazione breve Donald ha spiegato che la svolta di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele è “una scelta necessaria per la pace”. Però gli arabi si sono imbestialiti, Hamas ha dato di matto e in quei posti martoriati hanno ripreso a bruciare le bandiere americane. Peccato che questa scelta di pace come dice Donald, abbia fatto dichiarare sempre ad Hamas che la decisione “ha aperto le porte dell’inferno”.

Sicuramente è una reazione esagerata che ci porta però a domandarci se questo tipo qui, Presidente della nazione più guerrafondaia del globo, quando prende le decisioni così gravi che coinvolgono la vita di tantissime persone, ebbene questo tipo qui, con chi si confronta? Mette dei manichini seduti a un tavolo? Gioca a dadi? Oppure alla roulette? O meglio ancora – e molto più alla moda – tira la monetina? Testa rimane Tel Aviv capitale, croce facciamo Gerusalemme.

La domanda più importante è sicuramente: era necessario? E’ chiaramente un regalo al suo amico. Poteva non essere fatto? Come si può andare contro tutti in questo modo? Lui sostiene che la soluzione dei problemi in quella area geografica è in stallo da anni e crede che questa mossa sia l’inizio di un nuovo corso orientato verso la pace.

Scontentando tutti? Mah. Speriamo non sia l’occasione per certe fasce di malati di guerra per rispolverare i mitra e le bombe; speriamo che questa ondata di sconcerto non sfoci in peggio che qualche bandiera bruciata.

Certo è che sono ricomparse parole che hanno fatto tremare il mondo, sinonimi di sangue. “Facciamo appello per una nuova intifada contro l’occupazione e contro il nemico sionista, ed agiamo di conseguenza”: lo ha affermato il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, in un discorso pronunciato dalla propria abitazione a Gaza.

Ci dobbiamo aspettare il peggio? intanto si avvicina Natale. Quel bambino che nascerà a breve porterà la pace nei cuori? O forse chiederà lo status di rifugiato? Dio, se esiste, ci salvi.

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