Il medaglione insanguinato (Film, 1975)

Il medaglione insanguinato è una  pellicola ben diretta da Massimo Dallamano, fotografata con cura da Franco Delli Colli, ambientata con gusto tra Londra, Roma e le campagne umbre, intrisa di suggestioni da horror edipico-satanico che rimandano a L’esorcista (1973) di William Friedkin. Gli sceneggiatori sono Franco Marotta e Laura Toscano, oggi autori di fiction televisiva. Le ottime musiche sinfoniche, a metà strada tra il romantico e l’inquietante, sono composte dal maestro Stelvio Cipriani.

Il film gode di una ben precisa originalità ed è caratterizzato da pregevoli parti oniriche che vedono protagonista Nicoletta Elmi (Emily). La piccola attrice è molto brava a tratteggiare il personaggio di una ragazzina innamorata del padre, in preda a una passione che la spinge a uccidere tutte le amanti del genitore. L’azione passa da Londra e Spoleto senza soluzione di continuità, ma è la cittadina umbra il luogo dell’orrore, tra vicoli stretti, antiche chiese cadenti e campagne nebbiose. La madre di Emily è morta bruciata, ma solo nel finale la bambina si rende conto che è stata proprio lei a ucciderla, soggiogata da un sentimento morboso nei confronti del padre. Il terribile abbraccio mortale tra Emily e il genitore viene suggellato dalle parole: “Solo così potremo stare sempre insieme”. Una spada a due lame trafigge i cuori di padre e figlia che cadono al suolo dopo essersi scambiati uno sguardo esterrefatto. Un horror edipico, cupo e disperato, inquietante e malinconico, che la stupenda colonna sonora di Stelvio Cipriani rende ancor più suggestivo.

Il medaglione insanguinato appartiene al filone horror demoniaco, inaugurato da capolavori come Rosemary’s Baby (1968) di Roman Polanski e L’esorcista (1973) di William Friedkin. Il regista gestisce bene il materiale a sua disposizione, è bravo a realizzare un crescendo di suspense, ambienta con perizia nelle campagne di Spoleto un film intriso di struggente malinconia. Bravissima la piccola Nicoletta Elmi, che diventerà un volto del nostro cinema horror, insuperabile come bambina assassina e presenza inquietante. La giovanissima attrice quando interpreta il film della sua vita ha soltanto undici anni. Il medaglione insanguinato è un perfetto horror d’atmosfera dove niente è rassicurante, neppure la città di provincia, neanche l’amore filiale. I personaggi mostrano il loro lato più negativo: la bambina ama il padre in maniera morbosa, il babbo è affascinato dal demoniaco, la collega amante del padre è suggestionata dal maligno, la governante è una giovane donna repressa, la contessa è una sensitiva inquietante. Il finale è cupo e angosciante: il regista riprende il dipinto diabolico e la frase di Paolo VI, pronunciata durante l’udienza generale del 15 novembre 1972: “Il demonio esiste davvero. Egli è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”.

Tra le cose migliori ricordiamo i flashback onirici della bambina che la riportano al passato, le fanno rivivere le sequenze della morte della madre, ma anche gli incubi fantastici dove si vede perseguitare da una folla inferocita intenzionata a metterla sul rogo. Molto poetica la corsa della bambina nel bosco, angosciata e straziante, verso la madre in fin di vita che si getta carbonizzata dalla finestra. Stupendo il mix tra musica e immagini, le note sinfoniche di Cipriani sembrano collegarsi alle nitide immagini di Delli Colli, che realizza un quadro straordinario di un autunno nella campagna umbra. Interessante la trasfigurazione di una statua di bronzo in un gruppo di popolani infuriati che vogliono bruciare Emily, ritratta come una piccola strega vestita di bianco. I ricordi della bambina sono uno dei punti di forza della pellicola, ma anche diverse soggettive che la vedono percorrere angusti vicoli cittadini. La villa maledetta dove il dipinto comparve durante una notte di terrore, lo stesso giorno in cui morì una bambina di nome Emilia, è cupa e tenebrosa. Il dipinto occupa un’intera parete, i colori sono vivaci, impossibile non notarlo, accanto vediamo una statua con una spada a due lame e persino una presenza inquietante, un ectoplasma che finisce per impressionare la pellicola del regista.

Il tono di fondo è romantico-inquietante, a tratti persino angosciante, così come il colore dominante tende al giallo ruggine. Gli incubi della bambina interrompono le parti romantiche, tra statue che cadono, possessioni demoniache, aggressioni inconsulte e crisi isteriche. La sequenza della governante spinta nel baratro dalla bambina inconsapevole poteva essere migliore a livello di suspense, così come pare inutile la presenza di Riccardo Garrone nelle vesti di un imbranato commissario di polizia. Edmund Purdom recita una breve comparsata  nei panni del medico che impone al genitore di portare la bambina a Spoleto. Lila Kedrova è efficace come contessa sensitiva. Ida Galli si fa chiamare Evelyne Stewart ma mostra evidenti limiti di espressività nel ruolo della governante. Un suggestivo inseguimento tra padre e figlia per le antiche strade di Spoleto prelude al tragico finale, dopo che qualche sequenza prima la figlia ha tentato di bruciare viva l’amante del babbo. “Mamma perdonami”, mormora la bambina in lacrime, quando si rende conto del suo orribile gesto. “Ti odio! Non volevo!”, grida trafiggendo il quadro maledetto. Stupenda la scena finale con il trionfo del maligno. Da recuperare.

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Regia: Massimo Dallamano. Soggetto e Sceneggiatura: Massimo Dallamano, Franco Marotta, Laura Toscano. Fotografia: Franco Delli Colli. Montaggio: Antonio Siciliano. Musiche: Stelvio Cipriani. Scenografia: Luciano Puccini. Colore: Telecolor. Durata: 90’. Genere: Horror. Produzione: Fulvio Lucisano per la IIF (Italian International Film). Interpreti: Richard Johnson, Joanna Cassidy, Nicoletta Elmi, Ida Galli (accreditata Evelyne Stewart), Edmund Purdom, Riccardo Garrone, Dana Ghia e Lila Kedrova, Eleonora Morana, Massimo Dallamano, Tom Felleghy.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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