Fiumi di parole

Le parole ai nostri tempi hanno peso diverso. Adesso con i Social qualsiasi frase detta, magari in un momento di rabbia o di sconforto, diventa virale. Ma naturalmente solo quelle negative.

Penso a Poletti, il ministro, e alle sue esternazioni verso i giovani. Questione di virgole, anche; sono frasi da bar, la potevamo aver pronunciata tutti noi, specie quando pensiamo a certi giovani che incontriamo nelle piazze pieni di piercing, oppure in motorino che ci tagliano la strada.

Però lui no, non poteva perché è un ministro. Ma che vuol dire? Vi risulta che i ministri siano Superman? Non vi sembra siano invece ometti e donnette proprio come noi? E quell’altro che voleva ammazzare la Bindi? Un fetente qualunque, ma alzi la mano chi non ha mai pronunciato la frase “io l’ammazzerei”. Poi, quell’altra scialba Madonna, che aveva giurato che si sarebbe dimessa se avesse vinto il NO. E che invece ha trovato da riscaldare un’altra poltrona, forse meglio della precedente.

Sono solo parole, fiumi di parole come cantava tempo addietro una tipa a Sanremo. Che prendono peso e forza come una valanga sui Social dove chiunque, specie se frustrato e poveraccio, pieno di odio e rancore, diventa il Giustiziere, il Censore, il Giudice Supremo.

E queste campagne con i forconi virali distolgono l’attenzione dalle nostre tragedie quotidiane, danno la spinta a voltare la pagina dove si parla di Siria, di migranti, di morti. Troppo presi nelle nostre crociate di indignati non ci indigniamo più. O se lo facciamo, solo nello spazio di 140 caratteri.

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