Italia delle Regioni

“Ora costruiremo il Patto per la salute”. Nessun taglio alla sanità dalla legge di stabilità, così come spiegato dal premier dei ministri Enrico Letta. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, commenta: “E’ molto positiva la scelta fatta sul tema della sanità. Siamo soddisfatti che siano state ascoltate le nostre buone ragioni”. “Sono quindi un risultato positivo e frutto del lavoro e della capacità di ascolto del governo. Si da’ futuro alla sanità”.

Per quanto riguarda la legge di stabilità, il presidente della Conferenza delle regioni afferma: “Abbiamo dato un giudizio positivo sul fatto che nella legge di stabilità non ci sono nuovi tagli sulla sanità. Per quanto riguarda le Regioni, occorre lavorare per fare passi in avanti perché c’è un limite oggettivo riguardo alla spesa”. “Ora costruiremo il patto per la salute dando il via ad un lavoro necessario di definizione dei livelli essenziali di assistenza, di contrasto agli sprechi. Si esce finalmente da una visione ragionieristica”. Errani evidenzia che il comparto della sanità è quello che più ha contribuito al risanamento della spesa pubblica con 30 miliardi di minori costi. “E’ infine importante che siano previsti, come pare – afferma Errani – i due miliardi per evitare l’introduzione dei ticket in sanità dal primo gennaio 2014”.

Invece sugli altri tagli previsti dalla legge di stabilità sulle Regioni, Errani si limita a dire: “Valuteremo in modo serio e responsabile, come del resto abbiamo sempre fatto”. “Le nostre considerazioni sulla prossima Legge di stabilità – ha spiegato Errani –  si basano esclusivamente su irrinunciabili impegni che il Governo ha assunto e ha ribadito a più riprese, da ultimo anche durante la riunione di insediamento per il nuovo patto per la salute. Alla luce di questi impegni esamineremo poi il testo definitivo, in sintesi La salvaguardia del Fondo sanitario nazionale, con l’implementazione dei due miliardi per la copertura dei ticket, è quindi un atto indispensabile per il mantenimento della qualità dei servizi sanitari forniti ai cittadini. Si tratta, insomma, di  risorse necessarie per difendere il sistema sanitario nazionale che – ha concluso Errani – ha già dato in questi anni il  maggior contributo agli obiettivi di risanamento della spesa pubblica”.

Sulla soppressione delle province le dichiarazioni del Ministro agli Affari Regionali Del Rio: a maggio non si terranno le elezioni per il rinnovo delle province, che saranno già enti di secondo grado con competenze solo sulle strade provinciali, con le altre competenze devolute ai comuni.

A maggio non si voterà per l’elezione delle giunte provinciali in scadenza di mandato. Parola del ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, che in un’intervista a ‘la Repubblica’ spiega: “a maggio non si voterà più per le Province perché nel frattempo saranno diventate enti di secondo grado. Non verranno cioè eletti dai cittadini e ne faranno parte i sindaci dei Comuni del territorio, che tutti assieme formeranno un’assemblea in seno alla quale verrà scelto il nuovo presidente a costo zero. Saranno cioè i sindaci a scegliere il presidente, non più i cittadini. Si tratta di una riforma molto importante”.

Mentre la norma ordinaria è prossima alla discussione nella Commissione Affari costituzionali alla Camera, con “l’idea di ridurre le varie materie di competenza oggi assegnate alle Province”, parallelamente al testo della Camera “ci sarà un disegno di legge per una modifica costituzionale –spiega il Ministro – che verrà presentato entro l’anno”.

Sulla devoluzioni delle competenze, quella sulle scuole “passerà direttamente ai Comuni. Mentre la manutenzione delle strade, che è una tipica competenza intercomunale, resterà in carico alle Province. Solo che a quel punto le Province diventeranno di fatto una sorta di agenzia funzionale a servizio dei Comuni”. Infine il patrimonio, i debiti, il personale: “Poi vedremo il patrimonio. Saranno le stesse assemblee dei sindaci – afferma Delrio – a decidere di volta in volta quali competenze e quali cose affidare alle amministrazioni locali e quali invece lasciare alla nuova Provincia come agenzia intercomunale. Tutto questo richiede naturalmente una forte volontà politica”.

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