Un’estate, un inverno (Film TV, 1971)

Un’estate, un inverno è un piccolo gioiello di sceneggiato Rai, girato ai tempi in cui le cose in televisione si facevano sul serio, chiamando alla scrittura gente come Luigi Malerba e Giancarlo Fusco e facendo gestire il set a un regista come Mario Caiano. Enzo Cerusico era il Beppe Fiorello dell’epoca, le fiction lo vedevano spesso protagonista, ma – con tutto il rispetto per il giovane Fiorello – la differenza si nota, a tutto vantaggio del primo. E poi attori come Toni Ucci (lo sciocco fascista), Karin Schubert (la dottoressa americana), Daniela Giordano (la ragazza napoletana), Bruno Cirino (l’amico napoletano)… con le loro interpretazioni contribuiscono a migliorare la sceneggiatura.

Un’estate, un inverno va in onda in sei puntate, dal 15 giugno al 20 luglio del 1971, replicato spesso nel corso degli anni, in tempi recenti anche da Rai Storia di Gianni Minoli. Lo sceneggiato racconta una pagina triste ma importante della storia d’Italia, il dopo armistizio fino alla liberazione, un periodo che i nostri giovani dovrebbero conoscere. Caiano, Malerba e Carpi narrano un dramma con leggerezza e sobrietà, senza dimenticare la realtà, inserendo spezzoni d’epoca, riferimenti a bombardamenti e sbarchi di truppe angloamericane.

Le sei puntate sono il contenitore di una serie di avventure di Francesco Catalano (Cerusico), un povero ragazzo calabrese che dopo l’armistizio, sbandato come tanti altri soldati, tra il 1943 e il 1944, percorre da sud a nord un Paese martoriato dalla guerra e diviso dal conflitto tra nazifascisti e partigiani. Un cammino picaresco che fa conoscere al ragazzo un truffatore (Cirino), una ragazza napoletana che vive con la borsa nera (Giordano), una dottoressa americana (Schubert), un fascista convinto (Ucci) e altri personaggi che gli faranno acquisire una coscienza civile.

Gli autori mettono all’indice un esercito allo sbando (stile Tutti a casa!), non sono teneri nei confronti dei fascisti ma ce ne sono anche per gli americani, dipinti come cinici  sbeffeggiatori di italiani traditori, colpevoli di aver creduto a Mussolini. Alcune sequenze sono da antologia del cinema, ben fotografate da Menczer e montate ad arte da Cinquini, con una colonna sonora a base di musica popolare e di ritmi nordamericani composta da Nicolosi. Sigla di testa cantata da Gigliola Cinquetti (Sciur parun dali beli braghi bianchi) e titoli di coda accompagnati da Siamo la gente, siamo il mondo (di Piero De Benedictis ed Ettore Lombardi), cantata da un certo Piero. Indimenticabile colonna sonora che ci fa ascoltare pure Otello Profazio con Il riscatto della bella. Fotografia sicula e calabrese, tra mare e distese di fichi d’india, terreni pietrose, pastori e campagna.

Una gran mangiata di spaghetti sancisce l’italianità di un esercito allo sbando mentre i tedeschi danno la caccia ai disertori e uccidono civili nei loro campi minati. Stupendo il ritorno a casa del soldato che riscopre l’infanzia tra le strade assolate del paese ma è costretto a rivivere l’orrore di un soldato tedesco linciato dalla folla. Un testo poetico letto da una voce narrante mentre gli autori scrivono dialoghi in dialetto e mostrano la grettezza egoista di un contadino arricchito. La roba di verghiana memoria, passando per Pirandello, lascia il posto alla carne in scatola americana e alla Super Kola (che nasconde male la Coca Cola e fa pubblicità indiretta) con tutte le schifezze dei conquistatori che Francesco finisce per rifiutare. Il dramma dei bombardamenti è immortalato nella follia di un vecchio che piange i figli morti in una casa distrutta dalle bombe.

Un’estate, un inverno dice cose importanti, comunica verità pesanti come macigni, ma lo fa con un tono da commedia, mai pedante, narrando con taglio popolare una pagina di storia e contribuendo a far conoscere il passato.

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Regia: Mario Caiano. Soggetto: Fabio Carpi, Luigi Malerba. Sceneggiatura: Fabio Carpi, Luigi Malerba, Antonio Saguera. Commento: Giancarlo Fusco. Fotografia: Enrico Menczer. Montaggio: Renato Cinquini. Musica: Roberto Nicolosi. Edizioni Musicali: Edizioni Suvini – Zerboni spa, Messaggerie Musicali (Roma). Organizzazione Generale: Renato Angiolini. Delegato Rai alla Produzione: Arnaldo Bagnasco. Produzione: Nello Santi. Scenografia e Costumi: Giorgio Desideri. Aiuto Regista: Filiberto Fiaschi. Parrucchiere: Gilberto Provenghi. Operatore alla Macchina: Giovanni Ciarlo, Roberto Brega. Effetti Speciali: Lamberto Verdenelli. Voce Fuori campo: Nino dal Fabro. Mixage: Alberto Bartolomei. Sviluppo e Stampa: La Microstampa. Doppiaggio: C.I.D.. Pellicola: Kodak. Produzione: RAI, Transeuropa. Rete: Nazionale. Interpreti: Enzo Cerusico (Francesco), Bruno Cirino (Beniamino), Angelo Franco Meroni (sbandato), Paolo Izzo (sbandato), Giorgio Paoletti (sbandato), Grazia di Marzà (Filomena), Daniela Giordano (Ragazza napoletana), Marta Fisher (Rosalia) Eugenio Colombo (Don Gaetano), Renzo Rossi (tenente), Toni Ucci (Nevio), Karin Schubert (Ann), Mario Frera (attore), Renato Pinciroli, Lilla Brignone.

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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Un Commento

  • Qualcuno sa dirmi come va a finire? Lo vidi da bambino e il commento finale parla del destino del protagonista. Ricordo le parole “Francesco Catalano vivrà…” immaginando che non sopravviverà alla guerra. Sono 50 anni che sono roso dal dubbio.
    Vi ringrazio anticipatamente.

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