Vincere o governare?

Cosa succederà dopo le elezioni Amministrative che fra poco si svolgeranno nel Paese è difficilmente immaginabile per ciò che riguarda i futuri assetti del nostro scenario politico, sempre più ingarbugliato. Le progressive lacerazioni a sinistra, le disarticolazioni nel Centro-Destra caratterizzate entrambe da una eccessiva pluralità di candidature a Sindaco nelle città in cui si vota, pongono sin da ora alcuni macroscopici problemi anche per le prossime consultazioni elettorali di carattere nazionale.

L’acuirsi delle divaricazioni nei due ambiti politici fa sorgere alcune ovvie domande che la classe dirigente, sbagliando, ancora non si pone. La legge elettorale denominata “Italicum”, voluta soprattutto da Renzi e votata stupidamente dai suoi alleati, che prevede il premio di maggioranza alla Lista, fa naturalmente ipotizzare listoni unici fra diversi in grado di vincere la competizione, ma questa prospettiva, oltre la vittoria, sarà in grado poi di garantire la governabilità?

Renzi, esponente di spicco (?) del Partito Socialista Europeo potrà convivere a lungo con Area Popolare (NCD-UDC) aderente al Partito Popolare Europeo? Il Centro-Destra potrà governare in modo omogeneo avendo al suo interno i Popolari di Forza Italia ed i Lepenisti di Lega e Fratelli d’Italia con visioni assolutamente inconciliabili non solo in tema di politica interna ma anche di politica Europea ed Internazionale? La mancanza di una convincente risposta a queste semplici ed ovvie domande non rende i nostri Governi e l’Italia poco credibili per i Paesi dell’UE? Una cosa sono le coalizioni fra forze distinte, non distanti, ma con obiettivi politici, economici, sociali, ideali comuni; altra cosa sono le convergenze di sapore solo elettorale pronte a divergere dopo il voto, creando instabilità permanente.

Ecco perché, in questo quadro, nessuno predilige la riaffermazione chiara ed inequivocabile della propria identità e conseguentemente milioni di elettori, non riconoscendosi in pieno in qualcosa o qualcuno, disertano in massa le urne con grave danno per la Democrazia e la stessa autorevolezza della Politica in generale. “C’è una azione peggiore che togliere il diritto di voto al cittadino, e consiste nel togliergli la voglia di votare”. (Robert Sabatier, scrittore francese).

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo è Membro Political Assembly PPE Bruxelles]

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