Andrea Foffano: terrorismo, necessaria una Intelligence europea

E’ un’Europa sbigottita, quella del dopo Zaventem e Parigi. E ancor più lo sono la capitale dell’Unione e le sue genti, ferite al cuore del sistema e incapaci di tornare alla vita normale, al tran tran istituzionale e all’andirivieni di Luxembourg, Chatelain e dei quartieri periferici di Forest, Anderlecht e Uccle. La pista islamica degli attentati del 22 marzo sembra ormai conclamata e Bruxelles vive ancora in uno stato d’assedio perenne, inaspettato e a tratti imbarazzante. Una situazione insolita che abbiamo cercato di decifrare con Andrea Foffano, esperto di sicurezza e intelligence ed autore del volume “ISIS”, un reportage che spiega lo Stato islamico attraverso le sue verità più scomode.

Qual è la sua lettura dei fatti di Bruxelles? Che cosa sta realmente accadendo nel cuore dell’Europa?

Bruxelles è stata colpita da attacchi militari perpetrati dalle cosiddette “Brigate Internazionali” di “Daesh” (l’ISIS), conosciuti dal grande pubblico anche con il nome di “Foreing Fighters”. Si tratta di cellule terroristiche composte da non più di dieci elementi, addestrati all’insorgenza e provenienti da teatri di guerra come quello siriano, iracheno o afghano, che individuano e colpiscono i cosiddetti “soft target” (non l’ambasciata americana o la base militare ma un supermercato, la stazione metro, un ristorante) nel cuore delle capitali europee, con l’obiettivo di impiegare minor sforzo possibile per fare vittime tra la popolazione civile. Ad oggi il cuore d’Europa è infettato dal “germe ISIS” e la Comunità internazionale si deve adoperare affinché questa minaccia sia distrutta ed sradicata, sia dal punto di vista militare che sociale.

Nel suo libro “L’ISIS” lei fa una ricostruzione puntuale di questa organizzazione e dello Stato Islamico. Qual’è il filo conduttore tra i casi di Parigi, Bruxelles, Charlie Hebdo ed Ankara?

Charlie Hebdo è stato il battesimo del fuoco. Quell’attacco ha dimostrato al mondo intero che in Europa era possibile compiere veri e propri massacri utilizzando un manipolo di operatori specificamente addestrati, opportunamente armati e coordinati allo scopo. La scelta dell’obiettivo ci ha messo con le spalle al muro di fronte alle contraddizioni interne alla nostra società, scoperchiando di fatto la vulnerabilità e la capillarità degli obiettivi sensibili delle nostre comunità. Gli attacchi di Parigi e Bruxelles rientrano invece nella strategia di “Daesh” di portare l’attacco al cuore dell’Europa e dei “kuffar” (gli infedeli), con l’obiettivo di creare più consenso attorno alla figura del Califfo e del sedicente Stato Islamico. Anche Ankara ha pagato caro il legame con l’Occidente e questo dimostra che con l’ISIS non si può e né si deve trattare.

In che modo, secondo lei, la tendenza islamica radicale sta permeando le società europee? Con quali mezzi?

Il proselitismo che diffonde il radicalismo islamico nella nostra società si nutre di tutti questi episodi. La crisi di valori civici, civili e morali che vive l’Europa nell’attuale periodo storico non aiuta certo a contrastare il fenomeno. L’estremismo religioso poi, offre un’alternativa socio-economica che spesso carpisce i soggetti più deboli o quelli più instabili.

Dai punti di vista tecnico e geopolitico, in che condizione si trova l’Italia in questo momento?  

L’Italia con le sue frontiere sul Mediterraneo è sempre stata nazione di transito dei flussi migratori. Il problema della gestione intelligente dei flussi e il pericolo di infiltrazioni terroristiche tra i migranti è un dato concreto e rimane uno dei principali obiettivi a cui le autorità italiane devono far fronte. Da questo punto di vista adeguati investimenti in risorse tecnologiche per il riconoscimento dei migranti, così come il dispiegamento di personale qualificato e in forze, nei centri di approdo dei flussi migratori, sono due leve su cui il Governo deve prestare attenzione. Fino ad ora i nostri servizi di sicurezza hanno lavorato benissimo e sono riusciti a proteggerci dagli attacchi. Ma la sfida è ancora in corso: è necessario investire di più nell’Intelligence e nella sicurezza tecnologica se si vuole preservare lo Stato dagli attacchi. Inoltre l’Italia non deve essere lasciata sola a fronteggiare l’emergenza migratoria, come in passato; occorre una presa di coscienza del fenomeno a livello europeo. L’istituzione di una ”Intelligence europea” che dialoghi e coordini le forze di polizia e di sicurezza sul territorio del Continente potrebbe dar vita a quell’azione preventiva, repressiva e coordinata necessaria a contrastare in maniera efficace ed efficiente il fenomeno terroristico e l’avanzata islamica in Europa.

©Futuro Europa®

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