Prima e dopo la crisi

È stata la settimana politica più intensa degli ultimi vent’anni, eppure non pare aver del tutto risolto la situazione di perenne stallo dell’azione di Governo.

Il valzer della fiducia è durato tutta la mattinata di mercoledì. La tensione tra le file dei senatori del PDL ha sfiorato livelli mai raggiunti nel partito di Berlusconi, la cui leadership ha cominciato a vacillare seriamente per la prima volta dopo vent’anni di reggenza indiscussa. Fino all’ultimo secondo, fino alla dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo, Berlusconi ha tenuto tutti col fiato sospeso. Mentre un manipolo di senatori PdL – già pronti a votare la fiducia a Letta – attendeva lo strappo con stupore dello stesso Premier, il Cavaliere ha rinnovato la fiducia.

Ma quale è il bilancio di quel burrascoso mercoledì? Difficile a dirsi perché le strade aperte da questa decisione sono molteplici. Innanzitutto c’è da capire quali saranno le sorti di Berlusconi e del suo partito. Ancora non è chiaro chi e come intenda costituire un gruppo autonomo, non è chiara la posizione del Segretario Alfano e soprattutto rimane una grande incognita CL (Comunione e Liberazione). Nella Pianura Padana, dove il movimento religioso ha il suo cuore politico ed economico, filtrano segnali di sofferenza e gli strappi sembrano imminenti.

A Roma invece le cose sembrano andare diversamente: l’emorragia sembra essere stata contenuta da un incontro fiume tra Alfano e Berlusconi, i quali pare abbiano trovato una quadra sul futuro del partito. I dettagli sono ancora oscuri anche perché, fino al giorno del voto in aula sulla decadenza del Cavaliere, ogni azione deve essere ben ponderata.

E il Governo come esce da questa vicenda? Letta pare aver acquisto più sicurezza (le stoccate degli ultimi giorni al Cavaliere sembrano confermarlo) anche grazie alla presa di posizione del suo Ministro dell’Interno. Ora resta da capire se l’azione dell’Esecutivo abbia ingranato la marcia giusta per affrontare finalmente le esigenze di un paese che, secondo i dati di innumerevoli centri di ricerca, sembra non riuscire ad uscire dal buco nero della crisi.

Ora Letta, rinvigorito dalla scelta dei “responsabili”, ha il dovere di non annacquare più l’azione di governo. Il PD è formalmente compatto nel sostegno al Premier mentre l’ala scissionista del PDL mette in netta posizione di svantaggio Berlusconi.

Così le battaglie su IVA ed IMU rischiano di essere vanificate e i provvedimenti futuri rischiano di non prendere la strada di riduzione e abolizione, auspicata da molti e tanto propagandata dal PDL.

Quali saranno le mosse future non è dato sapersi  anche perché dai Palazzi romani non trapelano informazioni. Sicuramente il voto in aula sulla decadenza di Berlusconi potrà svelarci qualcosa di più sul futuro del nostro Paese.

©Futuro Europa®

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