Un’altra calda settimana

Altra settimana calda, e non mi riferisco solo all’afa che sta soffocando l’Italia, ma ai tanti eventi, piccoli, medio e grandi, che reclamano l’attenzione. Alcuni paiono del resto effetto di qualche colpo di sole. Cominciamo da quelli piccoli, anzi minimi, ma non per questo meno miserabili: il signor Florestano, esponente di Fratelli d’Italia nella mia amata Ferrara ha trovato la soluzione per risolvere il problema degli immigranti: lui è pronto a farne fuori cento al giorno, sparandogli alla nuca e gettandoli in una fossa comune. E si è persino stupito e anche un po’ seccato per il chiasso sollevato da quella che – ma certo! – era  solo “una battuta”. Meno male che anche il suo partito l’ha sconfessato, in modo anche duro. Però, cara Giorgia Meloni, quando ci si abbraccia a un Salvini, qualche cosa resta, magari in menti non proprio superdotate. Bestialità così monumentali, ed è questo il lato peggiore, introducono una nota di indebito folclore e rendono più difficile, polarizzandola tra “razzisti” e “buonisti”, la discussione su un tema che invece esiste, è serissimo, e va affrontato in sede nazionale ed europea con misure magari rigorose ma sagge. In Germania, la signora Merkel ha “fatto piangere” una bambina palestinese la cui famiglia è sotto espulsione, ricordandole che, purtroppo, non c’è posto per tutti. E giù un torrente di critiche per l’insensibilità teutonica della Cancelliera che, tutto sommato, da onesta  massaia, ha detto solo la verità, per dura che essa sia.

Un altro evento minuscolo: Berlusconi, in un pubblico comizio, ha esortato i suoi a “fare la rivoluzione” se le Procure lo arrestano. Spero che nessun PM sia così stupido e non credo che ve ne siano le condizioni legali, ma l’ex-Cavaliere non  ha perso un’altra occasione per coprirsi di ridicolo.

Tra le cose serie c’è invece la proposta di Renzi di ridurre il carico fiscale (50 miliardi in tre anni) in cambio delle riforme. Sembra una specie di ricatto, ma in sé l’idea è persino banale: è ovvio che per ridurre le entrate senza aggravare il debito già enorme, occorre ridurre le uscite e questo richiede una serie di riforme in profondità che Governo e maggioranza dovranno  continuare a varare. Visto così, il discorso non fa una grinza. E infatti piace alla Confindustria e persino un sindacato timidamente l’approva (l’UIL, non  la CGIL, figuriamoci se la signora Camusso dà  una soddisfazione all’odiato tiranno!). Lasciamo stare i commenti delle varie opposizioni di destra o grilline, che in definitiva fanno il loro mestiere. Però ai piagnoni PD la cosa non piace. Bersani  dichiara che sì, certo, le tasse è giusto abbassarle, ma “in altro modo”. E come, scusi? A me pare che il solo metro su cui si potrà e si dovrà giudicare l’impegno di Renzi è quello della sua effettiva realizzazione. Altrimenti, sarà una delle tante promesse a vuoto e delle tante occasioni perdute per raddrizzare il Paese.

Altro fatto rilevante: in Paraguay, il Papa ha fatto un discorso quasi incendiario, incitando i popoli a ribellarsi al sistema capitalistico-finanziario e ai dirigenti che sono ad esso sottomessi. Auspica una rivoluzione violenta? Sembrerebbe di sì, ma non è credibile, venendo dalla Chiesa la cui regola è il pacifismo. Di solito in Argentina i detti di Francesco vengono accolti con riverente approvazione. Questa volta, però, il più autorevole commentatore della più diffusa rivista argentina, Noticias, non ha nascosto le sue perplessità. La sua tesi è che il Papa, di fronte alla continua laicizzazione della società moderna, specie in Occidente, e alla conseguente perdita di influenza della Chiesa sulla base dell’osservanza dei dogmi, ha voluto restituirle autorità ponendosi come portabandiera dei poveri e dei diseredati del mondo, in sintonia, ma anche in concorrenza, con i regimi populisti, da Castro a Evo Morales. L’articolista nota però che quei regimi, bene o male, a un certo punto hanno il compito di governare e di dare dunque seguiti concreti alle loro enunciazioni programmatiche. La Chiesa non ha questo compito; può quindi limitarsi all’enunciazione di una posizione, e quanto più radicale, migliore! Molti però, e non solo populisti, considerano che il Papa  abbia indicato la via per un’economia diversa, la sola capace di salvare il mondo: “l’economia etica”. Enunciazione che è difficile non condividere, quando si vedono gli eccessi a cui hanno condotto la liberalizzazione selvaggia e il capitalismo finanziario scatenato. Ma stiamo molto attenti! Contro questi eccessi è giusto che intervengano regole correttive, se possibile a livello mondiale (in Europa ve ne sono già, anche se non ancora sufficienti).  È invece pericoloso invocare  una trasformazione radicale del sistema di libertà di mercato, perché lo sbocco inevitabile è un’economia rigidamente controllata dallo Stato, una formula che ha prodotto sempre e solo disastri, e continua a farlo nei Paesi a conduzione populista. Ad esempio, è di moda tuonare contro le banche, causa di tutti i mali (cosa in parte vera), e demonizzare gli Stati che intervengono per salvarle. Dimenticando una cosa elementare: che le banche sono i depositanti, i risparmiatori, i correntisti, cioè tutti noi e se il sistema fallisce i banchieri individuali magari si salvano ma tutti noi altri andiamo in rovina e l’intera economia va a rotoli..

Tornando a Papa Francesco, la conclusione dell’articolista è che, per l’altissima Cattedra da cui parla, Egli abbia il dovere evangelico di difendere poveri e diseredati invocando un mondo più giusto e più umano attraverso gli strumenti propri di un cristiano, ma non avventurandosi su un terreno politico che non è il suo, perché altrimenti le sue parole – magari rispettosamente ascoltate – in realtà o cadono nel nulla o, se ascoltate e messe in atto, possono portare ai disastri che sappiamo.  Parlare  di “economia etica” va bene, nota alla fine Noticias, ma occorre spiegare  cosa significhi in concreto e come possa realizzarsi senza distruggere un sistema che, bene o male, e con tutti gli eccessi da correggere, ha assicurato nel tempo progresso e prosperità ai popoli che lo hanno  praticato.

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