Michel Barnier “shadow minister” di Lady Pesc

All’atto del suo insediamento alla Presidenza del Consiglio, il premier Matteo Renzi annunciò subito il programma dei primi 100 giorni, un termine che si è ben presto moltiplicato per 10,ma il mantra dei 100 giorni pare essere affetto da una maledizione quando attiene ai politici provenienti dalla Leopolda.

Esprimemmo già le note perplessità sulla nomina a Lady Pesc, ovverossia Alto Commissario per la politica estera e la sicurezza della UE, di Federica Mogherini, priva di competenze ed esperienza in tale ruolo, se si esclude la vistosa gaffe della visita a Kiev e Mosca non ancora nominata nel ruolo. Giova rammentare che al primo passaggio la nomina non fu espressa e solo l’insolita insistenza del premier italiano “costrinse” Juncker ad accettare la nomina della rappresentante italiana. I sospetti che a suo tempo vennero espressi che la persistenza sul nome della Mogherini servisse a liberare lo spot del dicastero esteri, fu confermata dalla nomina del fedelissimo Gentiloni dopo poco tempo.

Un’impressione che la carica, più di visibilità che di effettiva sostanza, sia servita ad allontanare Lady Pesc Mogherini da Roma è avallata dall’abbandono di cui Matteo Renzi ha di fatto regalato all’Alto Commissario. Nel totale silenzio e disinteresse del premier,  appena insediata, la stessa Lady Pesc è stata scippata dell’importante trattativa con l’Iran sull’uso militare del nucleare, delegata addirittura all’Alto rappresentante uscente, la già deludente britannica Catherine Ashton. In seguito è stata esautorata nell’ambito del negoziato sulla crisi in Ucraina tra l’Ue e Mosca, per l’incontro decisivo con il presidente Vladimir Putin, sono scesi in campo direttamente la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande.

Giungendo ai giorni nostri, il 17 febbraio scorso, a sorpresa, è giunto il comunicato del Presidente Juncker che nomina il francese Consigliere Speciale per la Difesa e la Sicurezza. Un ruolo non retribuito (ma Barnier riceverà per tre anni circa 370 mila euro: compenso che spetta a tutti gli ex commissari Ue, l’unico che ha rinunciato a simile beneficio è stato Antonio Tajani), non previsto da nessun trattato UE, pur essendo prevista la presenze di Consiglieri Speciali in generale, ma che ha sottratto a Federica Mogherini due deleghe che appartenevano all’Alto commissario per la politica estera dell’Unione. E non è forse un caso che questa scelta sia maturata proprio mentre Mrs. Pesc sarebbe chiamata a far svolgere un ruolo centrale all’Europa per la crisi libica.

Malgrado i sorrisi di facciata, una prima querelle è subito sorta sul comunicato ufficiale in cui il Presidente Juncker ha scritto: “All’entrata in carica dell’attuale Commissione abbiamo dichiarato che l’Europa avrebbe dovuto essere resa più forte in termini di sicurezza e di difesa. Certo, l’Europa ha principalmente un potere di persuasione, ma a lungo andare anche il potere di persuasione più forte ha bisogno di un minimo di capacità di difesa integrate. Grazie alla vasta esperienza maturata nel settore della sicurezza e della difesa, Michel Barnier è la persona giusta per consigliare sia me sia l’Alta rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini su queste materie così importanti per il futuro dell’Europa“. In volo verso Washington per incontrare John Kerry, l’Alto Rappresentante  ha fatto diffondere il seguente comunicato: “Michel Barnier non è consulente della Pesc, ma di Jean-Claude Juncker”. Lo ha detto la stessa Mogherini alle agenzie di stampa a Bruxelles, e lo ha ripetuto il portavoce di Juncker, Margaritis Schinas in un briefing con i giornalisti. Purtroppo per Lady Pesc a questa precisazione non ha seguito la conferma dell’interpretazione data da parte del Presidente Juncker.

Michel Barnier, a differenza della sig.ra Mogherini, non è certo l’ultimo arrivato o sprovveduto della politica estera europea, ha ricoperto la carica di Commissario europeo nelle Commissioni Prodi (1999-2004) e Barroso II (2010-2014). Nella veste di membro del Praesidium della Convenzione sul futuro dell’Europa, ha presieduto nel 2001 il gruppo di lavoro sulla difesa europea. È stato Ministro degli affari esteri del governo francese (2004-2005). Nella veste di consigliere speciale dell’allora Presidente della Commissione José Manuel Barroso, nel 2006 il signor Barnier ha presentato al Consiglio europeo una relazione in cui proponeva la creazione di una forza europea di protezione civile. Nella Commissione Barroso II ha guidato, insieme ad altri, la task force sulla difesa e ha supervisionato l’elaborazione della comunicazione della Commissione europea sui mercati europei della difesa, presentata al Consiglio europeo nel dicembre 2013.

In pratica il nuovo advisor nominato è una sorta di “shadow minister” o ministro ombra, termine che andava di moda un ventennio fa in Italia. Particolare non secondario, Barnier appartiene partito di Juncker, il Ppe, mentre Mogherini viene dal Pse. Ed è francese come l’uomo-macchina del servizio estero Ue, l’ambasciatore Alain Leroy, uno dei più grandi esperti d’Europa.  Il fatto che Barnier abbia in realtà ben poca esperienza proprio in materia di Sicurezza e Difesa, lui si occupava di concorrenza ed antitrust, fa ancora di più pensare che si tratti di un commissariamento della Mogherini. Inoltre le competenze in materia di Sicurezza e Difesa non sono della Commissione Ue, ma del presidente del Consiglio Ue, il polacco Tusk.

Purtroppo la scelta del premier Renzi di volere a tutti i costi e contro tutti Federica Mogherini in quel ruolo pare sempre di più una di quelle scelte volte più a rafforzare il suo ego e la sua necessità di affermare una leadership che appare ogni giorno che passa, più imposta che riconosciuta. E l’assenza di commenti sull’argomento da parte della Presidenza italiana pare rafforzare l’impressione che ottenuto l’obiettivo di liberare il posto di Ministro degli esteri nella capitale, lo stesso Renzi abbia più o meno abbandonata a sé stessa la sig.ra Mogherini.

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