Colosseo, un restauro contestato

Roma – “Il lavoro effettuato è disomogeneo e peggiora l’aspetto complessivo del Colosseo.” 64 esperti, tra architetti e restauratori, hanno sottoscritto una lettera di disapprovazione indirizzata al MiBACT e alla Presidenza del Consiglio. I firmatari hanno confrontato il rifacimento delle prime dieci arcate, da parte delle aziende Gherardi e Aspera, con quello precedentemente eseguito sulle prime tre da un’impresa specialistica di restauro, con tanto di cantiere pilota dove sperimentare le tecniche d’intervento.

La pulitura condotta da Gherardi/Aspera, secondo i detrattori, «in alcuni punti è troppo approfondita e scopre gli strati profondi della pietra, mentre in altri sono ancora presenti le croste nere, e ciò conferisce all’insieme un aspetto disordinato e sciatto». Eppure in cantiere si dichiara che sono presenti sette laureati in restauro, e la cifra potrebbe addirittura aumentare dalla data d’inizio dei lavori nell’ottobre 2013 a quella di completamento a inizio 2016.

L’ARI, Associazione Restauratori Italiani, già nel 2011 aveva cercato di impedire che i lavori finanziati dal gruppo TOD’S per 25 milioni di euro venissero affidati a imprese edili comuni. Ma fu tutto inutile. I lavori, infatti, hanno preso il via in ritardo, a causa dei ricorsi alla giustizia amministrativa presentati da CODACONS e dall’azienda che si era classificata seconda nella gara d’appalto: i ricorsi furono entrambi persi.

La tecnica impiegata finora, e in merito alla quale non si prevede alcuna variazione, consta di tre fasi, come spiegato da Gisella Capponi, direttore dei lavori. Montate le impalcature, si procede con lo spruzzo di acqua tiepida nebulizzata per sciogliere la sporcizia incrostata nel tempo. A ciò segue la pulizia con spazzolini e spugne; si conclude con la stuccatura del travertino scheggiato.

La porzione di Colosseo sottoposta al primo intervento di restauro è in assoluto la più scurita dagli agenti chimici, quella che richiedeva maggior urgenza: “È l’area più vicina al traffico, dove il particolato si è deposto con maggiore intensità.” Terminato il restauro del prospetto settentrionale, sarà operato quello di quello meridionale, verso il Celio. Sono già state svelate scritte dapprima nascoste dallo smog e dalle polveri; ci si aspetta scoperte più significative sul fronte meridionale, appunto perché all’interno del monumento, in relazione allo studio delle tecniche di costruzione antiche.

La superficie ultimata è stata di 4.200 metri quadrati di travertino. Il tono originario ambrato, interrotto da sezioni bianche dovute al calcare dell’acqua di scolo, è stato restituito; le patine, che attestano lo scorrere del tempo, verranno tuttavia mantenute. Sono inoltre presenti inserimenti di cemento armato tra un lastrone e l’altro, che risalgono agli interventi di consolidamento di fine ‘900 nelle prime due arcate. Il progetto prevede che i lavori si concentrino su dieci fornici alla volta, onde evitare la copertura totale del monumento e la chiusura ai visitatori.

Come annunciato da Mariarosaria Barbera, a capo della Soprintendenza Archeologica di Roma, il 4 luglio 2014 la ditta Aspera è subentrata alla ditta Gherardi, che si era aggiudicata l’appalto al momento della gara. La società Aspera garantisce la continuità del progetto, secondo le medesime linee adottate fino ad allora; «ha già avviato il piano di rientro dei ritardi, non particolarmente lunghi, che si sono creati». Il presidente di Aspera, Alex Amirfeiz, ha illustrato che la sua ditta «ha preso in affitto un ramo di azienda dell’impresa Gherardi specializzata nel restauro conservativo». Dunque, niente di meno di un subaffitto, teoricamente privo di traumi. Per astra ad aspera.

Sorge il forte dubbio che pure gli studiosi possano serbare un senso di risentimento, che sfoci nella tentata vendetta verso questioni da cui dipende un risultato permanente sull’Anfiteatro Flavio. Anche se fosse, pur sempre pensieri piccoli sulle alte sfere. Ma, se la vendetta è un piatto che va servito freddo, cari studiosi, ponderate bene il bene pubblico, il male minore, e non affilate il pennino per curare il vostro orgoglio, orgoglio di pochi, quei pochi idealmente meritevoli di fiducia, di cui fidarsi e a cui affidarsi.

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