Guantanamo Bay

Lui, povero, ancora ci prova; colui che al grido di Yes We Can ci aveva fatto sperare in un mondo migliore, ormai dopo non esserci riuscito cerca di salvarsi in corner provando a chiudere la base navale di Guantanamo a Cuba. Ma non ci riesce. I legislatori repubblicani hanno detto no alla richiesta del presidente statunitense, Barack Obama, di poter trasferire i prigionieri del famigerato carcere in altre strutture. La richiesta del presidente faceva parte di un piano integrale per chiudere il carcere militare ubicato nella base navale di Guantanamo, territorio che gli Stati Uniti occupano da anni, come sostengono i cubani, contro la volontà del popolo e del governo di Cuba.

All’inizio del mese di maggio scorso il senatore Carl Levin, democratico del Michigan, aveva chiesto che il progetto di legge riferito al carcere, includesse una disposizione con l’autorizzazione del trasferimento dei prigionieri in suolo statunitense, pensando che questo fosse il primo passo per la chiusura dello stesso. La proposta di Levin ha ricevuto una forte resistenza dei legislatori repubblicani e di alcuni democratici che esigono strette restrizioni per garantire il trasferimento dei detenuti negli Stati Uniti o nei loro paesi d’origine. Il Presidente nel 2009 aveva firmato un ordine esecutivo per chiudere il carcere di Guantanamo in un anno, ma cinque anni dopo è sempre aperto. I congressisti dei due partiti hanno fatto resistenza alla chiusura della prigione, sostenendo che il trasferimento dei prigionieri nei loro paesi d’origine, senza l’adeguata revisione potrebbe essere “pericoloso e  temerario”. Visti i grandi successi in tema di politica estera, credo che la paura sia più che comprensibile.

Il carcere fu aperto l’11  gennaio 2002 in territorio cubano per trattenere e interrogare sospetti terroristi; Guantanamo ha rappresentato e ancora rappresenta il simbolo della strategia statunitense di contrasto al terrore e, per molti, un esempio palese di come in nome di tale strategia i diritti umani siano stati sistematicamente violati. E proprio in questi giorni, dopo 5 anni di lavoro e milioni di documenti studiati, la Commissione del Senato per il controllo sui servizi segreti ha presentato un rapporto sui metodi della CIA e sulla loro efficienza. Anche se la principale parte del rapporto rimane segreta: sono state diffuse soltanto 500 delle oltre 6000 pagine. Ma anche questa minima parte è stata sufficiente per percepire il quadro terribile della brutalità e dei soprusi che imperversavano nelle carceri della CIA.

A svelare i retroscena nascosti di Guantanamo ci ha pensato Wikileaks tempo fa che ha pubblicato documenti di Stato, files e testimonianze di quanti hanno preso parte, assistito o subìto torture e sevizie. Ad esempio, è uscito fuori che veniva utilizzato un particolare medicinale iniettato abitualmente ai detenuti, la Meflochina, una medicina che cura la malaria ma che ha effetti devastanti sulla psiche come gli istinti al suicidio, allucinazioni, ansia, depressione e attacchi di panico. E non mi dilungo in racconti dell’horror.

Speriamo che sull’onda emotiva di queste rivelazioni, l’opinione pubblica si scuota e faccia pressione, anche se ci spero poco in una nazione che fa della difesa personale una malattia. Nella prigione della base navale di Guantanamo sembra ci siano ancora 142 prigionieri, 73 con l’opzione del trasferimento. Alcuni sono lì dentro dal 2002.

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