Camera di Consiglio

Dare del moroso ad un condomino di fronte ai suoi amici è reato – Il caso: un condomino, preso da un momento di rabbia,  aveva definito “moroso” ed “aduso a non pagare le rate condominiali” altro condomino di fronte ad alcuni amici di quest’ultimo, suoi ospiti, del tutto terzi rispetto al condominio e che, quindi, nessun interesse avevano riguardo alle questioni afferenti lo stabile.

Il reato ipoteticamente configurabile è la diffamazione, non essendo presente al momento del pronunciamento delle frasi la persona offesa, reato previsto dall’art. 595 c.p. che punisce chiunque, comunicando con più persone, offenda la reputazione di qualcuno assente.

Elemento scriminante può essere l’esercizio di un diritto, così come previsto dall’art.51 c.p., diritto che nei casi come quello che ci occupa è certamente quello di critica, critica che, però, per essere legittima deve avere una precisa continenza espressiva e sussistere una rilevanza sociale della notizia.

Diciamo subito che la Cassazione ha concluso per ritenere l’imputato colpevole. Infatti di per sé definire una persona costantemente morosa ed adusa a non pagare i propri debiti di certo lede la sua reputazione, per cui è necessario stabilire se tale lesione è legittima in rapporto alla su detta scriminante del diritto di critica.

Innanzi tutto è evidente che la notizia della morosità di un condomino non è tale da avere rilevanza sociale nei confronti della indeterminatezza delle persone, è ovvio, quindi, che tale notizia è rilevante solo all’interno dei rapporti condominiali, per cui è legittima l’attribuzione della qualifica di moroso nel corso dell’assemblea condominiale o, comunque, in contesti limitati ai condomini ed all’amministrazione dello stabile, che sono i soli ad avere il preciso interesse alla notizia stessa. Al di fuori di detti contesti non sussiste alcuna ragione, se non quella di offendere la persona, di additare qualcuno come moroso degli oneri condominiali.

Concludendo, quindi, è sempre necessario pesare le parole in ogni contesto ed evitare inutili offese, che , oltre a non servire a nulla, impegnerebbero la nostra giustizia già sufficientemente aggravata.

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo, avvocato, è membro del “Progetto Mediazione” del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma]

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