Movimento 5 Stelle, cadenti

Sono lontani i tempi in cui i sondaggi sugli orientamenti di voto facevano registrare il M5S al primo posto e Beppe Grillo risultava tra i leader più apprezzati. Oggi il movimento vive una fase di oggettiva difficoltà, sconta la parziale delusione di oltre un quinto del proprio elettorato e risulta penalizzato dai dissensi interni che periodicamente affiorano.

A poco più di sei mesi dalle Elezioni europee, che hanno fatto segnare un ridimensionamento del consenso del Movimento 5 Stelle (ha ottenuto 5,8 milioni di voti perdendone quasi 3 rispetto alle Politiche), secondo un recente sondaggio di Nando Pagnoncelli, il giudizio sull’operato del Movimento risulta positivo per un elettore su quattro (26%) e negativo per il 71%.

In generale, le opinioni negative prevalgono su quasi tutti gli aspetti considerati: il 54% non è disposto a riconoscere che il Movimento abbia contribuito a svecchiare la politica prima che lo facesse Renzi, il 57% non ritiene che coinvolga realmente i cittadini nelle decisioni, il 54% pensa che faccia molte polemiche senza attuare progetti concreti.

Non è un periodo sereno per il movimento, tra la contestazione a Grillo nella sua Genova e i toni duri da lui usati contro i dissidenti. Di recente, il fuoco dei falchi grillini si è abbattuto su Luis Alberto Orelana, ex M5S, ora nel Gruppo misto. Il senatore è finito nel mirino dei suoi ex compagni di partito per aver votato a favore del rinvio del pareggio di bilancio al 2017.  Il suo voto, infatti, è stato decisivo nel far passare al governo la prova del Senato. Su Facebook, Alessandro Di Battista non ha usato toni amichevoli nei confronti di Orelana: “Che schifo di uomo. Lo devo pizzicare, lo farò quantomeno vergognare, anche se per quattro spiccioli sarebbe capace anche di vendersi l’anima, oltre che i valori”.

Da ultimo, le opinioni dell’elettorato italiano, in generale, si dividono tra coloro che ritengono che le proposte avanzate siano diverse, poco coerenti e finalizzate unicamente a cercare consenso (46%) e coloro che sono di parere opposto (49%). Il consenso per il movimento di Grillo è più elevato nelle classi centrali di età (tra i 30 e i 50 anni) e, ancora una volta, tra i segmenti più toccati dalla crisi: lavoratori autonomi, disoccupati, casalinghe e residenti nelle regioni meridionali.

A cosa è dovuto questo mutato atteggiamento nei confronti del M5S? Indubbiamente il consenso di Renzi, le sue proposte ed il suo modo di fare politica hanno indebolito il movimento di Grillo. Infatti, alcuni dei temi messi in agenda dal premier fin dall’inizio del suo mandato, rappresentano i tradizionali cavalli di battaglia del M5S. Basti pensare ai costi ed ai privilegi della politica e non solo: i provvedimenti che hanno riguardato le Province, la riduzione delle auto blu, il tetto agli stipendi dei manager pubblici, la proposta di riforma del Senato, solo per fare qualche esempio.

Grillo ed il suo movimento hanno da sempre dato voce ad una domanda, molto diffusa nel Paese, di rinnovamento, di ricambio generazionale e, soprattutto, di “disintermediazione”: una sorta di messa in discussione della rappresentanza da parte della base. Ebbene, Renzi ha un piglio decisionista ed evita di confrontarsi con i corpi sociali intermedi, a partire dal sindacato e dalle associazioni di categoria, ritenendoli spesso un elemento di freno. Insomma, il premier mette in atto una sorta di disintermediazione “dall’alto”.

Tutto ciò ha determinato un’erosione, da parte del Pd, del largo consenso ottenuto lo scorso anno dal M5s, testimoniato dall’analisi dei flussi elettorali: oltre un milione di elettori del 2013 hanno abbandonato il movimento di Grillo preferendo il Pd alle Europee, contro quasi 300 mila che hanno fatto il percorso inverso.

E’ arrivata poche settimane fa la risposta di Grillo alle contestazioni di Genova – sua città natale – e recentemente colpita da una tragica alluvione. Il comico ha pubblicato un video che lo ritrae mentre spala il fango. I tg, però, hanno mostrato molti giovani contestatori inferociti che lo dileggiavano.

Il Movimento 5 Stelle appare in mezzo ad un guado: ha posto le basi per avviare un processo di profondo cambiamento nel Paese, ma non riesce a portare a casa i dividendi. E le molte proposte che avanza si scontrano con una notevole difficoltà: non vengono considerate come parte di un progetto complessivo. In secondo luogo, per far approvare le proposte, è necessario avere i numeri in Parlamento e quindi ricercare alleanze, che il Movimento notoriamente rifiuta. La ricerca di alleanze rischierebbe di compromettere l’immagine di “diversità” del movimento rispetto ai partiti tradizionali. E’ proprio questa diversità a rappresentare il tratto distintivo e il principale comun denominatore di un elettorato che non appartiene ad un blocco sociale omogeneo, ma ha caratteristiche e provenienze diverse ed esprime bisogni e aspettative non sempre convergenti sui principali temi: lavoro, crescita, immigrazione, tasse, servizi, Europa.

Il dilemma del M5S sembra proprio questo: conviene continuare a puntare sull’antipolitica e sulla disintermediazione, pur nella consapevolezza che, rispetto al passato, sono armi spuntate, oppure promuovere proposte innovative ricercando alleanze in Parlamento, con il rischio di “contaminarsi” con la politica tradizionale e di perdere il principale fattore identitario?

L’ultimo raduno pubblico dei grillini, in ottobre a Roma, non ha fornito indicazioni su questo fronte. Era tangibile lo sforzo, da parte di Grillo, di riempire i vuoti lasciati da allontanamenti e diserzioni, confermando però la linea dura con i dissidenti. I contestatori che, saliti sul palco del Circo Massimo, chiedevano con uno striscione più trasparenza nelle decisioni sono stati prontamente espulsi: “Giorgio Filosto, Orazio Ciccozzi, Pierfrancesco Rosselli, Daniele Lombardi – ha annunciato Beppe Grillo sul suo blog – hanno approfittato del loro ruolo di responsabili della sicurezza del palco di Italia5Stelle per occupare il palco stesso. In rispetto per gli oltre 600 volontari che hanno dedicato il loro tempo e lavoro per il successo dell’evento Italia 5 Stelle e delle centinaia di migliaia di attivisti del MoVimento 5 Stelle presenti all’evento, i 4 sopracitati sono fuori dal MoVimento 5 Stelle”.

©Futuro Europa®

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2 Comments

  • Il lettore Carlo Lorenzi ci segnala una nota/commento (dall’altra parte della “barricata”) a questo articolo citato sul blog Indignati a 10 stelle, un blog che potremmo definire “d’area” del Movimento di Grillo.

    • Ho seguito Grillo prima del Movimento, i suoi spettacoli erano una sorta di denuncia. In seguito credo di aver notato una propensione a far nascere rabbia inconsulta con pochi contenuti emergenti. La rabbia è una condizione che affatica e non consente la riflessione….quindi dura poco perchè affatica e non risolve.
      In Parlamento s’è vista la copia del “Signor no” e prendersela con gli stipendi dei politici, s’è capito, non porta a nulla. Chi comanda, comanda anche loro :). Fare “i vergini” non paga, paga sporcarsi le mani…cosa mai avvenuta.

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