Scienza: da Royal Society ad Action 314, passando per M5S

Nullius in verba, non fidarsi delle parole. È il motto scelto dai promotori della Royal Society che nel 1660 fondarono questa associazione scientifica con lo scopo di promuovere la conoscenza scientifica quale elemento essenziale e creante della società. Ai primi albori di quello che fu il pensiero illuminista, alcuni tra i più importanti intellettuali inglesi decisero di creare quello che è probabilmente il primo think tank dell’era moderna dove potessero svilupparsi il libero pensiero e la conoscenza, senza essere deviati dall’influenza della politica e della religione, ma su base sperimentale e non empirica.

La frase originale è di Orazio che, nelle Epistole, si rivolge al suo mecenate con queste parole: “Nullius addictus iurare in verba magistri, quo me cumque rapit tempestas, deferor hospes; con le quali, come uomo libero, non è costretto a credere alle parole di alcun maestro [si consideri, per facilità d’uso, questa semplificata traduzione: “Non sono obbligato a giurare sulle parole di nessun maestro, ma ovunque la tempesta mi trascini, mi porgo come ospite”].

La prestigiosa istituzione inglese le ha poste come base della sua attività che è basata sullo sviluppo della conoscenza e del sapere sulla base di metodi di studio scientifici. Partendo dall’osservazione e dallo studio, senza farsi deviare da pregiudizi o preconcetti fuorvianti, da oltre 400 anni la Royal Society, fedele al suo motto, promuove la scienza, i suoi sviluppi e i benefici che ne scaturiscono, fornendo supporto non solo al benessere individuale e collettivo, ma offrendola anche come strumento per la politica e l’economia. Tra i suoi membri troviamo Isac Newton, Stephen Hawking, John Locke, Albert Einstein, Charles Darwin, Leibnitz; tra gli italiani Alessandro Volta, Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia.

La conoscenza e il sapere, salvo forse il caso della filosofia, difficilmente sono opinioni soggettive, e il metodo scientifico che deve trovare applicazione in ogni campo del sapere applicato, oggi più che mai, ha bisogno non solo di essere attentamente considerato. Possono sembrare frasi scontate ed inutili ma, oggi più che mai, in un contesto sociale globale in cui lo strumento internet permette a chiunque di giungere in possesso di una mole quasi inconcepibile di informazioni, chiunque dovrebbe fare molta attenzione all’uso delle stesse e non confondere la conoscenza con l’illusione di essersene formata una.

L’esempio più clamoroso e più recente è quello di una esponente Cinque stelle che, senza alcun titolo, cultura o preparazione, si è permessa di apostrofare con le parole, diventate virali, “questo lo dice lei”, un docente universitario qualificato e che da anni è chiamato (non nominato da commissioni interne di baroni) a insegnare economia in Università come quella di Tokyo e Bruxelles. Diciamo pure che la meschina figura della sottosegretaria Castelli può fare il paio con quella della deputata Barbara Lezzi che ha proposto di istituire una commissione – “a 370 gradi”! – per dare conto di tutti i possibili punti di vista mettendo così a pari livello il mago Otelma e Galileo per “permettere a tutti di farsi un’opinione”.

Sono derive estremamente pericolose perché trovano applicazione e visibilità in “politici” e vengono comunque divulgate sulla rete dove, proprio a causa della quantità di informazioni, sempre più in aumento e con sempre meno potere di controllo, possono trovare terreno fertile in molti che, ritenendo di potersi formare un’opinione, possono portare avanti idee non solo errate ma anche con possibili effetti devastanti.

In questo senso si pone 314 Action, un Comitato nato negli Stati Uniti per favorire l’elezione a cariche pubbliche di scienziati e leader qualificati in un’ottica, chiaramente dichiarata, di contrastare le politiche di Donald Trump. Il numero 314, per doverosa precisazione, è quello dal P greco.

Senza voler entrare in una questione che sembra tutta americana, ma non lo è, questa iniziativa dimostra come si avverta la necessità e il bisogno di leader e di una classe dirigente qualificata, che muova e si faccia guidare da principi costruttivi basati sulla conoscenza e il sapere e che possano trovare un’applicazione concreta e non demagogica in politica.

La situazione in Italia, sotto questo punto di vista, appare allarmante laddove si considerino non solo le citate uscite dei rappresentanti a Cinque stelle, ma anche alcuni provvedimenti che si vorrebbero adottare per ottenere consenso elettorale ma del tutto illogiche su basi economiche, politiche e sul piano della legalità. Ultimi in tal senso non solo gli interventi sulla prescrizione, ma anche la proposta di permettere agli avvocati di emanare provvedimenti giudiziari. Ma, purtroppo, si tratta di provvedimenti che muovono dalle idee completamente distruttive e non propositive, base del movimento di Beppe Grillo. Distruttive come l’anti scienza.

La speranza è che anche in Italia si possa tornare ai principi della Royal Society o che si avvii un movimento 314. L’importante sarebbe iniziare a non dare ascolto né fiducia a idee che hanno lo stesso credito di una fake news ma che, purtroppo, per molti sono assiomi assoluti.

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