WWF Italia, Report Parchi e Aree marine

“Costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura” questo il motto del WWF e sarebbe bello che diventasse realtà. Tutti ce lo auguriamo.

E’ di qualche giorno fa la presentazione da parte del WWF, alla presenza del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, dell’ultimo Check-up sui Parchi nazionali e le Aree marine protette.

All’indomani del Summit in California per l’Azione Globale sul Clima, che è stato il primo meeting globale pensato per le imprese, i Governi subnazionali e i leader locali, che li ha visti riuniti per condividere nuovi impegni, piattaforme e soluzioni per la questione del clima, con l’obiettivo comune di accelerare l’azione per limitare il riscaldamento globale e i danni da eventi naturali catastrofici e non preventivabili, per innalzare, in definitiva, il “livello di ambizione”, per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°, facendo diminuire le emissioni mondiali entro il 2020, la presentazione dei due Check up, al di là e oltre i dati di rilevazione forniti, da offrire all’analisi degli studiosi, vuole essere, anche, una dichiarazione d’intenti, esplicita, una volta in più, se mai dovesse essercene bisogno, da parte del Governo e del Ministro dell’Ambiente, Costa delle intenzioni di salvaguardia e tutela del Patrimonio Italiano naturalistico e non solo: “la tutela e la conservazione della natura, della fauna e degli habitat nel sistema delle aree protette nazionali sono  e saranno centrali nella nostra azione di governo. Per questo intendiamo agire subito, a cominciare dalle nomine, scegliendo i migliori profili a disposizione…evitando indicazioni di persone che a volte troppo politicizzate non sono interessate a una vera svolta dei luoghi più importanti per la biodiversità in Italia – dichiara il Ministro in occasione della presentazione, proseguendo – è solo il primo passo, ma importantissimo, per la trasparenza ed efficienza che vogliamo trasmettere per la governance dei parchi. Voglio buoni manager ambientali, di cui non m’interessa il colore, ma il livello che deve essere alto. Vorrei persone in grado di saper spendere le risorse su progettualità concrete” conclude Costa.

Del resto, alla luce dei risultati emersi dai due Report, risulta non più differibile la revisione, chiesta dal WWF a Governo e Parlamento della Legge 394 del 1991, quella, per intenderci, relativa alla gestione delle Aree protette, sia per semplificare le procedure di gestione, troppo complicate e burocratizzate, sia per migliorare la governance delle riserve delle aree marine, aumentando i fondi destinati a 40 milioni e chiedendo la nomina di manager competenti e non politicizzati per gli Enti, in sintonia a quanto dichiarato dal Ministro, e l’istituzione dei “Parchi nazionali sospesi” (Stelvio, Delta del Po, Gennargentu, Matese e Portofino).

I due Report, che sono stati realizzati secondo il “Metodo della Valutazione e prioritizzazione rapida della gestione delle Aree protette” – Rappam – che rappresenta uno strumento per raggiungere l’obiettivo di promuovere un sistema vitale di aree protette – Aapp -, consentendo una valutazione in tempi rapidi della loro “efficacia complessiva di gestione” in un determinato sito naturalistico di un Paese o di una Regione, delineano una situazione di forte crisi per il fronte naturalistico italiano: con le principali problematiche che sono collegate agli strumenti di gestione, alla carenza di personale qualificato, alla carenza di risorse disponibili per i progetti di conservazione. Dai dati raccolti nell’indagine, in cui sono stati studiati tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente in funzione, e le 26 Aree Marine protette sulle 29 che sono state istituite, risulta che l’urbanizzazione, la cattiva gestione del turismo, gli incendi, i cambiamenti climatici sono le “principali pressioni” che vanno a incidere, non sempre in modo positivo, sull’equilibrio della biodiversità in Italia. Fattori a cui si vanno ad aggiungere: abusivismo edilizio e smaltimento dei rifiuti nei Parchi di piccole dimensioni e inquinamento idrico nei Parchi costieri.

L’Italia destina attualmente ai suoi 23 Parchi Nazionali 81 milioni di euro, cioè, 1 euro e 35 centesimi ad abitante. Molto poco per un fattore – la tutela del nostro patrimonio naturale – che fatte salve le varie problematiche ambientali, potrebbe diventare un volano della nostra economia: un forte elemento di sviluppo, che configura grandi opportunità. La soluzione dei vari limiti, a cominciare dai costi da sostenere per la tutela paesaggistica e del patrimonio naturalistico costituisce una delle principali possibili vie di sviluppo economico: la sostenibilità ambientale rappresenta oggi, infatti, una delle principali, se non la principale, “opportunità di business” per il Pianeta.

Occorrerebbe un vero e proprio “programma di ricostruzione” rivolto ad innalzare la qualità della vita nelle città, a realizzare infrastrutture all’altezza di far stare l’Italia, dignitosamente, al pari degli altri Paesi sul piano internazionale, a utilizzare il territorio in modo razionale, a valorizzare le risorse naturalistiche e culturali che l’Italia possiede traendone vantaggio a livello “economico congiunto” sul piano globale della nostra economia, in una sorta di sinergia virtuosa, che orientando i comportamenti, ricomponga la contrapposizione tra sviluppo economico e tutela dell’ambiente. Per far questo è evidente che occorre la consapevolezza e l’impegno dei cittadini e la collaborazione tra i diversi livelli e piani di governance intellettualmente e moralmente onesta.

I Report completi del Check up dei Parchi Nazionali Italiani e del Check up delle Aree Marine Protette sono disponibili online.

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