Sara Roversi: food, digital e creative learning

Bolognese e imprenditrice “seriale”, appassionata di food, digital e creative learning: Sara Roversi ha fondato nel 2004 “You can group”, un ecosistema imprenditoriale che alimenta nuove imprese ad alto tasso innovativo. Ha fondato, inoltre, il “ Trust Future Food Institute”, con lo scopo di lasciare alle future generazioni un mondo migliore e più sano.

Imprenditrice seriale con il gusto dell’innovazione, vogliamo spiegare e definire meglio in cosa consiste il suo lavoro?

Il Food Innovator è quello che all’interno delle organizzazioni, delle istituzione, anche di una cucina, è in grado di dialogare tra il cibo della tradizione e le sfide del futuro. Mangiare meglio, inquinare meno, quindi impattare su questa filiera con le nuove tecnologie applicate all’agricoltura ed alla cucina. Il food innovator fa appunto questo, fare dialogare questi due attori.

Quindi non fate food nel senso stretto del termine, ma innovazione.

Il nostro progetto Future Food della nostra azienda è di educare una nuova generazione di agricoltori, imprenditori, manager, attivisti e pensatori che potranno impattare in futuro nella loro comunità.

Non solo produttori agricoli diretti, ma anche le attrezzature ed i macchinari?

Certo, noi pensiamo alla filiera completa, dall’agricoltura alla tavola. In mezzo ci sono i sistemi di refrigerazione, la conservazione, il trasporto, la trasformazione, la distribuzione, ma anche come lo vendo il prodotto, come lo comunico, lo analizzo. Il problema della food safety, soprattutto nei paesi emergenti, è un problema dilagante, come faccio a sapere se una mozzarella è buona o mi avvelena? La produzione di proteine è altamente inquinante, dovremo vedere come ridurre questa componente ad esempio.

C’è un grosso discorso sui trattati in questi anni, questo incide sul vostro lavoro?

Non direttamente perché noi lavoriamo soprattutto a livello locale, è sicuramente strettamente correlata. Noi ci occupiamo di politiche di distribuzione e redistribuzione del food, piuttosto che di altre tipologie.

TTIP e simili trattati standardizzano anche le normative, la differenza tra un paese e l’altro sono un problema?

Sì, ad esempio l’accesso al mercato cinese è un enorme problema. Abbiamo prodotti di altissima qualità che non possono entrare in Cina, quindi ci sono trattati e lavori diplomatici che durano anni. Per riuscire ad esportare agrumi in quel paese, ci siamo riusciti da poco dopo 15 anni di lavori. Abbiamo partecipato al G7 Agricoltura coinvolgendo tantissimi attori del mercato, soprattutto per contaminare la manifestazione per poi calarsi nell’effetto di chi deve fare la spesa tutti i giorni.

Il discorso del biologico sta crescendo tanto.

Verissimo, la gente vuole prodotti sani, sfusi per risparmiare sul packaging, sta evolvendo la coscienza collettiva con una raccolta differenziata casa per casa in grande crescita.

Andate anche nelle scuole?

Facciamo tanta attività di laboratorio nelle scuole con dei Kids Labs, si possono insegnare tante materie dalla storia alla geografia. Abbiamo anche una Young Talent Academy per i ragazzi delle superiori, quindi tecnici agrari, alberghieri, licei, tutti i tipi di scuola.

[Intervista realizzata in occasione del TedX Bologna grazie al curatore Andrea Pauri e all’ufficio stampa Dora Carapellese – NdR]

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