Pirano, la baia contesa tra Slovenia e Croazia

ll vallone o baia o golfo che dir si voglia, di Pirano (in sloveno Piranski zaliv, in croato Piranski zaljev o Savudrijska vala), prende il nome dalla città slovena di Pirano ed è al centro di un lungo contenzioso tra le nazioni prospicienti. Il dissolvimento della ex-Jugoslavia ha aperto la porta alla nascita di nuovi confini e di seguito a dispute su dove tracciarli. Non ne è stata esente la baia di Pirano contesa tra Slovenia e Croazia. Il primo accordo su questa zona risale al 1975 tra la Slovenia e l’Italia che hanno regolato la questione con il Trattato di Osimo. La questione non si è risolta con l’uscita dell’Italia dallo scenario, il contenzioso si è aperto con la Croazia, in quanto la Slovenia ha invocato il diritto internazionale marittimo che in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 16 novembre 1994.

Nel 2001 i due paesi confinanti firmarono un accordo siglato dai due premier che garantiva alla Slovenia ampio accesso al mare nella baia in ottemperanza al diritto internazionale di accesso alle acque internazionali. In realtà l’accordo si è trascinato per anni senza mai avere adempimento, stante anche le mancate ratifiche da parte dei parlamenti dei due paesi. Nel 2010 la Slovenia ha indetto un referendum popolare chiedendo al popolo di esprimersi sull’accordo di Stoccolma del 4 novembre 2009, ma appena il 57% si recò alle urne, testimoniando come la questione, nel sentire comune dei cittadini, non sia poi così rilevante. Si è arrivati quindi alla costituzione di un collegio arbitrale di 5 giudici per arrivare ad una soluzione definitiva nel rispetto degli accordi di Stoccolma. Ma quando pareva si fosse imboccata la strada giusta, vennero a galla pressioni e fughe di notizie tra la delegata slovena Simona Drenik ed il giudice sloveno Jernej Sekolec , per arrivare ad una soluzione a loro favorevole.

Appianata la questione e ripresi i lavori, si è infine arrivati alla tanto sospirata sentenza, che traccia il confine tra i due stati seguendo il fiume Dragogna ed assegnando alla Slovenia i ¾ della Baia oltre un corridoio di 2,5 miglia che garantisce l’accesso sloveno alle acque internazionali così come previsto dal Diritto Marittimo. Immediatamente il premier croato Andrej Plenkovic ha contestato la decisione assunta dal collegio presieduto dal presidente Gilbert Guillaume, riallacciandosi alle già citate pressioni slovene sui membri della Corte e dichiarando che tale sentenza non è vincolante per la Croazia.

La questione pare di profilo squisitamente politico, ma così non è ed ha ripercussioni sulla popolazione, con continue scaramucce riguardo la navigazione dei pescherecci di entrambe le fazioni che non hanno più punti di riferimento rispetto i diritti di pesca. Curiosa appare la posizione intransigente di rigetto da parte Croata, stante che la decisione della Corte Permanente di Arbitrato (CPA) ricalca quasi pedissequamente quanto concordato in prima istanza dai due premier nell’ormai lontano 2001.

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