Ancora lo Jus soli

La legge detta dello Jus soli è come il classico serpente di mare: continua a riemergere a intervalli regolari e nessuno sa bene come andrà a finire. Pareva che fosse accantonata per questa legislatura, avendo Governo e PD constatato che non c’era per essa maggioranza in Parlamento. Ma in qualsiasi convegno della sinistra, dal PD a MDP, si continua a ripetere il mantra dell’impegno di farla approvare prima della fine della legislatura.

Non biasimo chi si batte per quella che può apparire una nobile causa ideale, ma penso – e l’ho scritto – che, stando alla lunga tradizione giuridica romana, la cittadinanza è qualcosa che si consegue per diritto di sangue, non per il mero fatto di essere nati in un luogo determinato. In altri continenti, in altri Paesi, che avevano e in parte hanno bisogno di popolarsi, lo Jus soli poteva essere giusto. Noi siamo un piccolo Paese sovraffollato, assediato da tante parti e con un’economia in ripresa lenta e parziale. Da noi deve prevalere la difesa della nostra identità, innanzitutto culturale.  E su tutto deve prevalere un principio: la cittadinanza, se non consegue dallo Jus sanguinis, deve essere una conquista, coscientemente voluta e, se si può dire, meritata.  Non è essere di destra, tantomeno estrema, sostenere che la sua concessione dovrebbe essere limitata (essendo presenti tutti gli altri requisiti previsti) solo al compimento della maggior età, sulla base di una motivata richiesta dell’interessato. E che tra i requisiti, non c’è niente di illecito se si include una specie di “prova di merito”, fondata sulla conoscenza della nostra lingua e della nostra cultura, e sull’assenza, da certificare a opera delle Autorità, di comportamenti negativi. Solo così si tratterà di una scelta seria e mutuamente soddisfacente, per l’interessato e per il Paese che lo accoglie tra i suoi cittadini. Tutto il resto sono le solite scervellate utopie delle prefiche di una sinistra eternamente suicida.

Io credo che una decisione di tanta importanza andrebbe lasciata alla prossima legislatura e poi eventualmente sottoposta a referendum nei termini della Costituzione. Può però anche darsi che il Governo riesca a riportarla all’attenzione di questo Parlamento, approfittando dell’atmosfera di liquidazione nella quale la crisi minacciata da Alfano e dai suoi non sarebbe più realistica, né forse possibile, anche se non capisco perché il PD voglia fare un regalo così prezioso alla Lega.  Se così sarà, spero che una questione di tanta rilevanza (da qualsiasi parte si stia) sia dibattuta senza forzature, senza voti di fiducia, ma con una discussione ampia e serena, nella quale sia possibile anche introdurre modifiche e miglioramenti ad un testo che, l’ho scritto più volte, così com’è è profondamente sbagliato.

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