Yasser

«Ok, pare che Arafat sia stato avvelenato. Ma a voi frega qualcosa? Cosa potrebbe mai cambiare se si trovassero i responsabili? Certamente il caro Yasser non era molto benvoluto: diciamo che una buona parte dell’umanità del suo tempo lo avrebbe visto volentieri steso in una bara. Ma a parte questo, ora a distanza, chi ne trae vantaggio? La storia triste della Palestina non ha subito grandi scosse. La situazione a Ramallah e dintorni è più o meno uguale. L’OLP, che, una volta solo a pronunciare l’acronimo, faceva sperare a grandi cambiamenti, non ha prodotto nulla che non fosse già digerito da americani ed europei.

All’originario obiettivo strategico dell’Olp – sancito nella Carta nazionale palestinese del 1964 (modificata quattro anni dopo) che auspicava l’edificazione in tutta la Palestina di uno Stato unitario, laico e democratico – si sostituì poi quello più realistico mirante alla creazione di uno Stato arabo in Cisgiordania e nella striscia di Gaza in pacifica convivenza con Israele e che nel 1996 l’ottenne, riconosciuto da quest’ultimo.

Detto questo mi sembra sempre una rincorsa a robe inutili. Un popolo palestinese esisteva in Palestina prima della costituzione dello Stato di Israele, continua ad esistere nonostante lo Stato di Israele ed è fermamente intenzionato a sopravvivere allo Stato di Israele, nonostante le sconfitte, le umiliazioni e la mancanza di leader di grande spessore.

Detto anche questo, all’epoca Arafat, che andava alle Nazioni Unite con il mitra e quello straccio in testa che ormai faceva più del personaggio stesso, pare non sia stato un buon capo. A lui si concede il fatto di aver portato la questione palestinese a portata di media e di aver attirato bene l’attenzione dell’opinione pubblica su fatti meno noti.

Ma sempre per tornare all’inizio, a noi che ce ne frega oggi se invece di Dio è stato il Polonio a farlo passare a miglior vita?»

©Futuro Europa®

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