Politica

Cronache dai Palazzi

“La legge va fatta, non esiste il pareggio”. La riforma della Legge elettorale sembra essere tra le priorità del governo per l’autunno. il Rosatellum va archiviato. L’obiettivo è evitare lo “scenario peggiore” in vista delle prossime elezioni ormai vicine.

La premier Giorgia Meloni mira ad intestarsi lo Stabilicum: “Ci punto”. La maggioranza si è però incagliata a Palazzo Madama dopo che il Pd ha chiesto un subemendamento sulle “preferenze libere”, un meccanismo che non rispecchia quello prefigurato dall’attuale maggioranza di governo. La premier sottolinea che i dem e cinquestelle, in particolare, “le preferenze non le vogliono”. Sembra uno scontro tra le parti, come al solito, ciò che rispecchia il clima da campagna elettorale già in corso. La Legge elettorale si rivela tra l’altro un terreno nutriente per lo scontro. Le opposizioni hanno comunque richiesto e ottenuto l’esame del loro testo.

Nei fatti, nella maggioranza si è innescato un cortocircuito e in Aula il presidente del Senato Ignazio La Russa si è trovato di fronte ad una situazione non facile da gestire. Il patto per così dire stipulato alla Camera sulle “preferenze con il capolista bloccato” ha subìto uno scossone provocando una crepa nell’esecutivo ma subito dopo il centrodestra si è ricompattato bocciando in blocco il subemendamento del Pd, rimettendosi comunque alla decisione dell’Aula, sembra “per non dare l’idea di essere contro il principio delle preferenze”. Essendo il Parlamento sovrano “il governo lascia all’Aula la libertà di voto”, ha affermato la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Casellati.

Alla fine il centrodestra sembra aver trovato un accordo tra i leader ma, nel contempo, il disaccordo tra gli stessi ha elettrizzato le opposizioni pronte sul piede di guerra. Secondo De Cristofaro (Avs) si tratta di una “battaglia politica unitaria” delle opposizioni e criticando la norma afferma che “divide, di fatto, i candidati in quattro categorie: super-blindati (capilista inseriti nel premio di maggioranza), blindati (capilista bloccati nei collegi sicuri), ordinari (in collegi dalla vittoria incerta) e sfigati” che non saranno mai eletti. Il centrodestra a sua volta risponde con accuse simmetriche: “È chiaro che il tentativo è spaccare la maggioranza”, ha affermato il capogruppo Fdl Lucio Malan alle prese con il tentativo di mediare sulle ‘preferenze pure’.

“Hanno proposto un emendamento non perché passasse ma per mettere in difficoltà il centrodestra. Io ho semplicemente, da presidente del Senato, fatto rispettare il regolamento”, puntualizza Ignazio La Russa, spiegando: “Qual era il ragionamento? Se Meloni cade nel tranello, gli alleati si ribellano e si va a votare subito e niente preferenze. Se invece tiene fede al patto di coalizione allora possiamo gridare che ha cambiato idea. È stato un tentativo di tranello finito nel nulla”, chiosa La Russa. Attenendosi alla pragmatica politica, da Forza Italia, Gasparri sottolinea che si tratta di “un accordo”. L’emendamento che ha introdotto le preferenze con i capilista bloccati ha quindi ottenuto 97 voti favorevoli in Senato, 67 contrari e 2 astenuti.

“È grazie a noi di Fdl se dopo 35 anni vengono reintrodotte le preferenze”, rimarca il partito della premier. La leader di partito deve comunque fare i conti con il fatto di essere premier e quindi deve fare i conti, nel contempo, con la necessità di mediare. Meloni però ribadisce: “Non accetto di veder finire una mia battaglia nelle mani di chi vuole solo le liste bloccate”.

A proposito di parità di genere La Russa ipotizza che “il numero delle donne in Parlamento sarà superiore ma con la differenza che molte di queste donne se lo saranno guadagnate con il voto popolare. Così sarebbe ormai acclarato che la quota rosa, pur utile, non è più indispensabile”, ammonisce il presidente del Senato aggiungendo: “Prima o poi non ci sarà bisogno delle quote rose in politica, come succede tra i magistrati, i professori, nella società in tutti i livelli più importanti”.

In definitiva con 87 voti favorevoli ottenuti a Palazzo Madama la maggioranza ha incassato il via libera alla norma anti-cespugli, rimodulata rispetto alla Camera: ai fini del premio di maggioranza tornano a contare anche i voti delle formazioni sotto il 3 per cento ma cresce il numero di firme richieste per presentarsi agli elettori. Dovranno essere 6 mila firme per ogni collegio per coloro che non detengono rappresentanza parlamentare, mentre nello stato attuale sono 1.500-2.000; 6 mila sono comunque molte di meno delle 9-10 mila richieste con l’emendamento di Fdl di giovedì scorso, poi modificato dallo stesso partito Fratelli d’Italia in seguito alle proteste.

“Gli italiani scelgono, ne sono fiera”, afferma la premier Giorgia Meloni fuori dall’Aula di Palazzo Madama intestandosi le preferenze che “mancano per il Parlamento da oltre 30 anni”. Preferenze che le opposizioni giudicano “farlocche” e a causa di certi dati di fatto. “Chiederemo al presidente Mattarella di bloccare questa norma liberticida”, afferma Giuseppe Conte leader M5S, e focalizzandosi sugli effetti dello Stabilicum la segretaria dem Elly Schein assicura: “Faremo muro, perché ha un premio di maggioranza abnorme ed è una legge che fa l’antipasto del premierato”. Un dettaglio confermato anche dalle parole di Ignazio La Russa intervistato dal direttore del Corriere della Sera alla Triennale di Milano: “Il premierato viene introdotto con un elemento nella Legge elettorale”. Di pari passo il responsabile dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani di Fdl: “La riforma è l’inizio del premierato”. Approfondendo la questione dell’indicazione del leader della coalizione, la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Casellati puntualizza: “Non c’entra nulla con il premierato, è stato costruita nel perimetro della Costituzione”, di conseguenza non intaccherebbe i poteri del presidente della Repubblica nella scelta del presidente del Consiglio.

Il vicepremier Antonio Tajani difende la nuova Legge elettorale e rigetta le accuse: “La vergogna è giocare con la democrazia cercando di presentare liste finte o civetta per condizionare il giudizio dei cittadini. Chiunque può partecipare se riesce a dimostrare un consenso di base per presentare un simbolo”. Eliminata la norma anti-cespugli che era stata introdotta alla Camera da Forza Italia, non è più necessario il raggiungimento una certa soglia per concorrere al premio di maggioranza.

Tra i banchi dell’opposizione c’è comunque chi ipotizza un intervento a gamba tesa della Consulta. Molto probabilmente si tratta infatti di “provvedimenti che saranno inevitabilmente al vaglio della Corte Costituzionale e, come tali, respinti”, ipotizza Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera eletto con il Pd.

Tante in sostanza le questioni da chiarire. Ciò che non ci si auspica è un parlamento di “nominati” dai leader politici, con meno candidature femminili, un premio di maggioranza di dubbia costituzionalità per la coalizione che raggiungerà il 42 per cento dei voti ed infine l’indicazione del premier, per l’appunto, forse il dettaglio che solleva più dubbi costituzionali.

Lunedì 14 sono previsti gli ultimi emendamenti e martedì 15 settembre il voto finale, dopodiché il ritorno alla Camera per l’approvazione delle parti modificate e il 28 settembre il voto definitivo di Montecitorio.

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