Igloo e spirali di Mario Merz a Londra

“Pace”, la grande galleria d’arte commerciale a rete mondiale e con base a New York, presenta l’acquisizione di un nuovo artista attraverso una personale di tutto rispetto. Fino all’8 novembre, su 2 piani saranno esposti i lavori, dagli anni ’60 al 2003, di Mario Merz (1925-2003), nella sede adiacente alla Royal Academy of Arts di Londra. L’Arte Povera, con i consueti Pistoletto e Penone, non è nuova sulla piazza londinese, ma Mario Merz lo è abbastanza; pure Marisa Merz, sua moglie, all’incirca un anno fa  era stata ospitata presso la Serpentine Gallery.

Direttamente dalla collaborazione con la Fondazione Merz, in uno spettro di opere figurano igloo, le spirali, i tavoli, installazioni e disegni. Il pezzo centrale è “Spostamenti della Terra e della Luna su un Asse” del 2003, un trittico di igloo. In una combinazione di tubi metallici, vetro, pietra, neon, morsetti, argilla, una varietà di elementi terreni e industriali presenta a Londra il lavoro più iconico del Maestro. Sin dal 1968, Merz si è dedicato alla forma dell’igloo e ne ha parlato con profonda convinzione.

“L’idea degli igloo come l’idea dell’assoluto e dell’autosufficiente: non è modellata; è un emisfero posizionato sulla terra. Ho voluto che l’emisfero non fosse geometrico, così che la forma emisferica creata da una struttura metallica venisse coperta con sacchi e pezzi amorfi di materiale come terra, argilla o vetro. Poi ho iniziato l’operazione di scrittura sopra alla struttura. Ho pensato fosse estremamente importante scriverci sopra in una forma assolutamente statica come il neon”.

E ancora: “L’igloo è la forma organica ideale. È sia un mondo che una piccola casa. Ciò che mi interessa dell’igloo è che esiste nella mente prima che venga realizzato. Successivamente sorge il problema di organizzare una struttura che sia il più semplice possibile. L’architettura è una costruzione per il rifugio, per dare agli esseri umani una dimensione totale. L’igloo è una sintesi, un’immagine complessa, dato che io sono assillato dall’immagine di un igloo, che porto dentro di me”.

È questo il Merz che  ha vissuto nel ’43 i bombardamenti su Torino, al riparo in un rifugio antiaereo. È questo il Merz che nel ’45 ha iniziato a tracciare, senza staccare la penna dal foglio, spirali durante la sua prigionia da anti-fascista. Le esperienze del suo vissuto sono rimaste dentro di lui come struttura-archetipo a cui attingere. Si avvia così il processo secondo il quale Merz mira a riottenere possesso delle “cose”, quasi seguendo un metodo maieutico. Merz sosteneva che tutto fosse già stato distrutto e che la sua missione fosse quella di ristabilire un’ordine.

Viene esposto “Igloo con Vortice” (1981) per la prima volta, dopo la retrospettiva del 1989 al Solomon R. Guggenheim di New York. Un neon blu è posto nel mezzo di una fascina appoggiata a un rendering, in tecnica mista, di un cono e di una cupola. Il neon abbandona la sua fisicità e viene percepito come luce pura, un flusso di energia incanalato, che attraversa l’oggetto, distruggendone l’idea di solidità. L’oggetto, una volta annullato, viene ridefinito come materiale. L’Artista identifica nel neon un mezzo durevole ed efficace, dalle qualità industriali e dalla luminosità immateriale.

La luce al neon caratterizza anche “Linea”  (1991), in cui appare in blu sotto forma dei primi 19 termini numerici  della sequenza di Fibonacci. Fibonacci ritorna molto spesso nella pratica di Mario Merz, dove viene associata a schemi naturali, come in particolare nelle spirali. Al secondo piano, un esempio di spirale è sicuramente “Une Ouvrée, une Mesure de Terre Qui Donne un Portrait Bien Terrestre ( Un’Opera, un’Unità di Misura per la Terra, che Ci Riconsegna un Ritratto Molto Terreno)”, una spirale rettilinea costituita da blocchi di cemento e legna da ardere.

La spirale è un’allegoria per la crescita e lo sviluppo, in espansione e pronta a incorporare gradualmente sempre più spazio, modificando in contemporanea la propria forma ed energia. Ma Fibonacci è presente pure nei tavoli di Merz. La realizzazione di pezzi in cui l’esplicazione della Sequenza afferma il rifiuto dell’asserzione che ci sia un numero stabilito di persone in uno stesso luogo e momento. Infine, le sculture, come “Doppia Spirale (1985), e le opere su carta presenti sono ricollegabili a vari momenti della Sua vita. I secondi raffigurano spirali e forme naturali, unite a materiali e a oggetti emblematici, come gli impermeabili, dei suoi lavori a tecnica mista e bidimensionali.

©Futuro Europa®

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