Denatalità, cause ed effetti nel Sistema Italia

L’Italia è una delle nazioni più anziane d’Europa ed è tra i primi posti al mondo per quel che concerne la presenza di cittadini over 65. Il fenomeno della contrazione delle nascite, che dura ormai da molti anni, ha prodotto un innalzamento dell’età media della nostra popolazione. Viviamo di più ma facciamo meno figli. Se n’è accorto perfino il Wall Street Journal, che in un articolo pubblicato martedì 22 aprile, ha segnalato il trend con una certa preoccupazione.

Il calo demografico non è un fenomeno nuovo nel nostro paese. Dal 1964, anno record per la fertilità nazionale, la natalità è andata gradualmente decrescendo, fino ad arrivare all’attuale record negativo di 1,4 bambini per donna, ben lontano dal livello di sostituzione demografica di 2,1. Un quarto delle donne italiane non diventa madre, contro il 14% delle americane e il 10% delle francesi. Secondo l’ISTAT, entro il 2050 ci saranno 263 anziani ogni 100 giovani, il che vuol dire che il sistema delle pensioni rischia un vero tracollo.

La preoccupazione delle giovani coppie per il loro futuro e per la situazione lavorativa precaria in cui spesso si trovano crea un ostacolo sempre maggiore a chi invece aspira ad avere una famiglia propria. I lunghi anni della vita riproduttiva vengono impiegati tra università, la ricerca di un lavoro stabile e di una solidità economica, e quando finalmente si riesce ad ottenere una stabilità lavorativa, economica e di coppia il pensiero di dover rimettere tutto in discussione per avere dei figli mette timore: è un fenomeno che in demografia viene definito “trappola della sicurezza”.

Le dimensioni sempre crescenti del problema hanno indotto il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a creare un gruppo di lavoro composto da esperti come ginecologi, sociologi e psicologi per studiare le cause del fenomeno. Si ritiene infatti un buon numero di donne, distratte dai problemi quotidiani, ignori gli inevitabili limiti biologici che condizionano la loro fertilità all’avvicinarsi della soglia dei 40 anni. Nel suo libro “La maternità può attendere”, pubblicato un anno fa da Mondadori, Elena Rosci, psicoterapeuta da sempre attenta alle tematiche femminili, ha cercato di individuare non solo le cause più banalmente “pratiche”, ma anche le ragioni profonde che spingono un numero così elevato di donne a rifiutare la maternità.

Nell’ultimo decennio la percentuale di coppie childfree si è alzata anche in Italia, una novità per un Paese dove domina la formazione cattolica. In questo movimento c’è chi non fa figli per scelta e chi semplicemente non ha una motivazione abbastanza forte. Le loro ragioni? Perché il mondo è brutto, perché c’è crisi, perché gli impegni sarebbero troppi. La capacità di queste coppie sta nel crearsi una propria motivazione di cui poi si convincono. Il risultato è lo stesso: niente figli. Una mutazione antropologica nel paese delle mamme, un cambiamento di rotta totale nella storia italiana “family oriented”.

Gli ostacoli di ordine pratico potrebbero di fatto essere aggirati con facilità da un sistema di welfare più sensibile, come già avviene nel Nordeuropa, mentre l’aspetto psicologico appare più problematico. Per superarlo, infatti, non esistono “ricette veloci e facili”, buone per chiunque, perché il modo di essere madre non è unico e varia in base alla cultura di appartenenza, all’ambiente che ci circonda e alle esperienze vissute da ogni singola donna.

Alla “mamma” italiana finora è stato chiesto troppo. E’ il momento di riconoscerlo per ritrovare la strada di una fertilità compatibile con i tempi attuali.

©Futuro Europa®

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