Vino e Olio, in arrivo le nuove Guide

Senza di esse l’enogastronomia, e tutto il settore agroalimentare italiano, non avrebbero raggiunto il livello di notorietà internazionale di cui oggi godono: sono le Guide del Vino e dell’Olio, pubblicate con la stessa cadenza annuale dei raccolti, delle vinificazioni e dei lavori in frantoio da editori accorti e da esperti e diffuse, in alcuni casi, nei Paesi esteri più attenti ai nostri prodotti di punta. Ne parliamo per l’imminente arrivo delle prossime guide, sulle quali già si scommette. Il grande successo del  ‘food’, diventato una delle punte dell’info-tainment (l’informazione-intrattenimento), è dovuto in gran parte ad editori accorti e ad esperti che dagli anni ’80 hanno scommesso sulla possibilità di portare ‘democraticamente’ al grande pubblico le raffinatezze del palato ma anche i benefici per la salute dei prodotti di qualità.

Primo fu, in questa missione, il Gambero Rosso, fondato nel 1986 da Stefano Bonilli (scomparso proprio pochi giorni fa) come rivista culinaria. Fu la rifondazione dell’enogastronomia e soprattutto del vino: proprio nel 1986 infatti si verificò lo scandalo del metanolo, usato per adulterare vino da tavola, prodotto di fascia bassa destinato al largo consumo e che portò alla morte di 23 persone. L’evento, che avrebbe dovuto annientare la reputazione dell’Italia nel settore del vino, diventò grazie ai vinificatori accorti e a comunicatori come lo staff del Gambero, l’occasione per puntare da allora in poi alla qualità alimentare per tutti; sostenendo, tra l’altro, una più vasta platea di produttori in una commercializzazione svincolata dagli angusti limiti di prezzo del vino da tavola. Oggi il Gambero Rosso pubblica la guida leader da 28 anni nel settore per autorevolezza, una vera e propria ‘agenzia di rating’ del vino italiano e unica ad avere anche una diffusione internazionale con edizioni in inglese, tedesco, giapponese e cinese e, dal prossimo anno, in russo: ‘Vini d’Italia’, curata dalla ‘firma storica’ del Gambero (fin dal 1988)  Marco Sabellico e da Gianni Fabrizio e Eleonora Guerrini. Accanto a questa, da dodici anni è sugli scaffali delle librerie la guida de L’Espresso ‘I vini d’Italia’, curatori Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, anch’essa impegnata sull’aspetto ‘culturale’ delle produzioni italiane.

Slow Food pubblica invece da quattro anni la guida Slow Wine, attenta ai vini naturali e alle produzioni ecosostenibili. C’è poi ‘Vinibuoni d’Italia’, dedicata ai vini da vitigni autoctoni, cioè a quei vini prodotti al 100% da vitigni che sono presenti nella Penisola da oltre 300 anni. Ancora, ‘I Vini di Veronelli’, pubblicata da Casa Veronelli (Luigi Veronelli è scomparso nel 2004) e curata da Gigi Brozzoni e Daniel Thomases. Da citare infine l’ ‘Annuario dei migliori vini italiani’ di Luca Maroni, che mette al centro il gusto-aroma come  rivelatore dell’ indice di qualità chimico-analitico-tecnica del vino.

Per l’olio, la guida più autorevole è ‘Flos olei’, che in latino significa ‘extravergine’. Il curatore è Marco Oreggia. Obiettivo dichiarato “portare freschezza ed energia all’interno del contesto editoriale del settore oleario”. La guida non si limita alle produzioni italiane ma abbraccia tutto il settore oleario, che come sappiamo è internazionale, e quindi offre una panoramica mondiale. Inoltre, rivolta com’è ad un pubblico approdato recentemente alla degustazione dell’olio rispetto al vino, la guida informa sulla tecnica di degustazione, sull’olivicoltura nel mondo, e riporta un indice dei produttori  sia alfabetico sia in ordine di punteggio conseguito. Importante nella valutazione la ‘tendenza aziendale’ e la eco sostenibilità delle singole produzioni.

C’è poi ‘Oli d’Italia’, edita dal Gambero Rosso, curatore Stefano Polacchi. La guida è realizzata in collaborazione con una delle associazioni di settore, Unaprol. La guida, ‘ospitata’ anche al Vinitaly, è concentrata sulla produzione italiana ed in particolare su 411 aziende e più di 600 extravergine. Il volume include una mappa ragionata di locali in cui mangiare e dormire nelle aree di produzione dei migliori oli italiani.

Da annoverare infine la ‘Guida agli extravergini’ di Slow Food, curatore Diego Soracco, focalizzata sulle aziende che interpretano al meglio i valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con il movimento. La guida è attenta agli oli di qualità che classifica in modo essenziale. Fra le categorie, l’ ‘Olio Slow’, olio ‘di qualità capace di emozionare’, ottenuto con pratiche agronomiche ecosostenibili e con un buon rapporto qualità-prezzo.

Grande attesa quindi per le nuove pubblicazioni: da seguire per comprendere al meglio come si evolve il settore più promettente dell’economia del Paese, quello agroalimentare, e per sapere come portare a casa una buona bottiglia di olio e di vino.

©Futuro Europa®

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