Tragedie aeree e conseguenze politiche

Trent’anni fa, i sovietici abbatterono un aereo civile della Corea del Sud che volava sul loro territorio, causando la morte di centinaia di  passeggeri. Si era trattato, verosimilmente, di un errore: la contraerea sovietica credeva probabilmente che si trattasse di un aereo spia americano (per giustificarsi, da Mosca sostennero infatti che un aereo statunitense volava sull’URSS coprendosi dietro a quello sudcoreano, così in qualche modo ammettendo  il fatto);  ma niente poteva scusare agli occhi del mondo un errore così tragico, che dimostrava la paranoia che permeava tutto il sistema sovietico, e le conseguenze politiche furono gravissime. Un’ondata d’indignazione percorse tutto l’Occidente, il Presidente Reagan pronunciò il famoso discorso in cui definì l’Unione Sovietica “Impero del male”, all’aereo che portava il Ministro degli Esteri Gromyko, diretto all’Assemblea Generale dell’ONU, fu proibito di atterrare tanto a New York quanto a New Jersey. Poco dopo ci fu il disastro nucleare di Cernobyl e ambedue gli incidenti – portando l’immagine dell’Unione Sovietica più in basso di quanto non fosse mai stata – contribuirono ad avviare quella implosione che aprì la strada a Gorbaciov e poi alla caduta dell’URSS e del Patto di Varsavia.

A trent’anni di distanza, una tragedia aerea simile è venuta a macchiare l’immagine russa e rischia di avere conseguenze di largo portata. L’inchiesta reclamata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU (anche col voto russo) forse riuscirà a stabilire con qualche certezza chi ha abbattuto l’aereo malese. Ma per ora gli indizi puntano verso una responsabilità dei ribelli filo-russi che controllano la zona da cui il missile sarebbe partito. Lo ha detto senza mezzi termini il Presidente Obama (non certo un incauto in materie così sensibili), lo proverebbero le intercettazioni telefoniche e l’atteggiamento dei ribelli che hanno cercato in ogni modo di ostacolare l’opera degli ispettori dell’OCSE, e lo indica la logica: non si capisce perché la contraerea o l’aviazione ucraine avrebbero dovuto abbattere un aereo che aveva già traversato tutto il territorio nazionale e ne stava uscendo, volando in direzione della Russia. Mentre è verosimile che i ribelli abbiano scambiato un aereo civile per uno militare, forse allertati dai servizi russi. Non per questo il fatto sarebbe meno criminale, ma almeno avrebbe una spiegazione.

L’argomento secondo cui i ribelli  non disporrebbero di missili in grado di colpire a diecimila metri di altezza pare smentita dai video di tali missili orgogliosamente (e minacciosamente) esibiti pochi giorno prima dalle milizie filorusse e dalle loro vanterie in proposito. Le stesse difese di Putin suonano mostrando la corda. Parlando della responsabilità di  Kiev, non per aver abbattuto l’aereo, ma per aver costretto i filorussi alla ribellione, o sostenendo che un aereo militare ucraino sorvolava la zona, non cerca implicitamente di giustificare il fatto, peraltro ammettendolo? L’opinione pubblica, sia nei Paesi più colpiti quanto nel resto del mondo, mostra comunque di non avere dubbi: la colpa è dei ribelli filorussi e di Mosca che li ha armati e li sostiene. Nella stessa Russia, la stampa indipendente parla apertamente di disastro politico e prevede gravi  conseguenze nei rapporti con l’Occidente. L’immagine di Putin, già macchiata dalla brutale annessione della Crimea, è dunque tornata a un punto molto basso e poco valgono gli sforzi che egli fa per rompere l’isolamento cercando la facile amicizia di alcuni paesi latino-americani o tentando di mettere in piedi, con i BRICS, un sistema mondiale alternativo a quello consolidato dei G-8, che resta quello a cui Mosca aspira in ogni modo di appartenere.

Al di là dei centinaia di morti e dello strazio delle loro famiglie, quali saranno le conseguenze di questa tragedia e della caduta del prestigio russo? Non siamo, certo, agli anni Ottanta e al collasso di un sistema, ma un’influenza  è possibile immaginarla, innanzitutto sulla torturata vicenda ucraina. Penso da tempo, e l’ho scritto, che l’annessione della Crimea sia un fatto irreversibile, ma resta aperta la secessione dei territori dell’est, dove le Autorità legittime lottano per ristabilire il loro controllo contro una intollerabile ribellione armata. Non credo che questa abbia alcuna possibilità di resistere o di imporsi senza un continuato appoggio russo. Per questo, dagli  Stati Uniti e dall’Europa si moltiplicano le pressioni su Putin perché si adoperi per una soluzione negoziata. Che fará lo zar di Mosca, che non è difficile immaginare in difficoltà? Se accettasse questo appello, mostrerebbe di tenere all’inserzione del suo Paese nel mondo civile più che all’ambizione di ingrandire il suo territorio già immenso. Ma se non lo fará, è giusto che ne paghi il costo, sia all’interno (un’opposizione in Russia esiste) sia, soprattutto, in termini di isolamento e   di ulteriori sanzioni occidentali. Sarebbe davvero utile se gli amici che Putin ha anche in Italia lo consigliassero nella giusta direzione.

©Futuro Europa®

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