Gran Canal de Nicaragua, grandi dubbi

La notizia della costruzione del Gran Canale del Nicaragua, ha acceso l’attenzione dei mezzi di informazione del mondo americano e dell’Asia, ancora una volta poco nota in Italia, salvo un lodevole pezzo del Corriere. L’avvenimento senza enfatizzazioni cambierà la geopolitica, non solo delle Americhe, ma segnerà forse l’inizio di una nuova fase per tutta l’America Latina.

Il XIX fu il secolo dell’Inghilterra che fece parlare di sé con i suoi commerci e le sue banche. Poi ci fu il secolo degli USA, che cominciò, guarda caso, proprio con la costruzione del Canale di Panama. Il XXI si apre con la notizia che verrà costruito in Nicaragua il Gran Canal de Nicaragua, canale che metterà in comunicazione i due oceani che lambiscono il paese, il Pacifico e l’Atlantico, facendo una naturale concorrenza a quello di Panama.

Ma vediamo in primo luogo i numeri di questo Gran Canal: ben 40.000 o 50.000 milioni di dollari saranno necessari per l’opera, a carico della società di Hong Kong HKND, con a capo Wang Jing, sul quale torneremo poi. Il canale sarà lungo 278 km (Panama 77), circa un terzo passerà sul Gran Lago Nicaragua, che, con i suoi 8624 chilometri quadrati fornisce di acqua dolce gran parte dei sei milioni e più di cittadini nicaraguensi. Cinque gli anni previsti per la costruzione dell’opera, contro i dieci necessari agli Stati Uniti nel 1914. 50.000 i posti di lavoro previsti, più 200.000 indiretti. Il personaggio Wang Jing a capo dell’opera suscita non poche perplessità: 41 anni, è un misterioso uomo d’affari, dirige la HKND nonostante la mancanza di esperienza in questo tipo di investimenti che presuppone grandi sfide ingegneristiche.

Altri dubbi sono stati sollevati sugli ingenti finanziamenti, Wang Jing non rende noto da dove vengano, gli investitori amano la riservatezza. Alcuni affermano che i fondi siano del Fondo Sovrano Cinese, ossia del Governo cinese. È comprensibile l’enorme dibattito suscitato in un paese che, con i suoi 6 milioni di abitanti, è il più povero delle Americhe, con un PIL di soli 10 miliardi di dollari. Pronta l’adesione del suo presidente Ortega, che va sempre più rafforzando il suo controllo sul paese, anche il mondo imprenditoriale è entusiasta del progetto.

Ma ora veniamo ai grandi dubbi che sono sorti sul Gran Canale. Quelle presentate sono sole le mappe delle rotte, solo a ottobre saranno pronti gli studi sull’impatto sull’ambiente del gigantesco progetto. Gli ambientalisti del paese e del mondo sono in allerta. Ai molti dubbi ha dato una risposta un po’ polemica e brutale, ma non priva di verità, il ministro degli Esteri di Panama: “Noi non abbiamo un piano di riserva per affrontare la concorrenza del Canale del Nicaragua, perché è più facile andare sulla luna che costruire un grande canale in Nicaragua. Ma perché gli americani costruirono a Panama e non in Nicaragua il canale interoceanico? Perché in Nicaragua ci sono grandi terremoti e grandi uragani, ambedue assenti a Panama”. Ricordando il terribile terremoto che nel ’72 distrusse Managua e il terribile uragano Mitch del 1988 che lasciò 3000 morti e 600.000 senza casa, la polemica affermazione del ministro panamegno acquista una certa credibilità.

A ottobre avremo i piani di fattibilità, i lavori dovrebbero cominciare a dicembre. La Cina vigila attentamente, dal 2005 al 2012 ha investito in America Latina ben 104 miliardi di dollari, più altri grandi investimenti, cosa che forse farà passare la Cina al primo posto nei rapporti commerciali con questa area, adesso è già al secondo. Il suo presidente Xi Jin Ping ha cominciato proprio questa settimana un largo giro nella regione, il secondo in 13 mesi.

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