Mauro (PI): intervento in Aula sulla Riforma del Senato

[NdR – Riportiamo il resoconto stenografico dell’intervento del Sen. Mario Mauro, Presidente dei Popolari per l’Italia, nel corso del dibattito in Aula sul testo di Riforma del Senato così come licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali]

Signora Presidente, rivolgo un ringraziamento sentito alla presidente della Commissione affari costituzionali, la senatrice Finocchiaro, e al collega Calderoli per l’attenzione e dedizione che hanno profuso in questi giorni di lavoro su un dibattito che apparentemente ha come oggetto la modifica della Costituzione. Rivolgo un ringraziamento anche ai segretari Pizzetti e Scalfarotto che parimenti hanno prestato con la loro presenza analoga attenzione per il Governo. Perché dico che il cambiamento della Costituzione è solo l’oggetto apparente del nostro ritrovarci qui oggi? Perché in gioco non c’è la modifica costituzionale che consente il superamento del bicameralismo perfetto. Lo dico senza alzare la voce perché una cosa non è più vera se si grida più forte.

Lo dico senza usare iperboli perché non è la violenza delle immagini che può tradire o tradurre meglio il senso delle cose. Tuttavia, il senso del mio intervento è chiarire agli italiani che l’oggetto del nostro ritrovarci non è il superamento del bicameralismo perfetta, ma l’inizio nel nostro Paese di una democrazia autoritaria di stampo putiniano (Applausi dal Gruppo M5S) che trova il suo fondamento, non in ciò che è scritto in questo disegno di legge costituzionale, ma nell’applicazione congiunta di ciò che sarà il frutto di questa nostra revisione costituzionale con il cosiddetto Italicum, vale a dire con una legge elettorale pensata in modo tale che le istituzioni diventino il terreno di applicazione di un principio di chi, essendo in maggioranza, vuole farsi le istituzioni a sua immagine e somiglianza.

Infatti, nel momento della ritrovata democrazia, nel 1948, si è fatta la Costituzione della Repubblica italiana per difendere quei principi di cui si era provata – starei per dire – nostalgia nel tempo dell’abuso e della violenza. Oggi si fanno norme inique per difendere non nuovi princìpi, ma i nuovi principi (Applausi dal Gruppo M5S), la loro strategia, i loro interessi, l’idea astratta cioè di una semplificazione della democrazia che si contrappone alla semplicità di una democrazia vera, fatta cioè con adeguato equilibrio dei poteri e di dipendenza oggettiva dalla volontà popolare.

Il Senato di Renzi insomma è un orpello cortigiano che, invece che superare il bicameralismo, renderà insignificante e confuso l’intero Parlamento. Ora che si potrebbe configurare un equilibrio tra rappresentanza e governabilità attraverso il superamento del bicameralismo perfetto, attribuendo una funzione di garanzia ad un Senato eletto in maniera proporzionale che non dia la fiducia e che non abbia potere legislativo ordinario, ora si dirotta verso un sistema che annulla in sostanza il funzionamento delle garanzie costituzionali che si basano su maggioranze qualificate. Il combinato di Italicum e progetto di riforma attuale a questo porta infatti, a rendere in sostanza inoperanti le garanzie poste in Costituzione.

Il problema più serio è il riflesso che ha la riforma su Presidenza della Repubblica e Corte costituzionale. Quando il costituente nel 1948 disegna quell’architettura presuppone il sistema proporzionale e introduce una serie di norme che in qualche modo lo devono costringere a trovare un accordo tra le forze politiche per l’elezione delle cariche di controllo e di garanzia quali sono il Capo dello Stato e la Consulta. Adesso si aboliscono i 58 consiglieri regionali che partecipano all’elezione del Presidente, si riduce il Senato a 95 persone, di cui quelle di nomina presidenziale non sono più a vita ma sono il 5,5 per cento dell’Assemblea; tuttavia, con l’Italicum, che attribuisce alla maggioranza 254 deputati, basta avere 9 senatori per eleggere il Presidente della Repubblica e i giudici costituzionali di nomina parlamentare. Il Capo dello Stato nomina poi gli altri 5 giudici costituzionali e in questo modo la maggioranza si aggiudica 10 seggi della Consulta. Di fatto questo risultato equivale o no a un regime?

Vorrei ora fare una seconda osservazione. Renzi dice che andiamo verso un modello tedesco, non è così. In primo luogo l’Italia non è una Repubblica federale bensì uno Stato regionale, e in secondo luogo il Presidente della Repubblica in Germania ha poteri più ridotti, inoltre il cancelliere ha maggiori poteri, ma è sottoposto a notevoli controlli e la Corte costituzionale funziona in maniera diversa. Il Parlamento tedesco, cioè, è eletto con un sistema rigidamente proporzionale e l’unico limite è la soglia di sbarramento al 5 per cento. Soprattutto, però, la riforma del Senato si incrocia ancora una volta con l’Italicum, che è congegnato in modo tale che, per assurdo, basta ipoteticamente l’8 per cento dei voti per aggiudicarsi il 54 per cento dei seggi.

Ricordo che la cosiddetta legge Acerbo, che cementò il regime fascista, prevedeva che il premio di maggioranza scattasse qualora la lista più votata avesse almeno il 25 per cento. Questa è la terza osservazione. Noi popolari siamo per un Senato eletto dai cittadini e questa riforma fornisce invece un pessimo esempio di nomenclatura politica ripiegata su se stessa e quasi timorosa della volontà dei cittadini.

Nel testo della Commissione questi senatori nominati potranno legiferare in materia di leggi costituzionali e trovo inaccettabile che dei parlamentari di seconda nomina possano decidere su questioni così fondamentali. È ovvio poi che in presenza di una legge ipermaggioritaria, come l’Italicum, il Senato deve mantenere alcune prerogative in ordine ai grandi temi, ai diritti, alle garanzie, alla libertà religiosa e ai diritti civili; sono materie sottratte al Senato come viene fuori dalla Commissione e questo non mi può trovare d’accordo. Poniamo inoltre che domani, nel nostro Paese, con una legge ipermaggioritaria, vinca le elezioni una maggioranza, per esempio, estremamente laicista che decida di introdurre forme di eutanasia per bambini con gravi patologie o per gli anziani. Di fronte a questi rischi, occorre un Senato delle garanzie che costituisca un ulteriore momento di garanzia e di riflessione.

Vorrei quindi fare un’ulteriore osservazione; è stato detto che l’Europa attende questa riforma. Falso. L’Europa attende la riforma del mercato del lavoro, di un sistema fiscale tra i più iniqui, della giustizia, che è oggi fuori dagli standard dell’acquis comunitario, ma non la riforma costituzionale. Ricordo infatti che mai le istituzioni europee hanno sindacato sul fatto che gli Stati membri fossero addirittura monarchie o repubbliche. L’importante è che siano democrazie, efficienti e rispettose della volontà popolare; ciò che non saremo più quando saremo diventati un sistema istituzionale in cui ai cittadini è vietata la libera espressione del voto.

Concludo dicendo che se i senatori devono lealtà a qualcuno o a qualcosa, questa è la Nazione e non certo un segretario, un capogruppo o una disciplina di partito. (Applausi dai Gruppi PI, FI-PdL XVII e M5S e della senatrice De Petris)

©Futuro Europa®

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