Venezuela: ora mancano anche le medicine

Sembra non aver fine né limiti la crisi del Venezuela. La grave crisi economica ha portato il paese ad avere l’inflazione più alta del mondo, il 60,9% negli ultimi dodici mesi, e la tendenza è verso una sua crescita nei mesi a venire. La sicurezza è ormai ai livelli più bassi, tali da portare il paese verso quei livelli di alcuni stati del Centro America che occupano le classifiche mondiali per morti ammazzati. Tutti ormai concordano che si muore di più a Caracas che a Bagdad o a Kabul.

La scarsità dei beni, dovuta al fallimento del sistema produttivo venezuelano, ha portato a far mancare anche i prodotti di base per l’alimentazione popolare, come la farina di granoturco o l’olio di semi, o prodotti per l’igiene personale, come la carta igienica o gli assorbenti femminili. Ma dove la mancanza di dollari e il caos del governo per importare beni dall’estero è divenuta una vergognosa tragedia è nel campo della sanità. La scarsità di beni suona quasi come una condanna a morte per chi è colpito dal cancro, mancano 22 dei 30 farmaci usati per curare questa malattia. Lo stesso dicasi per coloro che soffrono di ipertensione o di diabete. I poveri malati o i loro familiari sono costretti ad infernali girovagare nelle farmacie nel disperato tentativo di trovare i medicinali. Dei 300 ospedali del Venezuela, quasi il 90% ha smesso di funzionare per mancanza di medicine o di materiale chirurgico. Non meglio va la sanità privata, dove si penserebbe una situazione migliore; no, la scarsità di dollari per importare medicinali ha colpito anche questo settore che fino a poco tempo fa suppliva in parte alle mancanze della sanità pubblica. Quello che era un tempo il fiore all’occhiello dello chavismo, ossia la presenza di medici cubani nelle zone più povere del paese, è ormai quasi alla paralisi. Dei 6000 presidi sanitari del Barrio Adentro, la maggior parte è ormai ferma da tempo.

Mentre accade tutto questo, il sistema politico del presidente Maduro vive una ennesima crisi con la sostituzione del ministro della programmazione Jorge Giordani. Dal tempo della salita al potere di Chavez, è stato l’uomo forte dell’economia; Giordani ha risposto alla sua sostituzione con un duro attacco a Maduro: “Risulta doloroso e allarmante vedere una presidenza non trasmettere leadership e limitarsi a ripetere solo ossessivamente gli insegnamenti del presidente Chavez”. Secondo gli osservatori e gli analisti la vicenda va inquadrata nel non più occultabile contrasto tra la corrente di Maduro, più vicina ai cubani, e quella del presidente della Camera Cabello, più orientata verso “un nazionalismo venezuelano”.

©Futuro Europa®

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