Direttiva UE su “Open Government Data”

Il portale Open Data dell’UE è il punto unico di accesso ai dati prodotti dalle istituzioni e da altri organi dell’Unione europea. I dati possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati, collegati tramite link e ridistribuiti a fini commerciali o non commerciali. Secondo il rapporto Vickery l’utile economico complessivo derivante dall’apertura delle informazioni del settore pubblico ammonta a 40 miliardi di EUR all’anno per i paesi dell’UE-27. Gli utili economici diretti e indiretti totali connessi alle applicazioni e all’uso delle informazioni del settore pubblico per l’intera economia dell’UE-27 sarebbero dell’ordine di 140 miliardi di euro all’anno. Il rapporto POPSIS ha analizzato che il 9% delle applicazioni basate (almeno parzialmente) su PSI raggiungono 1 milione di download nell’Android Market. Alla luce di questi dati, sia in termini di vantaggi per i cittadini per un facile accesso alle informazione, che per le ricadute economiche, è evidente l’importanza di Open-Data nell’ambito UE.

Il 10 Aprile, la Vice Presidente della Commissione Europea, Neelie  Kroes, responsabile dell’Agenda Digitale Europea, ha annunciato che gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno approvato un nuovo testo per la direttiva PSI (acronimo che identifica il Settore Pubblico). Quest’ultima disciplina il riuso delle informazioni del settore pubblico, altrimenti note come Open Government Data.  Dopo il necessario assenso degli Stati Membri, il testo sarà votato e adottato del Parlamento Europeo, presumendo che lo stesso, essendo stato parte attiva nel processo di formazione della stessa direttiva, non troverà nulla da eccepire.

Dopo l’approvazione da parte della Commissione ITRE (Industria, Ricerca, Energia) e del Parlamento in seduta plenaria, gli Stati Membri avranno in seguito 24 mesi per recepire la direttiva all’interno del proprio ordinamento. Pertanto questa dovrebbe divenire operativa da una parte all’altra dell’Europa verso la fine del 2015.

La spinta in tal senso è tanto maggiore in quanto, già in maggio dello scorso anno, negli Stati Uniti, l’amministrazione Obama aveva avviato un nuovo corso per aumentare l’interoperabilità e l’accessibilità dei dati, garantendone contemporaneamente integrità e disponibilità . Particolare attenzione era stata data a quelle di natura riservata e confidenziale. Lo stesso memorandum poneva l’accento sul fine che  alla produzione degli open data fosse affiancata quella di metadati descrittivi. Notevole importanza veniva ascritta all’origine dei dati, ai linked data, al posizionamento geografico, ai riferimenti cronologici, alla qualità delle informazioni e all’affidabilità delle fonti.

La nuova direttiva presentata dal Commissario Neelie Kroes si appoggia come la precedente del 2003, nel campo privacy e disponibilità,  alle normative nazionali in materia. In compenso allarga l’ambito a biblioteche, musei e archivi, ma soprattutto e ribalta completamente il concetto di riuso. Mentre finora si dichiarava cosa era riusabile, con la nuova direttiva ogni dato viene reso riutilizzabile a qualunque fine, commerciale e non commerciale, eccezion fatta per i nuovi attori sopracitati (musei, biblioteche, archivi).

In particolare si vanno ad evidenziare le modalità di richiesta dei dati da parte dei cittadini, le modalità di ricorso degli stessi avverso l’eventuale diniego, il protocollo di giudizio che viene portato di fronte ad un’autorità nazionale, e la cui decisione ha ora potere vincolante.

Non sono previste variazioni in merito alla forma giuridica del licensing, che comunque non dovrebbe porre ostacoli al riutilizzo dei dati. Viene condannata la discriminazione  riguardo la normativa sul riuso, e contemporaneamente non sono più permessi accordi esclusiva, se non in casi specifici riguardanti l’ambito musei, biblioteche, archivi. Infine i dati dovrebbe essere resi disponibili in formato leggibile (machine-readable).

©Futuro Europa®

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