Europee, una lista allo sbaraglio

Negli ultimi tempi, la sinistra radicale italiana ha fatto una notevole pubblicità al greco Alexis Tsipras, leader di Syriza, per motivi che con le europee e l’Europa non hanno molto a che vedere. Al partito di Vendola ed ai suoi alleati interessa soprattutto contarsi, in vista delle elezioni politiche in cui l’Italicum obbligherà Sel ad allearsi con il PD di Renzi, contro il quale sarà fatta la campagna elettorale per le europee. L’intento è quello di sottrarre voti all’ala sinistra del PD scontenta di Matteo Renzi, in modo da sopravvivere. La parola d’ordine è: “Renzi è uguale a Berlusconi”. Per questo superare l’asticella del 4 per cento diventa una ragione di vita, in modo da tentare di avere seggi in Europa e farli valere soprattutto in Italia.

Nichi Vendola enfatizza: “C’e’ una buona notizia oggi sulla scena, a volte angosciante, della politica italiana e della politica europea. Un’ alternativa c’è e si chiama Alexis Tsipras e la lista L’Altra Europa con Tsipras”;  il presidente di SEL lo ha dichiarato addirittura con un video che appare sul sito web del partito per il lancio della raccolta firme necessarie alla presentazione della lista. La lista di Tsipras, tuttavia, è destinata ad un futuro davvero incerto. Secondo i sondaggi, vale non più del 3,8 per cento e, essendosi unito alla lista il simbolo di Sel, il rischio di perdere consensi al momento del voto appare piuttosto elevato.

L’idea iniziale di Alexis Tsipras era decisamente audace: creare in Italia una lista di sinistra da candidare alle europee, proposta dalla società civile e senza politici, che si prefiggeva l’obiettivo di andare controcorrente rispetto alla moda vigente del populismo antieuropeo e di proporre un cambiamento radicale (a modo suo) nelle istituzioni di Bruxelles. Il programma chiede infatti la fine immediata dell’austerità, un programma di ricostruzione economica finanziato dall’Europa, che Barbara Spinelli ha chiamato “piano Marshall europeo”, una banca centrale che possa monetizzare il debito e un taglio del debito pubblico per i Paesi in difficoltà.

Tra i sostenitori e i candidati vi sono alcuni nomi noti della sinistra più ideologizzata, da Stefano Rodotà al no global Luca Casarini (noto per il turbolento G8 di Genova) a Curzio Maltese, firma di Repubblica, a numerosi esponenti del movimento NoTav o no-Muos (il sistema di comunicazioni satellitari della Marina Usa in Sicilia). Hanno inoltre dato il loro sostegno alla lista il professor Luciano Canfora dell’Università di Bari, lo scrittore Ermanno Rea e l’economista Mauro Gallegati, un tempo molto ascoltato da Grillo.

Dopo un momento di entusiasmo iniziale, il comitato dei garanti si è diviso sulle candidature di Luca Casarini e di Sonia Alfano, icona della lotta antimafia. Quest’ultima ha protestato con veemenza contro la sua esclusione (pur essendo un’apprezzata europarlamentare in quota Italia dei valori, è stata ritenuta impresentabile proprio perché non nuova al ruolo), mentre l’inclusione del no global Casarini ha causato non pochi malumori. Vi è stato poi il caso di Valeria Grasso, imprenditrice siciliana, esclusa dalla lista perché avrebbe partecipato a un’iniziativa di Fratelli d’Italia. Indignata, ha dichiarato: “non mi hanno neanche avvisata”. Infine Antonia Battaglia, nota attivista di Peacelink di Taranto, ha ritirato la sua candidatura perché “incompatibile” con quella di due rappresentanti pugliesi di Sel.

Alla luce di questi eventi la direttrice del Manifesto Norma Rangeri, sconsolata, ha commentato: “mi cascano le braccia. Mi sa che dividersi è da sempre una specialità della sinistra”. Molti simpatizzanti della lista sono inoltre rimasti delusi per la sensazione che i candidati più famosi siano stati inseriti nella lista più che altro per una questione di marketing.

Nichi Vendola, il principale sostenitore della lista, da tempo ha perso smalto e non è più il leader “seducente” di qualche anno fa. Ad ogni modo, il presidente di Sel non si arrende e continua a combattere: “Se si è contro le politiche d’austerity l’unica scelta è votare per noi: tutto il resto è troika”. Sulle riforme proposte di Matteo Renzi, dice: “le riforme le voteremmo se fossero tali, queste invece sono pasticci che restringono gli spazi democratici”.

Sta di fatto, però, che cinque anni fa le formazioni della sinistra italiana radicale non sono riuscite a far eleggere propri rappresentanti a Strasburgo. E il rischio che l’impresa venga inesorabilmente bissata anche il prossimo 25 maggio è molto alto.

©Futuro Europa®

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Un Commento

  • ciao Giulia. Condivido l’iniziativa ed i contenuti. Brava.

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