La terra dei Papi

«Il 2 aprile del 2005 moriva Papa Giovanni Paolo II. Era sabato, lo ricordo bene; era malato e tanta tantissima gente pregava per lui a Piazza San Pietro, a via della Conciliazione. Le televisioni di tutto il mondo appostate come corvi, aspettavano. C’era tanto silenzio intorno a quell’uomo così speciale, così amato, così discusso. Il rispetto che si deve alla morte riempiva l’aria, lo scorrere dei grani dei rosari era impercettibile.

Poi, alle 22.03 l’annuncio: “Il Papa è tornato nella casa del Padre”. In molti si misero a piangere e tanti, tantissimi altri continuavano a guardare la finestra al terzo piano del Palazzo Apostolico che fu accesa. La campana di Piazza San Pietro suonava a morto: è uno dei segnali per annunciare al mondo la morte di un Papa. Dopo un’ora avrebbero suonato le campane di tutte le chiese di Roma. Più di 60mila fedeli riuniti in piazza San Pietro recitavano l’Eterno riposo per Giovanni Paolo II. Era emozionante, tragico: dopo tutto quel silenzio all’improvviso tutto quel frastuono.

Nessun altro papa prima di lui aveva provocato tante emozioni; sembrava fosse morto uno di famiglia, una persona cara. E lui era davvero una persona cara per noi romani e per tanti, tanti altri. E’ incredibile come fatti così tragici vanno a fermare attimi della tua vita: ricorderò per sempre dov’ero e cosa facevo quando le campane cominciarono a suonare a lutto (come ho fissato nella memoria cosa stavo facendo quando attaccarono le Torri gemelle). In macchina sul Lungotevere insieme ad un’amica, parcheggiammo e andammo a piedi verso piazza San Pietro a fare non so cosa, solo per dire mi spiace, solo per tentare di dire forse una preghiera; eravamo parte di un fiume umano, compatto, gente che si teneva per mano e camminava in silenzio, turisti un po’ spaesati, preti e suore con gli occhi lucidi.

Sono cambiate tante cose da allora; viviamo un momento storico incredibile, abbiamo due papi: l’intellettuale, raffinato pensatore Ratzinger e l’uomo per tutti, il gesuita Bergoglio, che in un solo anno è diventato popolare come il papa polacco. La Chiesa è stata travolta dalla sua apparente semplicità, dai suoi modi diretti, dall’aria bonaria e sempre sorridente. E tutti l’hanno amato immediatamente e le sue udienze sono un momento di comunione così grande che vengono fatte in piazza e non più nella Sala Nervi che non riesce ormai a contenere la folla.

A breve Giovanni Paolo II sarà santo e sarà in buona compagnia insieme a Giovanni XXIII; forse chi non è romano non sa quanto sia importante per noi abitanti della città: come dicevo, noi i papi li consideriamo di casa, senza togliere loro la sacralità della funzione, sono persone di famiglia, e gli vogliamo bene come fossero nostri nonni o zii.»

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