Il vero spessore di una leadership

In questi giorni si parla a più riprese delle questioni attinenti la riunione del Consiglio europeo al quale hanno partecipato i capi di Governo dell’Ue. Inevitabilmente, l’attenzione è stata catalizzata dal nostro premier Matteo Renzi. Lasciando da parte la questione dei sorrisini ironici di Van Rompuy e Barroso, c’è un problema di fondo che va affrontato con coraggio e fermezza: va instaurato un rapporto organico tra i Paesi del Sud Europa per individuare proposte concrete per la crescita dell’intero Vecchio Continente esercitando anche, se necessario, quel diritto di veto che spetta a ognuno verso linee non condivisibili.

D’altro canto Renzi, senza un’adeguata copertura europea, malgrado i suoi proclami e la buona volontà di realizzarli, non sarà in grado di farlo, così come non lo sono stati Monti e Letta prima. I mercati, la finanza, i poteri forti, possono essere battuti solo con l’autorevolezza della politica. E l’Europa può essere l’unica vera garanzia per questa autorevolezza solo se resta realmente coesa.

Il Sud Europa è rappresentato peraltro da Paesi come la Spagna, la Francia, l’Italia e la Grecia, che affacciando sul Mediterraneo hanno il dovere e l’interesse di promuovere politiche unitarie, di scambi commerciali e culturali con il continente africano. Politiche finora inesistenti o esercitate, a volte, da singoli governi con interessi nazionali egoistici.

L’Europa sinora ha guardato soltanto a Est, con vantaggi esclusivi per il Centro Nord. Certo, la vicenda della Russia in Crimea rafforza questa linea, ma continuare a dimenticare i nostri dirimpettai sul Mediterraneo è un errore strategico imperdonabile per le opportunità che offre e che non sono mai state colte in pieno.

Ci auguriamo che la presidenza italiana del secondo semestre del 2014 sia in grado di fare molto più di quanto non sia stato realizzato da quella greca per quella mancanza di autorevolezza dovuta alla situazione disastrata di Atene. Noi abbiamo condizioni certamente diverse, non siamo affatto in ginocchio, pur avendo problemi sociali non indifferenti. Potremo dunque alzare la voce quando sarà giusto e necessario.

In quest’ottica continuiamo a sollecitare tutti i Popolari italiani che si riconoscono nel PPE a percorrere una strada univoca senza artificiose articolazioni che non hanno senso se non in un microscopico interesse partitico di natura elettorale.

La composizione del prossimo Parlamento di Strasburgo risentirà inevitabilmente della presenza di numerosi eurodeputati populisti e anti-europei. Per non correre il rischio di un’implosione del Vecchio Continente sarà necessaria un’alleanza tra il partito Socialista europeo (PSE) e il Partito Popolare Europeo (PPE). Essere assenti completamente, o presenti in modo insignificante in quest’ultima aggregazione, non agevolerà la tutela dei nostri legittimi interessi. Alfano deve compiere, accogliendo le sollecitazioni che arrivano anche dalla società civile a noi vicina, un atto di responsabilità e generosità con Cesa e Mauro nell’interesse superiore dell’Italia. E’ su questo atteggiamento che si misura lo spessore di una vera leadership.

©Futuro Europa®

Potito Salatto 
 

[NdR – L’autore dell’articolo è eurodeputato del PPE e vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo]

 

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