Il kazako che mi hai dato tu…

«…purtroppo non contiene nessuna virtù! Mi viene in mente questa canzone insulsa ritoccata per l’occasione perché tutta la vicenda è una vicenda di insulsi. Intanto, come spesso succede nella nostra Italia, la realtà supera la fantasia: se Totò fosse vissuto ai giorni d’oggi sarebbe stato come minimo Presidente del Consiglio.

La grande tradizione greca della commedia e della tragedia è stata ripresa e riprodotta alla grande in questi giorni da noi. Il risultato che ne è scaturito è questo, almeno ai miei occhi miei e quindi ne do la mia versione qualunquista.

Intanto l’atmosfera: evoca antichi film dove tutti fumano e alcuni fumano di più, tutti bevono e alcuni bevono di più. Poi, immaginazione a mille, l’ambasciatore arriva su una macchina bulgara tutta nera; scende insieme a due brutti ceffi; uno è kazako, l’altro è kazzaro, ma vanno d’accordo e sono armati fino ai denti. Entrano nell’ufficio del capo della segreteria del capo di gabinetto pubblico e dicono “chill’è malamente”. Ho dimenticato di dire che il dialetto kazako è molto simile al napoletano. “O vulimm a ccasa, tutta a famigg…”.

Signori della Corte, signor Giudice, signor Pubblico Ministero: chi mai avrebbe potuto resistere a una supplica del genere? Sicuramente il povero funzionario, davanti alla richiesta, ha fatto due cose: primo ha preso una cassetta di Mario Merola e l’ha infilata in un mangianastri di ultima fabbricazione sovietica regalatogli da Krusciov in persona e poi ha firmato l’estradizione. “Chi sarò mai io, che mi opporrò a una famiglia unita? Potrò mai separare il marito dalla moglie e la moglie dalla figlia e la figlia dal padre?” E mentre Mario cantava “…song nu poveracc… zapp a terr…” tutti se ne andarono contenti.

L’indomani, puntuale come l’alba, il primo segretario del secondo segretario dell’Ambasciata di Torre Annunziata a Roma, chiama il nostro eroe: “t’hanno fatt scem… chillu è nu babà ma il dittatore lo odia, lo vulisse accidere… si nu cretine…”. Il nostro eroe appena sveglio pensa che ormai il dado è tratto: quindi chiama “chill con gli uocc a fora” per dirgli “Io non volevo, io non sapevo, se c’ero ero distratto”.

La figura di guano fu mondiale e il finale travolgente: “in mezz a tutta quella ggente se fumarono ad Almà…”.»

© Futuro Europa

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