Cronache dai Palazzi
Campagna elettorale in arrivo o già in corso. L’approvazione della nuova Legge elettorale in Parlamento a Montecitorio sembra essere stato l’anticipo di un dibattito politico alquanto accesso che dovrebbe portare ad un nuovo governo e ad una nuova legislatura, in un futuro ormai non troppo lontano. Pareri controversi, reazioni molto accese, maggioranza soddisfatta e opposizioni pronte a ricorrere alla Consulta. In definitiva il Presidente della Repubblica promulga la nuova legge elettorale riservando alla Corte, Giudice delle leggi, il compito di rilevare eventuali elementi di incostituzionalità, non inoltrandosi quindi in un terreno (a tratti sconnesso) riservato alla Consulta.
Nell’Aula di Montecitorio sono stati 227 i voti favorevoli e 164 i voti contrari. Schivato il pericolo dei franchi tiratori la maggioranza Meloni ha incassato lo Stabilicum – o Melonellum – che prevede un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 42% dei voti; fino a 3 preferenze con obbligo dell’alternanza di genere; capilista bloccati; aumento delle firme per candidarsi; indicazione obbligatoria ma non vincolante del premier da parte di ogni coalizione. Il possibile candidato premier dovrà essere indicato non sulla scheda bensì nel programma elettorale della coalizione, depositato insieme ai simboli, sul quale programma va quindi specificata la “persona da indicare come proposta per l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri”.
Le opposizioni lamentano un “premierato surrettizio” anche se lo Stabilicum specifica che restano inalterate le prerogative del Capo dello Stato come sancito dall’articolo 92 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Da rispettare inoltre il divieto di vincolo di mandato dei parlamentari (Art. 67 Cost.).
“A chi sperava di vederci divisi, oggi rispondiamo con i fatti. Siamo uniti, compatti, determinati”, afferma Giorgia Meloni e aggiunge: “Gli italiani potranno scegliere il partito, la coalizione e il programma, il candidato premier e il parlamentare, con le preferenze, dopo oltre 30 anni. Una legge che rimette più potere nelle mani dei cittadini è una legge fatta per l’Italia”. Per le opposizioni, invece, la nuova Legge elettorale penalizza la stabilità, nonostante l’intenzione di fondo e il nome (Stabilicum), penalizza inoltre le donne e prefigura un Parlamento per la maggior parte composto da ‘nominati’ disposti sulla scheda elettorale con le preferenze. Per le opposizioni si tratta di una “Legge truffa” e rivolgendosi agli avversari, in un clima da campagna elettorale, in Aula la segretaria dem Elly Schlein afferma: “Noi siamo uniti, voi divisi”, alludendo magari alle preferenze tanto dibattute e alla fine introdotte, che Lega e Forza Italia non volevano mentre Fratelli d’Italia e Noi moderati sì. In pratica sulla scheda ogni elettorale potrà indicare fino ad un massimo di tre nomi in un elenco di sette. Le preferenze possono però definirsi tali dal secondo nome in quanto il capolista risulta bloccato. Se viene data più di una preferenza, per l’alternanza di genere l’elettore deve indicare due candidati di sesso diverso ma per quanto riguarda i capilista bloccati lo Stabilicum non definisce quote minime tra uomini e donne, un dettaglio che la Corte costituzionale potrebbe rilevare, oltre ad altri eventuali elementi di incostituzionalità.
Per quanto riguarda l’unità del cosiddetto Campo largo, unità esaltata da Elly Schlein, la compattezza della coalizione di centrosinistra è ancora tutta da verificare e, per di più, si è alla ricerca di un federatore (l’eventuale candidato/a premier) in grado di difendere un programma comune ancora tutto da scrivere.
Da Fratelli d’Italia inneggiano ad una “Terza Repubblica” e il leader pentastellato, Giuseppe Conte, individua a sua volta negli avversari una certa “ossessione per la capocrazia”. Rivolgendosi agli avversari, il dirigente di FdI Donzelli chiosa: “Gridate alla svolta autoritaria perché stabiliamo il principio che in Italia comanda chi prende un voto in più”.
Dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica la nuova Legge elettorale dovrà ora superare l’esame della Corte costituzionale che affronterà ogni aspetto controverso, in primo luogo relativamente ai capilista bloccati e all’articolo 67 della Carta costituzionale che prevede l’assenza di vincolo di mandato per i parlamentari. Secondo, l’indicazione del candidato premier, anche se non sulla scheda elettorale, in riferimento all’articolo 92 della Costituzione a proposito della prerogativa del Capo dello Stato di nominare il/la premier. Terzo, la questione delle donne in Parlamento che secondo le opposizioni sono gravemente penalizzate dalla nuova Legge elettorale; l’equilibrio di genere dei capilista appare controverso. Quarto, l’elevato numero di firme per depositare le liste. Lo sbarramento di 300 mila firme complessive da raccogliere risulta troppo elevato.
Tra i dubbi di incostituzionalità sui quali premono le opposizioni – che contano di ottenere un ‘non lascia passare’ per la nuova Legge elettorale da parte della Consulta – vi è anche la nuova composizione del Senato della Repubblica in quanto con lo Stabilicum i 35 seggi di Palazzo Madama assegnati in caso di premio scatteranno su base nazionale e non necessariamente sulla base dell’esito del voto nelle singole Regioni, come sancito dall’articolo 57 della Costituzione: “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero”.
Esiste inoltre un’altra questione che riguarda il premio di maggioranza, che secondo alcuni critici assegnerebbe troppi seggi (70 alla Camera e 35 al Senato) a coloro che ricoprono comunque una minoranza e rappresentano quindi una parte non copiosa rispetto al corpo elettorale nel suo complesso. Per evitare maggioranze troppo ampie è stato inoltre fissato un tetto per cui la coalizione che vince non può avere più di 220 seggi alla Camera (55%) e 113 al Senato (56,5%), escludendo dal conteggio gli eletti all’estero. Replicando ai critici, i sostenitori dello Stabilicum citano la sentenza dell’Italicum del 2017 per cui si dichiarava legittimo il premio al primo turno per il partito o la coalizione che ottenesse almeno il 40% dei consensi. In questo contesto, tra i dem c’è quindi chi definisce incostituzionale lo stesso impianto della nuova Legge elettorale, in quanto un premio di maggioranza ritenuto “eccessivo” riserverebbe “una posizione di dominio parlamentare” a coloro che comunque rappresentano una percentuale ridotta del corpo elettorale, insufficiente dal punto di vista democratico.
Il partito della premier difende chiaramente lo Stabilicum e non sembra temere alcun contraccolpo: “Secondo noi la legge è costituzionale poi se la Corte dovesse fare qualsiasi rilievo sarebbe un arricchimento non certo ragione di timore”, chiarisce il dirigente di FdI Giovanni Donzelli. Sulla stessa linea Forza Italia, d’accordo con Fratelli d’Italia anche sulla data delle prossime elezioni che anche per i forzisti dovrebbero svolgersi rispettando la scadenza naturale della legislatura e quindi a settembre 2027, in quanto secondo i partiti di maggioranza, compresa la Lega, non ci sono i motivi per un voto anticipato.
In definitiva si potrebbe andare alle urne o a fine legislatura, e quindi nel mese di settembre 2027, oppure nel mese di giugno come ipotizzato anche dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’attuazione del programma di governo, Giovanbattista Fazzolari, intervistato dal quotidiano Il Foglio, in quanto “darebbe agio al prossimo governo di preparare con calma la Legge di Bilancio”, mettendo così a tacere il rincaro dei carburanti, il potere dell’inflazione, la crisi economica ed energetica, le divisioni interne ai partiti di maggioranza e all’interno della stessa maggioranza. In sintesi, restituendo ai cittadini il potere di decidere chi debba governare il loro Paese.
©Futuro Europa® Riproduzione autorizzata citando la fonte. Eventuali immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione
