Cronache dai Palazzi
Ventisei nazioni di tre Continenti, 33 sport, circa 4mila atleti tra i quali 497 sono italiani, la delegazione più numerosa della competizione. La XX edizione dei Giochi del Mediterraneo (2026), ospitati dallo stadio Iacovone di Taranto, è partita: quattordici giorni di sport e di incontri da venerdì 21 agosto, giornata di inaugurazione, fino a giovedì 3 settembre. Un grande evento internazionale tra le sponde del Mediterraneo che torna in Puglia dopo Bari 1997. “Embrace the Future – Abbracciamo il Futuro” è il titolo della manifestazione, un motto che “esprime speranza. La speranza in un futuro che si vorrebbe di pace, sviluppo, tolleranza”, ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ufficialmente dato il via ai Giochi.
“Giochi simbolo della speranza di un futuro di pace”, ha ribadito il Presidente Mattarella definendo la manifestazione una “prestigiosa competizione”, elogiando gli atleti “che si sono preparati con impegno, determinazione e spirito di sacrificio” e ringraziando “tutti coloro che si sono impegnati, nei diversi ruoli, per organizzare questo importante appuntamento dello sport internazionale”. In tribuna d’onore anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ministri e cariche istituzionali tra le quali il presidente del Senato Ignazio La Russa e il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Presenti inoltre quattro Capi di Stato stranieri (Albania, Kosovo, Macedonia e Libano), due Capi di Governo (Algeria e Serbia) e i ministri dello Sport in rappresentanza di altri dieci Paesi in gara.
Gli incontri diplomatici si intrecciano con lo sport che unisce lingue e culture diverse e disegna una mappa per la diplomazia in un momento storico in cui l’area Med è attraversata da tensioni e venti di guerra. Come sottolinea il Capo dello Stato “il Mediterraneo è oggi attraversato da conflitti, violenze, crisi migratorie. L’impegno va rivolto all’obiettivo di farlo tornare a essere fonte di civiltà, luogo del dialogo e del confronto, ambito di cooperazione internazionale e di solidarietà tra i popoli. I Giochi del Mediterraneo possono diventare, come si è augurato di recente Papa Leone XIV, ‘profezia di pace e fratellanza’”.
Riferendosi inoltre agli ultimi eventi legati all’Ilva che hanno caratterizzato la città di Taranto, il presidente della Repubblica ha rivolto “un pensiero particolarmente intenso di attenzione e di vicinanza agli abitanti della storica città di Taranto, custode di un patrimonio storico, culturale, artistico di inestimabile valore, che negli ultimi tempi hanno dovuto fronteggiare drammatici aspetti di occupazione e di salute, di sviluppo economico e di qualità della vita: questi aspetti della loro condizione costituiscono un problema e, insieme, un impegno nazionale”. In definitiva, l’auspicio del Capo dello Stato è che “a partire da questi Giochi, Taranto torni ad ‘abbracciare il futuro’”.
La città di Taranto e i suoi abitanti sono chiamati ad un “impegno nazionale”, ha affermato il Capo dello Stato, e nel contempo anche Palazzo Chigi si impegna con un Tavolo sull’ex Ilva che “tornerà a riunirsi entro i primi giorni di settembre per esaminare le varie manifestazioni di interesse presentate proprio in queste settimane per il futuro assetto dell’impianto”, come spiega la premier Giorgia Meloni in una lettera inviata al prefetto di Taranto, Ernesto Liguori, tramite il quale le associazioni di categoria del territorio si sono espresse sollecitando “soluzioni straordinarie per una situazione straordinaria”.
“In parallelo, è mia intenzione convocare, sempre a Palazzo Chigi, uno specifico Tavolo per la città di Taranto, al fine di valutare le possibilità di sviluppo dell’area con investimenti imprenditoriali da affiancare all’ex Ilva. Garantisco che il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal Governo obiettivo di rilievo nazionale”, ha aggiunto la presidente del Consiglio sottolineando che “il Tavolo di confronto con i sindacati nazionali del settore, è convocato in permanenza presso la Presidenza del Consiglio, coordinato dal sottosegretario Mantovano e composto da tutti i ministri a vario titolo competenti, fin da quando si è insediato l’attuale esecutivo”.
Palazzo Chigi puntualizza inoltre che “senza escludere il confronto con le organizzazioni che operano sul territorio, al Tavolo per Taranto saranno invitati innanzitutto i vertici nazionali delle stesse (insieme, ovviamente, ai rappresentanti della Regione Puglia e degli enti locali), il che conferirà al Tavolo di lavoro il giusto peso”. L’obiettivo è “un dialogo allargato, da realizzare nella sede del governo, con il coinvolgimento più ampio e di carattere nazionale, come la situazione impone”.
La data del suddetto Tavolo non è stata ancora definita ma Palazzo Chigi ha formalizzato la manifestazione d’interesse prospettando la realizzazione di una newco e prefigurando una squadra di circa 14 imprese riunite da Federacciai. L’operazione resta comunque vincolata alla verifica della sussistenza di specifiche “condizioni indispensabili”, elementi che spetta al governo valutare, a fronte di una “disponibilità immediata” di Federacciai e alla luce di una vasta cordata di stabilimenti ex Ilva, ad eccezione degli impianti dichiarati fuori gioco dal decreto della Corte d’Appello di Milano. Da non sottovalutare inoltre la proposta di Jindal rilanciata di recente.
Come rilevato dal presidente Mattarella l’Ilva e Taranto sono “un impegno nazionale”, in funzione del quale le istituzioni sono chiamate a muoversi sinergicamente ‘costruendo ponti’ e non erigendo muri o barriere. Un auspicio ribadito dal Presidente Sergio Mattarella in occasione del Meeting di Rimini, “un appuntamento significativo” giunto alla 47esima edizione, che “rappresenta una storia e, in tempi di trasformazioni straordinarie, si propone di continuare a contribuire a costruire la storia, annodando, in coerenza, i fili della propria”, afferma il Capo dello Stato nel suo Messaggio indirizzato al Meeting, rimarcando: “Viviamo un tempo in cui si combattono guerre scellerate, crescono diseguaglianze mentre ristrettissime oligarchie accumulano poteri superiori a quelli di molti Stati sovrani. È dall’umanità delle donne e degli uomini che si possono trarre le energie per rifiutare l’omologazione, la passività, l’odio, l’avversione al diverso, allo straniero, per educare alla pace”.
“Il destino delle comunità è quello di farsi protagoniste del proprio futuro”, afferma il Capo dello Stato, e il loro obiettivo primario dovrebbe essere quello di “continuare a costruire con generosità orizzonti di umanità”. In questa prospettiva, citando “Magnifica humanitas” di Leone XIV, il presidente Mattarella auspica “un’umanità non chiusa dentro illusori muri e condannata all’egoismo, bensì aperta e sensibile alle ingiustizie e ai drammi di chi soffre, pronta a costruire ponti nuovi”.
A proposito di ‘costruire ponti’ a settembre Roma ospiterà un incontro con al centro il tema dei migranti e che riunirà i vari Paesi di primo approdo: Spagna, Grecia, Cipro e la nostra Italia. La premier Giorgia Meloni rimarca che il Patto europeo su migrazione e asilo ci tutela, e ribadisce la decisione dell’Italia di prolungare fino al 6 settembre (anziché fino al 31 agosto) la chiusura dello spazio Schengen con la Spagna in seguito agli eventi di Ceuta. “Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati”, spiega Meloni rivendicando “la fermezza” di non aver accettato “passivamente ciò che gli altri Stati ci chiedono”. La presidente del Consiglio ribadisce inoltre che “la priorità per l’Italia resta, in ogni caso, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, non decidere semplicemente come distribuire i migranti in Europa”. Il governo, a sua volta, continuerà a “lavorare per ridurre drasticamente gli arrivi irregolari”.
Il Patto Ue su migrazione e asilo introduce nello specifico un sistema di solidarietà obbligatoria e condivisa tra i 27 Stati membri; procedure di identificazione e di registrazione più rapide alle frontiere verificando dati sanitari e di sicurezza; un esame più rapido delle domande di asilo per i migranti che provengono da Paesi considerati sicuri; meccanismi obbligatori di ricollocazione dei migranti o di supporto finanziario per i Paesi di primo ingresso come l’Italia; regole più ferree per quanto riguarda il trattenimento temporaneo nei centri di frontiera ed infine procedure di rimpatrio più celeri per i migranti irregolari.
Fare chiarezza sulle norme e il quadro legislativo entrato in vigore con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo spetta al Viminale. Il ministero dell’Interno Piantedosi specifica che le nuove regole di Bruxelles “saranno valutate caso per caso” e “con spirito costruttivo, utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione dalla nuova disciplina, a partire dai meccanismi di compensazione”.
L’esame specifico caso per caso, alquanto dettagliato, rispecchia anche l’approccio tedesco con il “congelamento” degli attuali tre casi, il cui ‘scongelamento’ è vincolato a un bilaterale atteso la prossima settimana fra il ministro Piantedosi e il suo omologo tedesco. Secondo i dati del Viminale dopo la stipulazione del Patto Ue su migrazione e asilo, ossia dal 12 giugno 2026, le richieste di presa in carico sono calate drasticamente: appena 50 richieste dal 12 giugno e soltanto tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Prima del Patto Ue, invece, dal 5 dicembre 2022 al 31 dicembre 2025 sono state ben 80mila le richieste di presa in carico dei cosiddetti “dublinanti” pervenute al nostro Paese, richiedenti asilo che arrivati nell’Unione europea sono stati identificati in Italia per poi eventualmente trasferirsi in un altro Paese europeo dove presentare domanda di protezione internazionale.
Comunque, nonostante il sistema di solidarietà obbligatoria introdotto dal nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia anche l’Olanda si è aggiunta alla lista dei Paesi che annunciano di voler rispedire in Italia i cosiddetti “dublinanti”, richiedenti asilo che dopo essere giunti in Europa approdando nel nostro Paese sono in seguito emigrati in un altro Stato dell’Unione.
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