Montenegro verso UE nel 2028
Il Montenegro potrebbe diventare nel 2028 il prossimo Stato membro dell’Unione Europea, segnando il primo allargamento dal 2013, anno dell’ingresso della Croazia. Per Bruxelles non si tratterebbe soltanto di accogliere un nuovo Paese, ma di riaffermare la credibilità di una delle politiche più strategiche dell’integrazione europea: l’allargamento. Piccolo Stato affacciato sull’Adriatico, con poco più di 600 mila abitanti, il Montenegro è oggi il candidato più avanzato tra i Paesi dei Balcani occidentali. Podgorica viene considerata da molti osservatori il dossier più “maturo” sul tavolo europeo: dimensioni contenute, collocazione geopolitica chiara, adesione alla NATO e un processo negoziale ormai entrato nella fase decisiva. Lo slogan scelto dal governo montenegrino — “28 by 2028” — riassume con efficacia l’obiettivo: diventare il ventottesimo membro dell’Unione entro il 2028.
Per comprendere il significato di questo traguardo bisogna tornare al 2006, quando il Montenegro ottenne l’indipendenza dalla Serbia attraverso un referendum che sancì la nascita del giovane Stato balcanico. Due anni dopo arrivò la richiesta formale di adesione all’Unione Europea; nel 2010 il Paese ottenne lo status di candidato ufficiale e nel 2012 iniziarono i negoziati. Per anni il percorso è stato lento. Il Montenegro appariva sospeso in una condizione ambigua: abbastanza avanzato da distinguersi rispetto ad altri candidati regionali, ma non ancora sufficientemente solido sul piano istituzionale per completare l’adesione.
L’accelerazione è arrivata negli ultimi anni. Tra il 2025 e il 2027, i negoziati hanno registrato progressi significativi, con la chiusura di numerosi capitoli relativi a libera circolazione, tutela dei consumatori, controllo finanziario, concorrenza e reti transeuropee. Bruxelles ha riconosciuto il miglioramento del Paese nell’allineamento all’acquis communautaire, l’insieme delle norme che regolano l’ordinamento europeo. L’eventuale ingresso del Montenegro avrebbe un peso politico ben superiore alle sue dimensioni economiche o demografiche.
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha compreso che i Balcani occidentali non possono restare in una zona grigia geopolitica. La guerra in Ucraina ha reso ancora più evidente la necessità di consolidare la presenza europea nelle aree strategiche del continente, limitando l’influenza di attori esterni come Russia e Cina. In questo contesto, il Montenegro rappresenta un partner particolarmente interessante. È membro della NATO dal 2017, sostiene apertamente la linea euro-atlantica e non presenta ambiguità sulla politica estera europea. Inoltre, utilizza già l’euro dal 2002, sebbene tramite adozione unilaterale. Tutti questi fattori fanno del Montenegro un candidato relativamente “facile” da integrare rispetto ad altri Paesi dell’area. L’adesione invierebbe anche un messaggio forte agli altri candidati — Albania, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord — dimostrando che il percorso europeo, pur lungo e complesso, produce risultati concreti.
Sul piano economico, l’adesione all’UE aprirebbe nuove prospettive di crescita per il Montenegro. L’accesso pieno al mercato unico significherebbe libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali; maggiore attrattività per investitori esteri; accesso ai fondi strutturali europei; standard più elevati per consumatori, imprese e lavoratori. I settori che potrebbero beneficiare maggiormente sono turismo, energia, infrastrutture e digitalizzazione. Il turismo, già motore fondamentale dell’economia montenegrina, potrebbe conoscere un’ulteriore espansione grazie alla maggiore stabilità normativa e alla crescita degli investimenti. Anche il settore energetico è strategico: il Paese dispone di importanti risorse idroelettriche e di un notevole potenziale nel solare, elementi che lo rendono interessante nel quadro della transizione verde europea.
Nonostante i progressi, il percorso verso Bruxelles non è privo di ostacoli. I nodi principali restano quelli tradizionalmente più sensibili nei negoziati di adesione lotta alla corruzione; contrasto alla criminalità organizzata; indipendenza della magistratura; rafforzamento dello Stato di diritto. I capitoli 23 e 24, dedicati proprio a giustizia, libertà e sicurezza, restano i più delicati. L’Unione Europea ha chiarito che l’ingresso nel 2028 dipenderà non tanto dalle riforme approvate formalmente, quanto dalla loro effettiva applicazione. Esiste poi una fragilità politica interna. Negli ultimi anni il Montenegro ha attraversato crisi di governo e forti tensioni tra diverse forze politiche, rallentando in alcuni momenti il processo riformatore.
Un dato particolarmente significativo riguarda il consenso popolare verso l’UE, dopo anni di entusiasmo, il sostegno all’adesione è diminuito, segno di una crescente disillusione di parte della società montenegrina. Questo elemento potrebbe influenzare la stabilità del percorso europeo. Non tutte le resistenze arrivano da Podgorica, anche dentro l’Unione esistono posizioni prudenti sull’allargamento. Alcuni Paesi membri, in particolare nel Nord Europa, guardano con cautela a nuovi ingressi in questa fase storica segnata da riarmo, sicurezza energetica e tensioni geopolitiche, una parte delle cancellerie teme che ulteriori allargamenti possano complicare la governance dell’Unione.
Eppure, il Montenegro potrebbe diventare proprio il caso simbolico capace di riattivare il processo di espansione europea. Il primo ministro montenegrino Milojko Spajić ha definito l’adesione una “vittoria comune”, sostenendo che il successo del Montenegro rappresenterebbe un successo dell’intera Europa. Se il calendario verrà rispettato, il 2028 potrebbe diventare una data altamente simbolica e l’ingresso del Montenegro non trasformerebbe radicalmente l’equilibrio economico dell’Unione, ma avrebbe un enorme valore politico: dimostrerebbe che il progetto europeo mantiene ancora una capacità concreta di attrazione e trasformazione.
L’allargamento è stato uno degli strumenti più efficaci con cui l’Europa ha esportato stabilità, riforme e sviluppo. Per questo il Montenegro rappresenta molto più di un semplice nuovo membro. È un test sulla volontà dell’Unione di continuare a costruire il proprio futuro attraverso l’integrazione. La strada non è ancora conclusa. Restano riforme da consolidare, veti da evitare e resistenze da superare. Ma per la prima volta dopo molti anni, l’ipotesi di un nuovo ingresso nell’Unione Europea non appare più soltanto come un obiettivo diplomatico, ma appare come una possibilità concreta, e per il Montenegro, dopo quasi due decenni di attesa, l’Europa non sembra mai essere stata così vicina.
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