Italia delle Regioni
Il Mezzogiorno non è più un problema da affrontare, ma una grande opportunità per la crescita del Paese e dell’Europa”. Lo ha affermato Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci intervenendo all’assemblea nazionale della CGIL Una e indivisibile. L’Italia riparte dal Mezzogiorno, che si è svolta giovedì scorso a Roma. Al centro del confronto i temi del lavoro di qualità, dello sviluppo sostenibile, dei diritti e della giustizia sociale con l’obiettivo di rilanciare la questione meridionale come questione nazionale e riportarla al centro del dibattito pubblico e dell’azione politico-sindacale.
Nel suo intervento Manfredi ha sottolineato come il dibattito sul Sud debba uscire definitivamente da logiche assistenzialistiche e guardare invece alle nuove prospettive economiche e geopolitiche. “Oggi i territori europei che crescono di più sono il Sud Italia, il Portogallo e la Grecia. Il baricentro dello sviluppo si sta spostando verso il Mediterraneo e questa è una realtà confermata dai dati economici”.
Per il presidente dell’Anci la sfida principale è costruire politiche capaci di trasformare il potenziale del Mezzogiorno in crescita stabile e occupazione qualificata. “Il problema dell’Italia – ha spiegato – oggi non è l’austerità ma la crescita e per far crescere il Paese bisogna far crescere il Sud” evidenziando la necessità di superare la contrapposizione tra questione meridionale e settentrionale.
Al centro dell’intervento anche il ruolo strategico delle città e delle amministrazioni locali. “I veri motori dello sviluppo sono le città, luoghi dove si produce innovazione, capitale sociale e crescita economica. I sindaci e gli amministratori del Mezzogiorno stanno dimostrando capacità e visione moderna”.
Ma bisogna affrontare delle priorità fondamentali per la crescita e lo sviluppo secondo il presidente dell’Anci come: investimenti nelle infrastrutture materiali e digitali, alta velocità, servizi sociali, trasporti per le aree interne, politiche energetiche che garantiscano benefici concreti ai territori e soprattutto valorizzazione del capitale umano. “Il Sud dispone oggi di Università competitive e internazionali, capaci di attrarre investimenti e creare innovazione. Dobbiamo fare in modo che i giovani formati nel Mezzogiorno possano restare e lavorare nei loro territori”.
Infine, Manfredi ha ribadito la necessità di “un nuovo patto nazionale tra istituzioni, imprese e sindacato” per costruire una strategia di sviluppo condivisa. “Esiste un’unica Italia che deve crescere insieme. Il futuro dell’Europa si giocherà nel Mediterraneo e il Mezzogiorno può esserne protagonista. Il Paese ha bisogno di modernizzazione e di riforme condivise – ha concluso – che guardino all’interesse collettivo e non al passato. Il Mezzogiorno di oggi è fatto di persone che lavorano, innovano e vogliono dare il proprio contributo alla crescita dell’Italia”.
Anci ha recentemente partecipato alla terza edizione di “Impossibile 2026”, la Biennale sull’infanzia e l’adolescenza promossa da Save the Children in collaborazione con Anci, in corso a Roma presso la Casa dell’Architettura.
Così Elena Carnevali, sindaca di Bergamo e delegata Anci a Istruzione, Politiche educative ed Edilizia scolastica: “Le periferie non sono soltanto luoghi di fragilità. Sono spazi di energie, comunità e opportunità. Ma è proprio lì che si misura la capacità delle istituzioni di garantire pari diritti, servizi adeguati e futuro a bambini e bambine e adolescenti”. Nel corso dell’intervento, Carnevali ha richiamato il ruolo strategico dei Comuni nel contrasto alla povertà educativa e alle disuguaglianze territoriali, sottolineando come le amministrazioni locali rappresentino il primo presidio istituzionale di prossimità sui territori.
“I Comuni – ha evidenziato – sono ogni giorno a contatto con i bisogni delle famiglie, con le fragilità educative e sociali e con la necessità di costruire percorsi concreti di inclusione e opportunità. È nei territori che si può trasformare la deprivazione in sviluppo”. Nel Paese esistono quasi 160 aree di disagio socioeconomico urbano – ha osservato – e non solo nel Mezzogiorno: anche nelle città del Nord ci sono aree segnate da profonde vulnerabilità sociali, educative e lavorative”.
Al centro dell’intervento della delegata Anci il tema dell’infanzia come leva decisiva per garantire il benessere e lo sviluppo della persona sereno. Per Carnevali i primi mille giorni di vita rappresentano una fase cruciale per garantire pari opportunità e costruire percorsi di crescita educativa e sociale.
“Quando realizziamo nuovi asili nido – ha affermato – non costruiamo semplicemente muri o servizi. Costruiamo opportunità educative, relazionali e sociali che consentono ai bambini e alle bambine di sentirsi parte di una comunità e di essere riconosciuti come soggetti portatori di diritti”.
“Rigenerare non significa solo riqualificare spazi fisici. Significa creare luoghi generativi, capaci di diventare punti di riferimento permanenti per bambini e bambine, ragazzi, ragazze e famiglie”, ha spiegato Carnevali, evidenziando la preoccupazione dei Comuni per la fase successiva alla conclusione delle risorse straordinarie del Pnrr e la necessità di non disperdere il metodo, gli investimenti e la capacità progettuale costruiti in questi anni.
Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi del disagio giovanile e della dispersione scolastica. Per Anci i servizi educativi e la scuola restano il principale presidio educativo e formativo, ma servono reti territoriali più forti e investimenti strutturali in servizi, spazi aggregativi e comunità educanti. “Dobbiamo riempire i tempi vuoti con opportunità educative, culturali, sportive e sociali: è così che si costruisce appartenenza, si previene il disagio e si esprimono i diversi talenti dei giovani. Per questo – ha sottolineato – servono scuole aperte e spazi accessibili anche oltre l’orario scolastico, soprattutto nei territori dove il tempo pieno è ancora insufficiente”.
Nel passaggio conclusivo del suo intervento, la sindaca di Bergamo ha collegato infanzia e denatalità: senza servizi adeguati, certezze e sostegno alle famiglie, anche il desiderio di genitorialità rischia di indebolirsi. “Investire nell’infanzia significa investire nel futuro del Paese. Servono politiche continuative, risorse stabili e una strategia condivisa che metta davvero al centro bambini e bambine, adolescenti e famiglie”, ha concluso.
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