Europa

EDIP, Piano industriale UE per la difesa

A novembre scorso, l’Europarlamento ha approvato in via definitiva (con 457 voti favorevoli, 148 voti contrari e 33 astensioni) il regolamento, già concordato in via informale con il Consiglio, che istituisce il primo Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP) che punta a rafforzare la base tecnologica e industriale della difesa in Europa e a potenziarne le capacità di difesa. Durante i negoziati con il Consiglio, i deputati sono riusciti a ottenere più fondi per il bilancio del programma grazie a contributi aggiuntivi provenienti dallo Strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (SAFE). Inoltre, il programma EDIP consentirà agli Stati membri di sfruttare appieno il potenziale del dispositivo per la ripresa e la resilienza grazie alla possibilità di reindirizzare e riassegnare i fondi non spesi del dispositivo a favore di progetti inclusi nel programma.

L’Unione Europea ha avviato una delle più ambiziose trasformazioni industriali della sua storia recente, il rafforzamento della difesa comune attraverso l’EDIP, acronimo di European Defence Industry Programme. Si tratta del nuovo programma europeo pensato per consolidare la capacità produttiva militare del continente, aumentare l’autonomia strategica dell’UE e coordinare gli investimenti nel settore della difesa. Degli 1,5 miliardi di EUR destinati al programma EDIP, 300 milioni saranno stanziati a favore dello strumento di sostegno per l’Ucraina. I colegislatori hanno anche trovato un’intesa sulla creazione di un fondo per accelerare la trasformazione delle catene di approvvigionamento della difesa (lo strumento FAST), al quale andranno indicativamente almeno 150 milioni di EUR attraverso contributi finanziari supplementari. Anche se la cifra appare relativamente limitata rispetto ai bilanci militari nazionali, l’EDIP rappresenta soprattutto un cambio di paradigma: per la prima volta l’UE interviene direttamente come attore industriale nel settore della difesa. Alcuni osservatori europei ipotizzano che il programma possa evolvere, nel prossimo quadro finanziario europeo, verso investimenti molto più consistenti, superiori ai 100 miliardi di euro.

L’EDIP è il braccio operativo e legislativo della più ampia EDIS (European Defence Industrial Strategy). Se quest’ultima traccia la visione politica a lungo termine, l’EDIP fornisce gli strumenti pratici, giuridici e finanziari per realizzarla. L’obiettivo di fondo è superare una vulnerabilità storica dell’Europa: la frammentazione della spesa e della produzione. Per decenni, gli Stati membri hanno acquistato armamenti in modo isolato, spesso guardando fuori dai confini continentali (principalmente verso gli Stati Uniti). L’EDIP punta a invertire questa tendenza, incentivando i governi a fare squadra. L’obiettivo principale è rafforzare la cosiddetta EDTIB (European Defence Technological and Industrial Base), cioè l’insieme delle aziende, delle tecnologie e delle catene produttive europee nel settore militare.

Il programma prevede l’aumento della produzione di armamenti e munizioni; il sostegno agli acquisti congiunti tra Stati membri; la riduzione della dipendenza da fornitori extra-UE; l’accelerazione dei tempi di produzione; una maggiore integrazione industriale europea; il supporto diretto all’industria bellica ucraina. Uno degli aspetti più discussi dell’EDIP riguarda il principio del “Buy European”, cioè la volontà di favorire prodotti e componenti realizzati all’interno dell’Unione Europea. Le istituzioni europee puntano infatti a incrementare la quota di componentistica europea nei sistemi militari finanziati dall’UE. In diverse bozze negoziali si è parlato di un obiettivo minimo del 65% di contenuto europeo. La questione è strategica perché molti sistemi d’arma europei utilizzano componenti americani soggetti alle restrizioni ITAR degli Stati Uniti, che possono limitare esportazioni o utilizzi operativi. Uno dei problemi storici dell’Europa è la frammentazione industriale. I Paesi europei producono numerosi sistemi differenti tra loro, spesso incompatibili e molto costosi da mantenere.

L’EDIP mira quindi a incentivare programmi comuni di armamento; standard condivisi; piattaforme interoperabili; acquisti coordinati tra governi europei; con l’obiettivo è creare economie di scala simili a quelle degli Stati Uniti, evitando duplicazioni e dispersioni di risorse. Ma sono evidenti i limiti insiti nel programma, dato che il budget è ancora ridotto rispetto alle esigenze reali; gli Stati membri mantengono forti interessi nazionali come la Francia, che sostiene regole molto rigide per privilegiare l’industria europea; paesi come Polonia e Paesi Bassi chiedono maggiore flessibilità; permane la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti; manca ancora una vera politica estera e militare unitaria europea.

La costruzione di un’autonomia strategica europea richiederà decenni, soprattutto nei settori più avanzati come missili, elettronica militare, intelligenza artificiale e difesa spaziale. Nonostante le difficoltà, l’EDIP rappresenta una svolta storica. Per la prima volta l’Unione Europea non si limita a coordinare politiche economiche o commerciali, ma tenta di costruire una vera capacità industriale strategica comune nel settore della difesa. L’idea di fondo è che sicurezza, tecnologia e industria siano ormai inseparabili. In un mondo caratterizzato da competizione geopolitica crescente, Bruxelles punta a trasformare la difesa da semplice somma di eserciti nazionali a sistema industriale integrato europeo. L’EDIP potrebbe quindi diventare il primo passo verso una futura “Unione europea della difesa”, capace non solo di finanziare armamenti, ma anche di definire una strategia comune di sicurezza e autonomia geopolitica.

Marie-Agnes Strack-Zimmermann (Renew, Germania), presidente della commissione per la sicurezza e la difesa, ha dichiarato: “Il Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP) segna un passo importante verso un approccio più efficiente, più rapido e autenticamente europeo agli appalti nel settore della difesa e al rafforzamento delle capacità di difesa europee. È concepito per avere un impatto duraturo, fungendo da punto di riferimento per le iniziative future e plasmando il modo in cui la cooperazione europea nella produzione della difesa sarà organizzata oltre il 2027“.

François-Xavier Bellamy (PPE, Francia), correlatore della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, ha dichiarato: “Questo programma rappresenta un importante passo avanti per la sicurezza del continente europeo e per lo sviluppo della nostra industria della difesa. Dopo decenni di pericolose dipendenze che hanno messo a rischio la sovranità delle nostre democrazie e la protezione dei nostri Paesi, il programma EDIP invertirà la dipendenza dalle importazioni che ha prevalso in Europa. Rafforzerà in modo concreto la nostra base industriale, consentendoci di garantire autonomamente che le nostre forze armate dispongano dei mezzi necessari per svolgere il loro mandato“.

Raphaël Glucksmann (S&D, Francia), correlatore della commissione per la sicurezza e la difesa, ha dichiarato: “L’EDIP è il primo strumento dell’UE in materia di difesa che sia veramente europeo. Di fronte alla guerra su vasta scala della Russia contro il nostro vicinato e ai ripetuti attacchi contro i nostri stessi Paesi, dobbiamo rafforzare i nostri sistemi di difesa comuni e incrementare collettivamente le nostre capacità di difesa. L’EDIP ci consentirà di costruire un’Europa più resiliente e sovrana, attraverso investimenti congiunti, appalti comuni dal settore tecnologico e industriale europeo della difesa, e un’ulteriore integrazione delle industrie della difesa ucraine ed europee. Questo è essenziale per garantire che possiamo proteggere le nostre democrazie in modo efficace e autonomo“.

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