Cultura

Rossella Menegazzo: Graphic Japan. Da Hokusai al Manga

Bologna ospita al Museo Civico Archeologico fino al 6 aprile Graphic Japan. Da Hokusai al Manga, una grande mostra dedicata all’evoluzione della grafica giapponese dal periodo Edo ai giorni nostri. Curata da Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza e promossa da MondoMostre con il Museo Civico Archeologico, l’esposizione presenta oltre 250 opere tra stampe, libri, manifesti, katagami e oggetti d’arte. Abbiamo intervistato Rossella Menegazzo.

Qual è stato l’elemento cardine che vi ha guidato nella selezione delle oltre 250 opere per tracciare questo percorso lungo secoli?

Punto di partenza nella proposta di questo percorso è stato il desiderio di provare a mostrare da dove nasce la potenza visuale della produzione artistica giapponese che continua nel tempo ad affascinare il mondo. Per farlo sono stati individuati tre macro-momenti di cambiamento e sviluppo dell’arte grafica giapponese: a partire dalle stampe ukiyo-e di epoca Edo per arrivare alla trasformazione della tecnica a stampa da matrice in legno in design a servizio della produzione artigianale, fino alla sintesi più contemporanea dal dopoguerra nei poster dei grandi designer e nelle pagine dei manga. 

Motivazione e Obiettivo: Qual è il messaggio principale o la consapevolezza che sperate il pubblico porti con sé dopo aver visitato l’esposizione? 

Il percorso evidenzia l’intimo dialogo tra pittura, calligrafia, artigianato, graphic design, moda. Il pubblico lo può recepire attraverso il colore, i soggetti proposti che vengono tramandati, sintetizzati e trasformati nel tempo attraverso diverse tecniche, nuovi linguaggi, nuovi formati, sempre in equilibrio tra ripetizione di elementi simbolici fissi e composizioni e la capacità di innovarli in grandi e piccole dimensioni. E la speranza è che il pubblico possa percepire come il mondo manga contemporaneo abbia radici nei classici e non sia un fenomeno alieno, ma frutto di una evoluzione. 

Il Legame tra Tradizione e Contemporaneità: Come avete voluto evidenziare il filo conduttore tra le stampe ukiyo-e e la grafica contemporanea, in particolare i manga e gli anime? Quali elementi stilistici o tematici permangono o si trasformano?

Sono tantissimi i temi che nel tempo vengono tramandati dalla letteratura alla pittura, su rotoli e paraventi, su silografie policrome e libri stampati poi, su lacche, ventagli, ceramiche, accessori, poster e manga; ciascun artista o filone artistico ha interpretato per fini e fruitori diversi gli stessi soggetti come  combinazioni di fiori e uccelli, di luna e uccelli o animali, di pesci ed erbette, immagini di onde e acqua, vedute e volti celebri di beltà e attori, e nonostante la diversità nella trattazione permangono determinate caratteristiche nella composizione: linee asimmetriche e diagonali create tra pieni e vuoti, una profondità resa per piani sovrapposti, vedute a volo d’uccello, Così come permane una relazione fortissima tra immagine e calligrafia con un ruolo chiave della scrittura, visibile nelle stampe ukiyo-e, nei poster e nei manga più che mai.

Le Sezioni Tematiche: La mostra è articolata in quattro sezioni (Motivi di Natura, Volti e Maschere, Calligrafia e Tipografia, Giapponismo contemporaneo). Quale di queste è stata la più sfidante da allestire o curare e perché?

Sicuramente il tema della scrittura è il più complesso e affascinante al tempo stesso. Scrittura nella cultura giapponese significa calligrafia, font tipografico, caratteri cinesi pittografici e ideografici, sillabari fonetici katakana e hiragana, e alfabeto romaji; calligrafia come disciplina legata alla filosofia zen e come performance contemporanea; segni che diventano suono e disegno. Un paesaggio complesso e intrigante tra accademismo, filosofia e avanguardie, in cui significato e significante aprono strade infinite.

Opere Chiave: Se doveste scegliere un’opera del periodo Edo e una contemporanea che, a vostro avviso, incarnano perfettamente lo spirito della mostra, quali sarebbero e perché?

Sicuramente il ritratto di attore kabuki di Tanaka Ikko omaggio a Sharaku, il maestro indiscusso di ritratti ukiyo-e di attori, che riprende l’impostazione a mezzo busto (okubie) di Sharaku, diventando con la perfetta sintesi di geometrie il soggetto ripreso da Issey Miyake sulla linea di giacche kimono pleats. In questa sezione è chiaro il permanere di determinati canoni e soggetti e la loro potenza grafica tramutata in design e moda.

L’Importanza della Grafica: Perché avete scelto di focalizzarvi sulla “grafica” in senso ampio (dalle stampe ai poster, dai katagami ai manga) come chiave di lettura per la cultura visiva giapponese?

Perché nella cultura giapponese non esiste in origine divisione tra belle arti e arti applicate. questi sono concetti arrivati a fine Ottocento importati dall’Italia, dall’Europa, Così come non c’è divisione tra pittura e calligrafia indicate con uno stesso carattere. Sono due premesse che spiegano la potenza visiva grafica delle opere giapponesi e la sua capacità di trasformarsi in decorazione.

Tecniche e Materiali: Quanto è importante per la mostra evidenziare l’evoluzione delle tecniche di stampa e riproduzione, dalla xilografia dell’epoca Edo all’offset e al digitale contemporaneo? Ci sono sezioni dedicate a questi aspetti?

I materiali non sono divisi cronologicamente ma affiancati l’uno all’altro per evidenziare comunanze e diversità sia tematiche sia tecniche. Vedere nella sezione dedicata al soggetto dei pesci le composizioni ukiyo-e di Hiroshige accanto a quelle più naturalistiche che guardano all’Occidente degli artisti Meiji, e accanto a una serie di poster in cui i grafici hanno interpretato lo stesso soggetto tramite disegno, geometrie, fotografia, digitale, stampe serigrafiche fluo penso sia un’esperienza emozionante e che spacca la consapevolezza del pubblico.

Il Ruolo dei Katagami: Nella mostra sono presenti anche i katagami (mascherine per tessuti). Quale ruolo ricoprono nel racconto dell’evoluzione grafica e del design giapponese?

I katagami sono mascherine stencil di carta intagliate e rese impermeabili attraverso l’applicazione di succo di cachi. Sono intagliati in modo talmente sottile da lasciare sottili fili di carta intatti come ragnatele, mentre i motivi che venivano riportati con la tintura sui tessuti riprendono gli stessi modelli decorativi proposti prima in pittura e poi nei libri a silografia di epoca Meiji per gli artigiani. Sono un oggetto che fonde arte e artigianato, usati per la stampa su tessuto diventano infatti oggetto di collezione e la loro bellezza intermedia tra i due mondi di arte e artigianato lascia stupefatti.

L’Influenza Occidentale (e viceversa): La sezione sul Giapponismo contemporaneo fa pensare a una contaminazione. In che modo il contatto con l’Occidente ha influenzato la grafica giapponese nel XX secolo e in che misura, oggi, l’immaginario grafico giapponese influenza quello globale?

La sezione sul giapponismo evidenzia come la cartellonista italiana di inizio Novecento, il nostro Liberty e l’art deco, siano stati fortemente influenzati dalle forme, dai colori, dalle composizioni giapponesi fino a citare direttamente soggetti appartenenti alla tradizione grafica e artistica giapponese. Poco importa lo scopo del cartellone, le figure femminili piatte e definite si rifanno alle rappresentazioni delle stampe ukiyo-e, così come alcune composizioni di paesaggio con elementi in primissimo piano e altri piccoli lasciati in secondo piano per definire una prospettiva esagerata, o l’adozione di vedute a volo uccello, ripetono il formato delle vedute celebri di Hiroshige. Fiori e uccelli come l’iris e la gru, ma anche i fantasmi tratti dai manga di Hokusai sono citazioni ricorrenti. Il tutto è però vicendevole, e si può dire che le linee naturalistiche e morbide dell’art deco e nouveau europee abbiano influenzato la grafica giapponese del XX secolo fondendosi con le campiture piatte e decorative della scuola Rinpa, i cui risultati sono visibili nelle pagine dei volumi di motivi e modelli per tessuti e oggetti d’artigianato di epoca Meiji, identificando il passaggio da arte e grafica, a design. È evidente che le peculiarità grafiche giapponesi hanno continuato nei secoli ad affascinare l’Europa e l’Occidente in genere, ma è vero anche il contrario ossia che il Giappone è sempre stato un bacino che ha saputo accogliere stimoli da ogni cultura.

La Scelta di Bologna: Dopo il successo della mostra su Hokusai e Hiroshige, cosa rende Bologna la sede ideale per ospitare un nuovo approfondimento sulla creatività grafica nipponica

Questa mostra è l’ideale sviluppo della mostra del 2018 che metteva a confronto le stampe dei due grandi maestri paesaggisti Hiroshige e Hokusai. È un percorso che porta quel mondo dell’ukiyo-e fuori dal suo tempo mostrando come abbia rappresentato le basi per tutti gli sviluppi grafici successivi e come viva nel contemporaneo.

Il Pubblico Italiano: Come percepite l’interesse e la conoscenza del pubblico italiano, in particolare i giovani appassionati di manga e anime, verso la tradizione più antica che ha dato origine a questo fenomeno?

C’è un enorme entusiasmo e una passione quasi inspiegabile intorno alla cultura giapponese in generale, in mostra la bellezza del pubblico è che copre tutte le età, bambini ragazzi adulti anziani, ciascuno trova una parte di mondo visivo che gli/le appartiene scoprendo legami tra passato e futuro che fino ad ora non erano mai stati messi in evidenza. I manga hanno spalancato le porte alla conoscenza di tanti aspetti, i ragazzi che li leggono conoscono molte cose che noi adulti nella nostra giovinezza non conoscevamo, per cui andare in profondità risulta più ovvio e forse anche più facile.

I prestiti e le collaborazioni: Le opere in mostra provengono da importanti istituzioni italiane e giapponesi, tra cui il Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova e la Dai Nippon Foundation for Cultural Promotion, è l’occasione per fare conoscere questi enti al grande pubblico? 

Le due più importanti collezioni di fine Ottocento, quella del Chiossone e quella del Museo d’arte orientale di Venezia sono tra i prestatori italiani chiave per le opere di epoca Edo di questa mostra, abbiamo capolavori in Italia che il pubblico italiano non conosce, Il fondo librario di epoca Meiji della Biblioteca civica di Varese e della Biblioteca Braidense sono altri tesori che abbiamo studiato e deciso di valorizzare in mostra. Insieme a istituzioni importantissime del contemporaneo giapponese: la Dai Nippon Printing Foundation for Cultural Promotion di Tokyo che ha coordinato e prestato i tantissimi manifesti d’arte grafica dagli anni ’50 del Novecento a oggi, gli archivi Issey Miyake che hanno prestato eccezionalmente gli abiti nati dalla collaborazione di Issei Miyake con Tanaka Ikko, la città di Wajima che ha presto le lacche nonostante la situazione ancora difficile dei laboratori colpiti dal grande terremoto, la Fondazione della scuola ikebana Sogetsu di Tokyo che ha fornito il bellissimo video sulla visita e le performance calligrafiche del caposcuola Teshigahara Sofu nel 1959 in Italia.

Il Catalogo e gli Eventi Collaterali: Oltre alla mostra, quali sono le iniziative, i laboratori o gli approfondimenti (ad esempio legati al catalogo Moebius) che arricchiscono l’esperienza del visitatore?

Ricco programma di eventi, conferenze, talk concerti con nomi importantissimi a livello internazionale: dal Giappone, il XX Caposcuola della Scuola di teatro Nō Hōshō, Kazufusa Hōshō, l’artista tessile che ha trasformato il kimono in opera d’arte contemporanea Hiroko Takahashi, Tomoko Hoashi, maestra di vestizione del kimono che vive in Italia, e poi Shinobu Kikuchi e Noriko Mikami cantanti e musiciste di musiche popolari delle regioni del Giappone. Igort, il nostro mangaka riconosciuto maestro dagli stessi giapponesi.

Prospettive Future: C’è un aspetto della grafica giapponese o una fase successiva di questa evoluzione che vorreste esplorare in futuro in un progetto espositivo?

Assolutamente! Ora che i muri della tradizione e del contemporaneo e delle discipline come modi separati sono abbattuti ho già in mente la terza puntata della trilogia, ma non la svelo ora!

Un Invito Finale: Quale invito rivolgereste al pubblico per convincerli a intraprendere questo “viaggio nella creatività” al Museo Civico Archeologico?

A parte la voglia di capire perché il Giappone ci piace così tanto, e da dove scaturisce tanta perfezione grafica credo che questa mostra regali, proprio per la perfezione di forme, la particolarità dei colori delle opere e dell’allestimento, il rinnovato senso di bellezza legato alla natura un sentimento di gioia al pubblico e solo questo vale la pena in un’epoca grigia come la nostra.

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