Inflazione in calo ma con incognite

Inflazione e tassi d’interesse: due argomenti al centro dell’attenzione dell’ultimo periodo. Si conferma il graduale rientro dell’inflazione in Eurozona e in Italia ma ci sono incertezze ed incognite per il prossimo futuro.

L’inflazione nell’Eurozona – A livello di Eurozona l’inflazione è scesa ancora a febbraio verso l’obiettivo target del 2%, posizionandosi su un 2,6% su base annua. Da evidenziare due aspetti: il primo è che Eurostat prevede che questa discesa generalizzata dei prezzi che ha coinvolto circa 20 Paesi su 27 possa continuare anche a marzo, portando l’inflazione verso il 2,4%; il secondo aspetto è che la discesa di febbraio ha riguardato anche l’inflazione “core”, ossia l’inflazione depurata dal prezzo delle fonti energetiche e dell’alimentare fresco, che è scesa oltre le previsioni al 3,1% e, secondo Eurostat, a marzo potrebbe scendere anche sotto il 3%. Da sottolineare che questo indicatore è di particolare importanza perché è un osservato speciale della BCE per quanto riguarda le decisioni di politica monetaria.

L’inflazione in Italia – Guardando l’Italia, è vero che l’inflazione a febbraio non è scesa, ma è anche vero che la nostra inflazione attorno allo 0,8%, continua a mantenersi ad un livello decisamente inferiore rispetto all’inflazione delle principali economie europee: la Francia è al 3,1%, la Germania al 2,7% e la Spagna al 2,9%. Da segnalare inoltre che finalmente la discesa di questa inflazione non è più dovuta solamente al calo dei prezzi delle fonti energetiche, ma anche al calo del cosiddetto carrello della spesa, ossia il prezzo degli alimentari e dei beni per la cura della persona, che è sceso, sempre su base annua, dal 5,1% di gennaio al 3,4% di febbraio. Questa è una notizia non banale, perché influisce direttamente sull’inflazione percepita, che condiziona poi, in ultima istanza, i comportamenti dei consumatori. Semmai, qualche preoccupazione in più viene dai dati preliminari di marzo, che se venissero confermati, sembrerebbero indicare un temporaneo risveglio dell’inflazione in Italia oltre l’1%, derivante, secondo alcuni osservatori, da comportamenti speculativi messi in essere dai grandi produttori e dalla grande distribuzione.

Le incognite – Al solito, non sono tutte rose e fiori a causa del fattore incertezza. Guardando, infatti, al quadrante mediorientale è del tutto evidente che l’attacco israeliano al consolato iraniano di Damasco potrebbe aumentare il coinvolgimento indiretto dell’Iran e questo potrebbe generare, da una parte, pressioni al rialzo sui prezzi delle fonti energetiche e dall’altro un maggior supporto agli Houthi da parte degli iraniani, che tengono sotto scacco le navi in transito nel Mar Rosso. In questo caso, l’aumento dei noli e dei costi di trasporto tenderebbe a ripercuotersi sul prezzo delle merci trasportate, rialimentando così un’inflazione che cova sotto le ceneri. La speranza è che, nonostante queste incognite, Fed e BCE non si facciano intimorire più di tanto ed avviino al più presto una progressiva riduzione dei tassi, divenuta ormai indispensabile per interi comparti produttivi.

[NdR – Fonte Teleborsa.it che si ringrazia per la collaborazione – Andrea Ferretti è docente al Master in Scienze economiche e bancarie europee LUISS Guido Carli]

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