Europarlamento, regolamentare streaming musicale

In una risoluzione non vincolante approvata con 532 voti favorevoli, 61 contrari e 33 astensioni, lo scorso 17 gennaio, i deputati del Parlamento Europeo chiedono di affrontare lo squilibrio esistente nell’assegnazione dei ricavi nel mercato dello streaming musicale, che lascia alla maggioranza degli autori, degli interpreti e degli esecutori un compenso molto basso. Le piattaforme di musica digitale e i servizi di condivisione musicale offrono attualmente accesso a fino a 100 milioni di brani, sia gratuitamente che a un costo di abbonamento mensile relativamente basso. Lo streaming rappresenta il 67 % delle entrate globali del settore musicale, con un fatturato annuo di 22,6 miliardi di dollari. Gli euro-deputati vogliono un nuovo quadro giuridico dell’UE per regolamentare il settore, settore al quale attualmente non si applicano norme comunitarie, anche se i servizi di streaming sono divenuti il principale strumento di fruizione della musica.

I “canoni di royalty pre-digitali” attualmente applicati devono essere rivisti, dicono i deputati, che criticano “i regimi di payola”, che costringono gli autori ad accettare entrate inferiori o inesistenti in cambio di una maggiore visibilità. L’intervento dell’UE è necessario per garantire la visibilità e l’accessibilità delle produzioni musicali europee, in considerazione dell’”enorme volume” di contenuti, in costante aumento, sulle piattaforme di streaming musicale, si afferma nel testo adottato. I deputati propongono anche di “riflettere sulla possibilità” di imporre misure concrete, come quote per le opere europee.

Anche l’avvento dell’IA inciderà sullo streaming musicale, indirizzando i consumatori in un senso piuttosto che in un altro, una futura legge comunitaria dovrebbe obbligare le piattaforme a rendere trasparenti gli algoritmi e gli strumenti di raccomandazione di ascolto, al fine di prevenire pratiche sleali, come la manipolazione delle cifre relative allo streaming, presumibilmente utilizzate per ridurre le entrate degli artisti. I deputati suggeriscono di introdurre un’etichetta per informare il pubblico quando le canzoni che ascoltano sono state generate dall’intelligenza artificiale e sollecitano ad affrontare la questione dei deepfake sulle piattaforme di streaming musicale (che utilizzano identità, voci e sembianze degli autori, senza il loro consenso). Le norme dovrebbero inoltre obbligare le piattaforme di streaming a identificare i titolari dei diritti, assegnando correttamente i metadati, per rendere più visibili le loro opere.

Infine, i deputati segnalano studi che indicano che i ricavi nel mercato dello streaming vanno principalmente alle principali etichette e ad alcuni artisti più popolari, mentre gli stili meno popolari e le lingue meno comuni sono proposti meno frequentemente. Nella legislazione dell’UE si dovrebbero pertanto includere indicatori specifici di diversità per valutare la gamma di generi e lingue disponibili e la presenza di autori indipendenti, mentre una strategia industriale europea per la musica dovrebbe promuovere la diversità del settore, stimolando gli attori più piccoli.

La relatrice Ibán García Del Blanco (S&D, Spagna) ha affermato: “Il Parlamento dà voce alle preoccupazioni dei creatori europei, che sono al centro del mercato dello streaming musicale. La diversità culturale, e la garanzia che gli autori siano accreditati e retribuiti equamente, è sempre stata la nostra priorità; per questo chiediamo norme che garantiscano che gli algoritmi e gli strumenti di raccomandazione utilizzati dai servizi di streaming musicale siano trasparenti e nell’uso degli strumenti di IA, ponendo al centro gli autori europei”.

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