Cronache dai Palazzi

Slitta al 18 dicembre l’approdo in Aula a Palazzo Madama della legge di Bilancio con il rischio che il via libera definitivo della manovra si concretizzi tra Natale e Capodanno. Gli emendamenti del governo arriveranno entro venerdì e solo dopo quella data la commissione Bilancio potrà avviare l’esame dei 2.600 emendamenti delle opposizioni. Le modifiche dell’esecutivo si concentreranno su quattro temi: le pensioni ma solo per quanto riguarda i medici; le risorse per i contratti di lavoro del comparto sicurezza; le compensazioni agli enti locali, che con la riforma fiscale perdono parte del gettito delle addizionali; ed infine, il finanziamento del Ponte di Messina. Non è esclusa la discussione di un piano finanziario di copertura dei costi del valore di oltre 11 miliardi.

Nel tentativo di fronteggiare vari attacchi la premier Giorgia Meloni ha sottolineato che la manovra è partita da meno 33 miliardi, 13 di maggiori interessi per il rialzo dei tassi della Bce e 20 di spesa per il Superbonus, ma che ora ne conta 28 “concentrati su poche priorità, come la Sanità”; affermazioni contestate dalle opposizioni: “Fondi record? Immorale prendere in giro i cittadini”, attacca Carlo Calenda di Azione.

Il governo ha inoltre incassato il via libera in prima lettura di Palazzo Madama per quanto riguarda il decreto Anticipi, in sostanza il piede di appoggio della manovra 2024. La Camera avrà a sua volta pochi giorni per esaminare il decreto Anticipi in quanto scade il 17 e, tra l’altro, fonti di Montecitorio hanno fatto intendere una certa insoddisfazione rispetto alla prospettiva di una Camera “passacarte” del Senato. In definitiva sul decreto Anticipi il governo ha annunciato che martedì alla Camera porrà la fiducia. Nella pratica non sono previsti emendamenti al testo che dovrebbe essere votato il 14. L’Aula di Palazzo Madama, dopo una bagarre tra maggioranza e opposizione lo ha approvato con 87 voti favorevoli, 46 contrari e nessun astenuto. Compresa qualche modifica. Tra le modifiche essenziali il rinvio al 2024 dell’ultima rata della tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, ciò che la segretaria dem Elly Schlein ha definito “un regalo di Natale”; il leader dei Cinquestelle Giuseppe Conte ha invece affermato: “Con Giorgia Meloni saldi e sconti per banche e grandi società energetiche e salasso per i cittadini alle prese con l’aumento di mutui e bollette. Dopo aver rinunciato a oltre 2 miliardi di tasse dalle banche, il presidente Meloni rinuncia a incassare almeno altri 450 milioni dagli extraprofitti dei colossi dell’energia”.

Tra le modifiche la miniproroga al 18 dicembre per il versamento delle prime due rate della Rottamazione quater, con la riammissione dei contribuenti che hanno saltato i pagamenti di ottobre e novembre. Il decreto anticipa inoltre di un mese alcune misure della manovra, come il conguaglio per la perequazione delle pensioni e l’indennità di vacanza per i dipendenti pubblici; ed ancora il rinvio della fattura elettronica per le farmacie.

L’esecutivo ha presentato gli emendamenti su sicurezza, enti locali e ricalcolo delle pensioni. Nessun taglio agli assegni di vecchiaia (cui si accede con 67 anni) per medici e operatori sanitari, per maestri d’asilo, dipendenti degli enti locali e ufficiali giudiziari. Per tali categorie, esclusi i medici e il comparto sanità per i quali sono previste tutele, resta il taglio se i lavoratori vanno in pensione anticipatamente. Per quanto riguarda il territorio, alle Regioni speciali vanno 105 milioni di euro di ristoro per la riforma fiscale, alle Regioni ordinarie 100 per il caro energia. Previsto inoltre un nuovo sistema previdenziale, l’assistenza sanitaria integrativa e la tutela legale potenziata per i lavoratori della sicurezza e del soccorso pubblico, infine, più 32 milioni annui per gli stipendi. Nel frattempo la Lega chiede di equiparare le retribuzioni dei lavoratori (ad esempio i professori del Nord) al tenore di vita del luogo in cui vivono, per cui le opposizioni intravedono la riproduzione delle “gabbie salariali”.

In sintesi le principali voci di spesa della manovra sono: 10 miliardi sono destinati al taglio del cuneo fiscale; 7,3 al rinnovo dei contratti della Pa; 4,3 alla riforma delle aliquote Irpef; 3,1 miliardi sono destinati alle imprese; 3 alla sanità; 2 per le infrastrutture e autonomie.

Sul fronte europeo l’Ecofin ha approvato la revisione del Piano di ripresa e resilienza italiano, che prevede 21,4 miliardi di euro aggiuntivi, dei quali 2,9 miliardi per il RepowerEu. La revisione dei Pnrr è stata presentata da 13 Paesi, e con il sì dell’Ecofin il via libera europeo ai Pnrr rivisti con il capitolo RepoweEu diventa definitivo. “Un altro grande risultato del governo che conferma la serietà e l’efficacia del lavoro svolto in questi mesi. Intendiamo proseguire su questa strada, nella consapevolezza che il successo del nostro Pnrr è nell’interesse della Nazione e dei cittadini”, ha dichiarato la premier Meloni.

Il Piano di ripresa e resilienza italiano, nello specifico, passerebbe da 191,5 a 194,4 miliardi da declinare su 614 obiettivi, mentre in origine erano 527. Per il RepoweEu si attestano complessivamente 11,2 miliardi di risorse mentre in principio erano 19,2 miliardi. Tuttavia diversi progetti italiani non hanno superato l’esame comunitario in quanto si è ritenuto che potessero sfiorare la scadenza del 2026. Il raggiungimento dei 28 obiettivi della quarta rata da 18,5 miliardi è inoltre tuttora sotto esame, in quanto si tratta di obiettivi relativi al primo semestre di quest’anno. Il Governo mira in ogni modo all’accredito entro il 31 dicembre.

Risulterebbe visibilmente ridotta anche la quinta rata legata alla scadenza del 31 dicembre prossimo che da 18 miliardi (per la realizzazione di 69 obiettivi) scende a 12 miliardi. Nello stesso modo la sesta rata (primo semestre 2024) scenderebbe da 11 a 10 miliardi.

Per quanto riguarda la riforma del Patto di Stabilità e crescita i diversi Paesi dell’Unione ritengono infine che sia necessaria l’unanimità. Nel contempo per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, “la riduzione del debito dev’essere graduale, realistica e sostenibile”, magari rispondendo in maniera critica ad una richiesta tedesca: i Paesi con un debito superiore al 90% del prodotto lordo lo riducano di almeno l’1,5% del Pil ogni anno. I vincoli di riduzione annua dovrebbero inoltre scattare di fatto immediatamente, non appena il Paese in questione dovesse uscire dalla procedura per deficit eccessivo. Il commissario Ue per gli Affari economici, Paolo Gentiloni, “padre” della riforma insieme al vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, ha affermato che “non abbiamo bisogno di regole di austerity” ma “di regole che consentano una graduale riduzione del debito e che lascino contemporaneamente spazio per gli investimenti”, auspicando quindi una soluzione che mantenga “l’equilibrio che era alla base della proposta della Commissione”.

A proposito della riforma del Patto di Stabilità, presso la riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, il vicepresidente Dombrovskis ha a sua volta affermato: “Ci sono ancora delle differenze tra gli Stati membri sulle regole fiscali, ma se tutti gli Stati approcciano questo processo in maniera costruttiva penso che queste differenze siano superabili”. In definitiva “con le nuove regole dovremmo evitare il rischio di complicazioni eccessive”, ha sottolineato Paolo Gentiloni stimando al 51% la buona riuscita dell’impresa.

Il Patto di Stabilità e crescita, ratificato nel 1997 dagli Stati membri dell’Ue, mira a garantire che la disciplina di bilancio dei diversi Paesi membri proceda in una linea di continuità. Nello specifico, il Patto prevede che gli Stati membri mantengano un rapporto tra spesa annuale in deficit e Pil entro il 3%, e un rapporto tra debito pubblico e Pil entro il 60%.

All’Eurogruppo il ministro Giorgetti ha ribadito che le regole di bilancio europeo dovrebbero essere “coerenti con gli obiettivi politici di transizione verde e di difesa che ci siamo dati”. Non è esclusa la transizione digitale; in questo contesto, per di più, l’Ue ha decretato nuove regole a proposito di Intelligenza Artificiale (AI): etica e sicurezza dei sistemi (AI Act).

In maniera simile ma non identica alla Francia l’Italia sostiene inoltre che per gli investimenti in tecnologia e difesa occorra un occhio di riguardo. Per il ministro Giorgetti l’impatto dei prestiti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non dovrebbe essere in sostanza nel mirino delle analisi, se il debito dell’Italia non dovesse scendere come prescritto dalle regole. Una visione non condivisa dai tedeschi ma che il nostro Paese condivide invece con francesi, spagnoli e portoghesi, ritendendo che il costo degli interessi sul debito – un fattore non proprio sotto il controllo dei singoli governi – debba essere escluso dai calcoli nel momento in cui Bruxelles giudica il deficit di uno Stato membro.

In definitiva si prevede che ogni Paese strutturi un piano di risanamento del debito tenendo conto della spesa pubblica netta, da concordare con l’esecutivo Ue alla luce dell’analisi di sostenibilità realizzata da Bruxelles. Il piano ha una durata di 4 anni ma può essere esteso a 7 in caso di investimenti e riforme.

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