Jac e la sua matita

Cocco Bill a cavallo di Trottalemme, il poliziotto Cip e il suo assistente Gallina, Zorry Kid, Pippo Pertica e Palla, Jack mandolino e il diavoletto tentatore Pop Cor, Dolly Carlomagno e il cattivissimo Zagar. E quanti ne ho dimenticati.

Avrebbe compiuto un secolo di vita il 10 marzo di quest’anno; invece, oggi ricorre l’anniversario della sua morte. Aveva settantaquattro anni Benito Franco Giuseppe Jacovitti quando ci lasciò il 3 dicembre 1997 e avrebbe potuto regalarci ancora le sue inconfondibili tavole e altre storie con i suoi incredibili personaggi.

Era ancora un ragazzino quando cominciò a disegnare sui selciati delle strade del paese. Figlio di un ferroviere, Benito entrò alla scuola d’arte di Macerata all’età di undici anni, diplomandosi all’istituto d’arte di Firenze cinque anni dopo; iniziò la sua carriera su una testata leggendaria come Il Vittorioso, pubblicazione di ispirazione cattolica che è stato, oltre che per Jacovitti, palestra e trampolino di lancio per altri grandissimi disegnatori e fumettisti italiani come Gianluigi Bonelli e Claudio Nizzi o personaggi importanti come il maestro Alberto Manzi. La collaborazione con Il Vittorioso durò fino alla chiusura della testata nel 1970.

Il tratto e lo stile di Jacovitti hanno accompagnato almeno tre generazioni di giovani e meno giovani italiani. Il suo stile, forse, potrebbe portare a definirlo un fumettista, ma sarebbe limitativo e non rende l’idea dell’importanza della sua opera.

All’inizio della sua carriera era caratterizzato da una corporatura esile che gli fece guadagnare il soprannome di “Lisca di pesce”. E proprio per questo motivo iniziò a firmare le sue tavole con quel disegno che fu forse il primo a caratterizzare le sue tavole.

Salami con le mani e serpentelli con la sigaretta in bocca sono altri elementi distintivi del suo tratto che nasce e si sviluppa principalmente su riviste per ragazzi ma che non sembrano destinate solo ad un pubblico giovanile.

Altre importanti collaborazioni le ebbe con un altro settimanale cattolico, l’Intervallo, dove uscì nel 1945 la storia “Pippo e il dittatore.” Cocco Bill e Gionni Galassia comparvero invece su Il giorno dei ragazzi. Collaborò anche con Federico Fellini.

Come tutti i più grandi disegnatori per ragazzi pubblicò anche su quella che era la testata più importante per i giovani: Il corriere dei piccoli che dal 1908 al 1995 ha raccolto tutti i personaggi del fumetto per giovani italiano e non solo. Oltre a Jacovitti vi troviamo, tra le altri, le firme di Sergio Tofano con il signor Bonaventura, Bonvi con Nick Carter, Grazia Nidasio che creò valentina Melaverde, Silver con Lupo Alberto. Inoltre, il Corrierino, come veniva chiamato, fu il primo settimanale a portare in Italia i Puffi del belga Peyo e Lucky Luke.

Jacovitti ha illustrato con il suo stile inconfondibile praticamente tutto, da Pinocchio al Kamasutra. Ma il suo nome resta indissolubilmente legato al Diario Vitt, un compagno di classe per gli studenti italiani, disegnato da lui dal 1949 al 1980, anno in cui l’editrice AVE sospese le pubblicazioni pare proprio a causa della pubblicazione da parte di Jacovitti del suo Kamasutra, di tre anni prima. L’imbarazzo per la vicenda spinse la casa editrice dell’Azione cattolica a chiudere la collaborazione col disegnatore.

È stato indubbiamente uno degli artisti più iconici dell’umorismo italiano del XX secolo. Il suo stile coniugava l’umorismo visivo con il linguaggio e con personaggi stravaganti, dialoghi brillanti e un umorismo surreale e spesso nonsense. Le sue opere spesso includevano satira sociale e politica, attraverso la quale commentava criticamente la società italiana e il mondo contemporaneo. Questo gli ha permesso di connettersi con un pubblico ampio e diversificato, che apprezzava il suo umorismo in tutte le sue sfaccettature.

Nel tratto di Jacovitti si distingue sempre il segno della matita, di un modo di disegnare e creare personaggi che, oggi, purtroppo, il computer ha sostituito dando al lettore immagini che sembrano fotocopie che si ripetono, senza la fantasia e il tocco umano che sapeva dare l’indimenticato Jac.

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